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lunedì 7 marzo 2016

Yoga del Sogno

“Il giovane Chan disse: «Maestro, questa notte Chan ha sognato di essere una farfalla. Ora Chan non sa se Chan ha sognato di essere una farfalla o se una farfalla ha sognato di essere Chan».

 

Introduzione

Lo yoga del sogno (milam), assieme allo yoga del calore interno (tummo), lo yoga del corpo illusorio (gyulu), lo yoga della chiara luce (osel), lo yoga dello stato intermedio (bardo) e lo yoga della separazione della coscienza dai veicoli (phowa), fa parte del Naro Chodrug (le "sei dottrine di Naropa"). Tali dottrine sono le più importanti tecniche e discipline meditative della scuola Kagyupa, una delle quattro principali scuole del Buddhismo Tibetano(1). Esse coincidono parzialmente con le dottrine del Bardo Thotrol.
Lo yoga del sogno ha lo scopo di prepararci alla liberazione dal ciclo delle rinascite durante lo stato intermedio(2) (bardo) nel post-mortem utilizzando:
- lo sviluppo della lucidità(3) durante il sogno, per farci comprendere che le visioni del sogno sono proiezioni della nostra mente, non hanno realtà propria, e sono solo delle apparenze;
- la consapevolezza che lo stato in cui viviamo normalmente da svegli è simile allo stato di sogno.
I sogni, come tutte le esperienze del samsàra, sono dovuti alla metafisica 'avidyà-ignoranza’, cioè la non consapevolezza della nostra vera natura, a causa della quale abbiamo creato e creiamo in continuazione il nostro karma, che poi ci portiamo dietro sotto forma di "semi" (samskàra) e di "tendenze" (vasana) che ci vincolano, e che determinano i nostri comportamenti nel mondo del divenire.
Durante il sogno, i semi karmici si manifestano alla coscienza senza i legami della mente e noi sperimentiamo passivamente le loro proiezioni; durante la veglia, attraverso i sensi colorati dalle tendenze-vasana, sperimentiamo quell'immenso "sogno" isvarico che è il mondo. I nostri sogni, pur dipendendo sempre dalle tendenze karmiche, vengono considerati effetti samsarici quando hanno origine dalle vicissitudini e dai desideri dello stato di veglia; per esempio, un’esperienza che ha particolarmente "impressionato" la nostra psiche può facilmente riemergere durante il sogno. Quando invece i sogni sorgono e dipendono dalla capacità della nostra coscienza di rimanere nello stato di testimone, essi sono considerati sogni di consapevolezza.

Pratica

Per rimanere lucidi nello stato di sogno la dottrina tibetana propone due metodi:
a) il metodo tantrico(4), che ha principalmente lo scopo di prepararci a ottenere la liberazione durante gli stati di bardo;
b) il metodo dello Dzogchen(5) o della "luce naturale", che ha per scopo la liberazione utilizzando il periodo di tempo compreso tra il momento in cui ci addormentiamo e il momento in cui la mente riprende a funzionare; poi la lucidità nel sogno si manifesta come conseguenza della liberazione.
Si riporta sinteticamente l'insegnamento di Namkhai Norbu(6):
“Nello yoga del sogno ci sono due tecniche, una preliiminare e una fondamentale. Secondo la tecnica preliminare è necessario, prima di andare a letto, interiorizzarsi, cioè ritirarsi dalla identificazione con il fisico, le emozioni e i pensieri possibilmente usando la tecnica del pratyahara(7) per poi addormentarsi con l'intenzione di ottenere la lucidità nei sogni. A letto è consigliabile dormire sul fianco destro per rendere libera la narice sinistra. Con la pratica la posizione non ha più importanza.
Dopo la pratica preliminare, abbastanza interiorizzati, prima di addormentarsi visualizzare la lettera "A" bianca e luminosa al centro del corpo percependone anche il suono. Rimanere il più a lungo possibile concentrati su questa lettera cercando di averne un'immagine molto precisa. Poi aumentare lentamente l'interiorizzazione in modo da prendere sonno più facilmente. Nell'addormentarsi è fondamentale mantenere la presenza dell

martedì 21 maggio 2013

Estratti dal libro "libro religioni del mondo" di Huston Smith


Abbiamo bisogno del coraggio come pure dell'inclinazione per consultare e trarre vantaggio dalle "tradizioni sapienzali dell'umanità".

Nel 1970 scrissi di un "mondo post-tradizionale". Oggi sono convinto che soltanto le tradizioni vive rendano possibile l'esistenza di un mondo. Robert Nelly Bellah

La terza considerazione è l'univeralità: ogni religione mescola principi universali con particolarismi locali. I primi, una volta fatti emergere e chiariti, parlano alla parte genericamente umana di noi tutti, laddove i secondi, ricche miscele di riti e leggende, non sono facilmente acessibili agli osservatori esterni.

Quando si passano al vaglio le religioni alla ricerca di queste verità, ne appare un volto diverso e più pulito. Diventano le tradizioni spaienzali del mondo. Vanno sempre più somigliando a banche dati che ospitano la più perfezionata saggezza della razza umana. Dato che questo testo si concentra proprio su queste riserve di pazienza, si sarebbe potutto anche intitolare: "Le grandi tradizoni sapienziali del mondo".

Infatti, che cosa vogliamo? E' facile dare una risposta semplice, non altrettanto fornirne una buona.

Quando però i desideri sfrenati divengono l'ambizione principale diventa impossibile soddisfarli. Questi beni, infatti, non costituiscono l'oggetto reale del proprio desiderio. E non si può avere mai abbastanza di quello che non si vuole veramnete. Nel linguaggio hindu: "Tentare di soddisfare il desiderio di richezza con il denaro è come cercare di spegnere un fuoco versandoci sopra del burro". An
che l'Occidente ne sa qualcosa. "La povertà consiste non nella diminuzione dei propri beni, ma nell'aumento della propria avidità", scrisse Platone, e Gregorio Nazianzeno, da buon teologo, avalla questa tesi aggiungendo: "Potreste anche procurarvi tutta la richezza di questo mondo, ne rimarebbe ancora latrettanta la cui mancanza vi renderebbe poveri". "Il successo è uno scopo senza un punto di sazietà", ha scritto recentemente uno psicologo, e un gruppo di sociologi che ha analizzato una città americana del Midwest ha riscontrato che "sia gli uomini d'affari che i lavoratori più umili, che sudano sette camicie per guadagnarsi lo stipendio, si tengono al passo con la assai più rapida crescita dei loro desideri individuali".

Nel lunghissimo periodo, infatti, l'induismo fa una distinzione familiare anche all'Occidente, quella tra età sul piano anagrafico, ma su quello psicologico uno potrebbe essere ancora infantile, mentre l'altro pienamento adulto. Per gli hindu la distinzione copre più vite...

Infatti, per quanto in un senso molto lato si possa contemplare una religione incentrata sul culto dell'io, la religione autentica comincia con la ricerca del senso e del significato al di là dell'egocentrismo. Essa rinuncia alle pretese finalistiche dell'ego. (...) Lo spostamento segna il primo grande passo nella religione in quanto produce la religione del dovere, che, dopo piacere e successo, n
ella prospettiva hindu rappresenta il terzo grande scopo nella vita. Il suo potere sugli individui maturi è incredibile. Innumerevoli persone hanno trasformato la volontà di ricevere in volontà di dare, la volontà di guadagnare in volontà di servire. Non per trionfare ma per fare del proprio meglio: comportarsi responsabilmente, qualsiasi sia il compito assegnato, è diventato il loro obiettivo primario.

al se umano è sottesa una riserva di essere che lo anima e che non muore mai, non si esaurisce mai e non ha limiti in termini di consapevolezza e di beatitudine. Tale centro infinito di ogni vita , questo se nascosto o Atman, non è altro che Brahman, la divinità. Fatto di corpo, personalità e Atman-Brahman, un se umano non è descritto in modo esauriente finchè non vengono messe a fuoco tutte e 3
le componenti. Se però questo è vero e davvero siamo infiniti nella nostra essenza, perchè ciò non emerge in tutta evidenza? Perchè non ci comportiamo di conseguenza? (...) La risposta, dicono gli Hindu, sta nella profondità a cui l'Eternità è sepolta, sotto la quasi impenetrabile massa di distrazioni, falsi presupposti e amor proprio istintivo che abbracciano la superficie del nostro se. Una lampada può essere coperta di polvere e sporcizia da oscurare completamente la luce che emette. Il problema che la vita pone al se dell'uomo è di purificare le scorie del proprio essere al punto he il suo centro infinito possa risplendere in piena luce.


Come ci si potrebbe sentire delusi per una sconfitta se si sperimentasse ugualmente come propria la gioia della vittoria altrui? Allo stesso modo, come potrebbe toccarci l'essere passati in una promozione, se riuscissimo a godere anche noi del successo ottenuto dal nostro rivale?

Rispetto ai bambini noi siamo maturi, ma rispetto ai santi siamo bambini.

Le upanisad parlano di una "conoscenza di Quello la cui conoscenza porta la conoscenza di tutto". Probabilmente qui "tutto" non implica un'onniscenza in senso letterale, ma con più probabilità si riferisce a un'intuizione che dischiude il senso di ogni cosa.

La parola yoga deriva dalla stessa radice dell'inglese yoke (e dall'italiano giogo), che veicola un duplice significato: Unire (accopiare) e sottoporre a un addestramento disciplinato (soggiogare, passare sotto il gioco). Nel vocabolo sanscrito sono presenti entrambe le connotazioni. Pertanto, in una definizione generale, yoga si riferisce a un metodo formativo, mirato a portare all'integrazione o all'unione.

Ciò che è peculiare all'induismo è l'attenzione che ha prestato all'identificazione dei tipi-base di personalità spirituale spirituale e alla disciplina che ha la maggiore probabilità di funzionare con ciascuna. Il risultato è il riconoscimento, che pervade tutta la religione, che sistono molteplici strade per raggiungere Dio e ciascuna richiede la propria particolare modalità di viaggio. In base
al calcolo hindu, i tipi-base di personalità spirituale ammontano a quattro. Alcune persone sono principalmente riflessive. Altre sono fondamentalmente emotive. Altre ancora sono essenzialmente attive. Infine alcuni sono inclini alla sperimentazione. Per ciascun tipo di personalità spirituale dell'induismo prescrive un tipo di yoga particolare, mirato a far tesoro del punto di forza specifico di ciascun tipo.

L'Atman (Il Dio interiore) deve traformarsi da concetto in consapevolezza. Per questo progetto viene proposta una serie di modi per riflettere. Per esempio, si può magari consigliare al discepolo di esaminare il linguaggio quotidiano e meditare sulle sue implicazioni. La parola " mio" implica sempre una distinzione tra il possessore e l'oggetto posseduto; quando parlo del mio libro o della mia giacca, non penso di essere tali cose. Ma parlo anche del mio corpo, della mia mente o della mia personalità, dimostrnado in un certo senso che mi considero separato anche da questi. Cos'è questo "sè" che possiede il mio corpo e la mia mente, ma non coincide con essi?

Il nostro termine "personalità" deriva dal latino persona, che originariamente si riferiva alla maschera indossata da un attore quando saliva sul palcoscenico per recitare, la maschera attraverso (per) cui faceva risuonare (sonare) la parte stessa. La maschera stava a indicare il ruolo, mentre dietro di essa l'attore rimaneva nascosto e anonimo, lontano dalle emozioni che rappresentava. La perfezi
one, dicono gli hindu, sta in questo, dal momento che i ruoli sono esattamente equivalenti alle nostre personalità, delle quali siamo temporaneamente investiti per quella che è la più grande delle tragicommedie, il dramma della vita, dove siamo al contempo co.autori e attori. Come una brava attrice dà il meglio di sè alla propria parte, così anche noi dovremmo recitare pienamente la nostra. Il nostro errore sta nel confondere la parte che ci è assegnata attualmente con ciò che siamo realmente. Il compito della yogini è correggere questa faòsa identificazione. Rivolgendo all'interno la propria consapevolezza, deve perforare i diversi strati della propria personalità, finchè, avendo inciso in tutti, non raggiunga l'attrice anonima, gioiosamente disinteressata che risiede al suo interno.

Tu sei colui di cui non c'è altro vedente, udente, pensante o agente.

Nasce così la storia dello yogi che, mentre sedeva in meditazione sulle rive del Gnage, vide cadere nell'acqua uno scorpione. Lo tirò fuori e ne ottene soltanto di essere punto. Lo scorpione ricadde subito nell'acqua; di nuovo lo yogi lo salvo e fu punto ancora. La sequenza si ripetè altre due volte, finchè un passante domandò allo yogi: " Perchè continui a salvare lo scorpione quando la sua sola forma di gratitudine è di pungerti?" Lo yogi rispose: "Pungere è nella natura degli scorpioni. Aiutare gli altri quando possono è nella natura degli yogi".

Le persone sono perennemente impegnate nel tentativo di impadronirsi della Realtà con le parole, ma finiscono poi per scoprire che il mistero deplora i loro discorsi e i loro balbettii sono inghiottiti dal silenzio. Il problema nonsta nel fatto che la nostra mente non è abbastanza brillante, ma è più profondo. La mente, intesa nel suo significato comune e ordinario, è il tipo di strumento sbagli
ato per quest'impresa e il risultato è quello che si otterebbe cercando di svuotare l'oceano con una rete o prendere al lazo il vento. La venerata preghiera di Sankara, il Tommaso d'Aquino dell'induismo, inizia con l'invocazione: "O tu al cui cospetto ogni parola tace". La mente umana si è evluta per facilitare la sopravvivenza del mondo naturale e si è adattata a gestire oggetti finiti. Dio, al contrario è infinito e appartiene a un ordine di realtà diverso da quello che il nostro cervello riesce a cogliere. Aspettarsi che la nostra mente circoscriva l'infinito è come chiedere a un cane di capire l'equazione di Einstein con il fiuto. L'analogia diventerebbe fuorviante se , spinta in una direzione diversa, insinuasse che non potremmo mai conoscere il Dio abissale. Gli yoga, come abbiamo visto, sono vie che sfociano proprio a questa consapevolezza. Eppure, la conoscenza a cui conducono trascende la conoscenza attinta dall'intelletto razionale, perchè si eleva all'oscurità profonda ma abbagliante della coscienza mistica.

Tommaso da Kempen: "Vi è un'incomparabile distanza tra le cose che gli uomini immaginano attraverso la regione naturale e quelle che gli uomini illuminati afferrano tramite la contemplazione."

Semina un pensiero e raccogli un'azione, semina un'azione e raccogli un'abitudine, semina un'abitudine e raccogli un carattere; semina un carattere e raccogli un destino.

Gli hindu hanno una concezione simile in testa quando parlano di maya. Il mondo si manifesta come la fente lo percepisce in stato di normalità, ma ciò non giustifica il pensiero che la realtà di per sè sia così. Un bombetto che veda il primo film in vita sua prenderà le immagini in movimento per oggetti reali, senza rendersi conto che il leone che riggisce dallo schermo viene proiettato da una ca
bina sul retro della sala cinematografica. Lo stesso vale per noi: il mondo che vediamo è condizionato, e in tal senso proiettato, dai nostri meccanismi percettivi. Per cambiare metafora, i nostri recettori sensoriali registrano soltanto una fascia ristretta di onde elettromagnetiche. Con l'ausilio di microscopi e altri amplificatori, possimao scoprire altre lunghezze d'onda, ma per conoscere la realtà di per sè dobbiamo coltivare la supercoscienza. In questo stato i nostri recettori cesserebbero di rifrangere, come un prisma, la luce pura dell'essere in uno spettro di mplteplicità. La realtà verebbe conosciuta come essa effettivamente è: una, infinita, incontaminata.

La verità è una sola; i saggi le danno nomi diversi.

martedì 19 febbraio 2013

"Dhammapada" Buddha (integrale)




Le massime del Buddha




Il Dhammapada, o Libro della legge, raccoglie 423 aforismi che, secondo la tradizione, sono stati pronunciati dal Buddha e poi raccolti da un ignoto autore, probabilmente un suo discepolo.
Essi possono considerarsi una sorta di summa del pensiero e della dottrina buddhisti, da utilizzarsi soprattutto nella vita quotidiana per iniziare quel cammino di affrancamento dalle passioni terrene e dagli affanni quotidiani che, una volta compiuto, porta alla liberazione (mukti).
Il Dhammapada costituisce una delle opere più note della fede buddhista, la cui influenza si è estesa ben oltre i confini del buddhismo.



* Strofe accoppiate


1

Tutto ciò che siamo è il prodotto della nostra mente,

è basato su di essa e da essa è formato.

 Se un uomo parla o agisce con mente corrotta

gliene seguirà sventura, come la ruota segue il piede

(dell'animale che trascina il carro).




2

Tutto ciò che siamo è il prodotto della nostra mente,

è basato su di essa e da essa è formato.

Se un uomo parla o agisce con mente serena,

gliene seguirà felicità,

come l'ombra che lo segue sempre.

 

3

"Egli mi ha offeso, mi ha percosso,

mi ha vinto, mi ha derubato".

In coloro nei quali tali pensieri allignano,

l'odio non si placherà mai.

 


4

"Egli mi ha offeso, mi ha percosso,

mi ha vinto, mi ha derubato".

In coloro nei quali tali pensieri non allignano,

l'odio si placherà.

 


5

L'odio non si placa con l'odio,

l'odio si placa con il non-odio.

Questa legge è eterna.




6

Gli altri non sanno che noi tutti

dobbiamo giungere a una fine.

Ma tra coloro che lo sanno, cessano le contese.

 


7

Chi vive inseguendo solo il piacere,

dominato dai sensi, senza usare moderazione nel cibo,

ozioso e fiacco, sarà certamente abbattuto da Mara,

come un albero debole è divelto dal vento.

 


8

Chi vive senza inseguire solo il piacere,

senza essere dominato dai sensi,

usando moderazione nel cibo, fedele e forte,

non potrà essere certamente abbattuto da Mara,

così come il vento non può abbattere la roccia.

 


9

Chi indossi l'abito giallo senza essersi purificato,

senza avere acquisito il dominio di se stesso

e senza perseguire il vero, costui è indegno di indossarlo.

 


10

Chi si è purificato, esercita tutte le virtù,

ha acquisito il dominio di sé e persegue il vero,

costui è degno di indossare l'abito giallo.

 


11

Chi immagina la verità in quello che è falso

e invece vede la falsità in quello che è vero

non giunge mai alla verità e resta preda di idee vane.

 


12

Chi invece vede la verità in quello che è vero

e la falsità in ciò che è falso giunge alla verità

e segue idee reali.

 


13

Come la pioggia penetra all'interno di una casa

dal tetto malfatto, così il desiderio penetra nella mente

non abituata alla meditazione.

 


14

Come la pioggia non penetra all'interno di una casa

dal tetto ben fatto, così il desiderio non penetra

nella mente abituata alla meditazione.

 


15

Chi pecca soffre in questo mondo e in quello futuro;

egli soffre in entrambi i mondi.

Egli soffre quando pensa al male compiuto

e tanto più soffre quanto più vede il cattivo frutto

del suo operato.

 


16

Chi agisce bene è felice in questo mondo

e in quello futuro; egli è felice in entrambi i mondi

Egli è tanto più felice

quanto più vede il buon risultato della sua opera.

 


17

Chi in questo mondo ha agito per il male

si affligge durante l'esistenza

e si affligge dopo il trapasso; egli si affligge

in un mondo e nell'altro. Al pensiero di aver compiuto

il male, nuovamente egli si affligge e la sua afflizione

aumenta quando vede il cattivo risultato

delle sue azioni.

 


18

Chi in questo mondo ha agito per il bene

felice durante l'esistenza e sarà felice dopo il trapasso;

egli è felice in un mondo e nell'altro.

Al pensiero di aver compiuto il bene,

nuovamente egli è felice e la sua felicità aumenta

quando vede il buon risultato delle sue azioni.

 

19

Chi recita un grande numero di versi sacri,

ma poi non opera in conformità con essi, è persona

indolente e non giungerà mai alla condizione di asceta.

Egli è come un pastore che conti le vacche altrui.

 


20

Chi recita anche solo pochi versi sacri,

ma opera in conformità con essi secondo la legge,

avendo abbandonato passione, odio e stolidità e possedendo

invece retta conoscenza e animo ben disposto, lungi

da inquietudini per questo mondo e per quello futuro,

perviene alla condizione di asceta.

 

* La riflessione


21

La riflessione è la via che conduce all'immortalità,

mentre la mancanza di essa conduce alla morte:

coloro che sono riflessivi, infatti, non muoiono mai,

mentre gli sconsiderati è come fossero già morti.




22

Quanti hanno chiaro questo concetto praticano

da esperti la riflessione e se ne dilettano, rallegrandosi

di appartenere al gruppo degli eletti.

 


23

Costoro, gente accorta, sapiente, meditativa e sempre

in possesso di grandi energie, pervengono

alla Verità Assoluta (nirvana), al sommo bene.

 


24

La persona riflessiva, che è riuscita a, emergere,

che possiede la consapevolezza di sé, che compie azioni

pure, che agisce con attenzione, che domina i propri

istinti e vive secondo i dettami della legge,

questi vedrà aumentare la propria gloria.




25

Elevandosi per mezzo della riflessione, dell'introspezione

e dell'autodominio, l'uomo saggio costruisce per sé

un isola che l'inondazione non può sommergere.



giovedì 14 febbraio 2013

Riflessioni del Buddha tratte dal libro "La vita felice" di Mauro Maggio




"Siddharta sente citare le scritture, e quando viene a sapere che al centro della nostra esistenza c'è un'illusione fondamentale, quella dell'esistenza di un "sè", che ci fa credere di esistere come qualcosa di individuato e separato dal tutto, intuisce che ciò è profondamente vero.
Così come se un'onda credesse di esistere separatamente dal mare: identificata con la propria esistenza separata, essa verrà a trovarsi inevitabilmente in una lotta disperata con la realtà della propria impermanenza, e crederà di andare a morire, a dissolversi nel nulla, senza realizzare che la sua esistenza reale non è che essere "mare", così come tutte le altre onde."

"Anzichè badare agli errori altrui osserva i tuoi, esamina ciò che hai commesso e ciò che hai omess di fare."

"Guarda queste bianche ossa, che un giorno saranno gettate via come zucche in autunno. Queste ossa costituiscono una fortezza intonacata di carne e di sangue, abitata da orgoglio e ipocrisia, vecchiaia e morte."

"Questo tuo corpo è fragile come un vaso di coccio."
"
Fai della tua mente una fortezza e combatti le tentazioni con l'arma della saggezza."

"Con la stessa facilità con cui il vento sradica un fragile albero le tentazioni trascinano chi è alla ricerca del piacere, chi è avido, pigro e debole.
Ma come il vento non riesce a spostare una montagna, nessuna tentazione scuote chi è desto, energico, fiducioso e vive semplicemente."

"Facendo del male, tu stesso ti corrrompi. Ma facendo del bene, tu stesso ti purifichi. Tu sei la fonte di ogni purezza e di ogni impurità. Nessuno può purificare un'altra persona."

"Meglio vincere te stesso che vincere mille battaglie contro mille uomini."

Riflessioni del Buddha tratte dal libro "la serenità" di Mauro Maggio




"Vivete nella gioia, vivete nell'amore ,senza malevolenza fra i malevoli, senza inimicizia anche fra i nemici.
Vivete nella gioia,vivete liberi da infermità, siate in buona salute anche fra gli ammalati.
Vivete nella gioia, vivete senza senza frenesia, liberi dall'inquietudine anche fra coloro che sono inquieti.
Vivete nella gioia, vivete senza possedere beni, nutrendovi del piacere (altrui), e sarete come gli dei risplendenti.
La vittoria è foriera di sofferenza, perchè chi è vinto è lasciato nel dolore. Distaccatevi da ogni desiderio di vittoria o di sconfitta e vivrete in pace e serenità.
Non v'è fuoco come la passione, non v'è crimine peggiore dell'odio, ne sofferenza paragonabile a quella dell'essere divisi, nè beatitudine dolce come la pace.
L'ingordigia è il male peggiore, la brama la peggiore sventura. Il saggio, riconoscendo tutto questo, consegue la felicitò ultima, il Nirvana.
La salute è il dono più grande, l'appagamento la più gran richezza,un amico fidato è il miglior parente, il Nirvana la più grande felicità.
Chi ha gustato il sapore della solitudine e la dolcezza della pacificazione assapora la magnificienza del Dharma ed è libero da ogni paura  e attaccamento.
Felice è colui che contempla i santi, è sempre bello vivere con gli Eletti. E' saggio colui che rifugge dalla compagnia degli stolti.
Chi si muove in compagnia degli stolti è come viaggiasse con un nemico. E' bello stare con il saggio, come si incotrasse un familiare.
Perciò seguite i saggi, i sapienti, i pazienti, chi compie il proprio dovere, i nobili; esseri di siffatta natura si devono seguire, come la luna segue il cammino delle stelle."