A 24 anni scrive, quasi a se stesso: " Oggi, 28 luglio 1927, la
mia ricerca è finita. Ho scoperto la legge che lega le vibrazioni del
colore verde a quelle sonore della nota sol e a particolari vibrazioni
termiche: il segreto della coscienza sublime...". (...) la "coscienza
sublime" è una tappa avanzata sulla strada della conoscenza dell'anima,
oltre quella sfera dell'istinto esplrata da Freud.
In parole semplici come spiegava Rol il fenomeno? Affermava che
era un prodotto dell'armonia, cioè che egli "armonizzava" le
possibilità.
L'oratore si sofferma quindi sugli altri più o meno strabilianti
fenomeni del suo amico: la pittura al buio (una specie di "pittura
medianica" a comando), il viaggio nel passato e nel futuro, attuato
anche da parte dei presenti all'eserimento... Ma qui il discorso si fa
più complesso e, diremmo, ingarbugliato: si parla di una "funzione
antenato" che può marcare l'individuo con riferimento alla "cellula
biologica trascendentale prevalente" (storicismo della "funzione" degli
oggetti, che "permane". Tale funzione è l' "essere" dell'oggetto, quindi
la si può chiamare spirito dell'oggetto. Così per gli animali, le
piante, l'uomo!).
Ed ecco che si enuncia la personalissima teoria del dottor Rol sullo
"spirito intelligente" dell'uomo ... Ne trascriviamo integralmente la
spiegazione, come riportata dall'avvocato Rapelli: "... Lo "spirito
intelligente" dell'uomo non è l'anima. Forse ne è lontanamente un
riverbero, ma non è l'anima. L'anima è qualcosa di cmpletamente diverso,
d'infinitamente superiore. L' anima è la parte, il soffio divino che
viene instillato nell'uomo, che quando egli muore si libera e torna a
Dio. Lo "spirito intelligente" dell'uomo rimane invece sulla Terra,
perchè? A prova e riprova dell'esistenza e inconsumabilità di Dio e
delle cose da Lui create ... Lo spirito intelligente è ... quel
complesso di abitudini: il nostro modo di pensare, la sensibilità,
l'attaggiamento morale, l'elevazione spirituale; insomma tutto quello
che noi siamo...".
probabilmente è per questa sua convinzione che Rol ripeteva spesso
una frase avuta per scrittura auutomatica (forse dalla sua guida):
"Dobbiamo lasciare all'umanità sofferente la speranza eterna che in
questi terribili fenomeni ci sia della mistificazione".
Vorrei soltanto - giacchè è molto importante - sofffermarmi ancora un
attimo sui semplici esperimenti che sono riuscito a compiere da solo,
una volta tornato a Napoli. A volte, durante l'arco delle 70 prove
tentate, sentivo un brivido percorrermi la spina dorsale: ero allora
certo che il fenomeno fosse avvenuto! E questo m ricordava il famoso
"risveglio della Kundalini", la misteriosa energia che risiederebbe in
alcuni chacra dello schema energetico sottile indù, mediante il quale si
realizzerebbero fenomeni paranormali.
La tecnica
Per prima cosa Gustavo tentò (e soltanto un tentativo poteva
purtroppo fare!) di farmi capire lo schema "tecnico" che era l'asse
portante dei suoi fenomeni, delle sue enormi possibilità. Cercherò di
riferirlo con parole mie - naturalmente ricordando le sue - , dato che
ne è scritto.ù Il primo elemento importante era la "visualizzazione" del
colore verde, identico a quello dell'iride, della meraviglia
dell'arcobaleno. Il secondo elemento che si doveva contemporaneamente e
intensamente pensare, quasi materializzandolo n se stessi, era la quinta
nota SOL anzi era un suono bitonale: DO-SOL. Allo stesso tempo era
necessario suscitre la ensazione del calore...
L'incorporazione-assimilazione della "tecnica" andava fatta su base
"armonica universale", e qui, mi rendo conto, è veremente molto più
difficile percepire ciò che realmente intendesse Gustavo, ma sono anche
convinto che ognuno possiede interiormente la chiave "magca" per
arrivarci.
Per qunato riguarda invece i miei esperimenti, voglia credermi, Caro
ed Egregio Amico, è solamente attraverso una pratica intuitiva che si
può giungere a comprendere e a realizzare quei fenomeni che a nessuno è
dato insegnare o apprendere pedagogicamente. Trovo giusto, legittimo e
onesto il Suo desiderio di ricorrere a metodi puramente obiettivi e
scientifici e mi auguro che se la cosa è possibile sia per lei quella la
chiave che Le dischiuda la porta di un così ermetico forziere.
La scienza è un meraviglioso tentativo: dovereso affrontarlo a costo
di qualunque sacrificio, ma attenzione! Ben presto la scienza è fredda e
in antitesi con la Material Spirituale che anima tutto il
"meraviglioso" che c'è in noi e fuori di noi. Di qui la grande speranza
che poi altro non è che l'anticipazione della certezza: tutto ci
appartiene alla condizione di saperlo riconoscere - (non discernere) -
perchè la verità non ha alternitive di sorta nè consente alcun
compromesso...
Leggo che lei vuol sapere cosa si deve intendere per quinta
armoniaca. Ho avuto occasione di chiederglielo e mi ha risposto che è
l'intervallo fra una nota e quella che pccupa il sets posto dopo di
essa, cioè dopo 5 salti ..
"Gli scettici sono degli infelici", ha sovente detto Gustavo Rol.
Personalmente credo che, sulla Terra, proprio perchè è la patria della
non sicurezza, anche i convinti (o "credenti") abbiano la loro
quota-parte d'infelicità. D'altro canto gli "scettici" andrebebro
analizzati nel profondo, se non addirittura psicoanalizzati. Gli
scettici, che non nutrono nemmeno una briciola di dubbio, sono più
infelici degli altri, perchè anche una minima parvenza di dubbio
rappresenta almeno un primo passo sulla via della vera comprensione e
della vera Conoscenza. In questo senso, chi non ha effettivamente nessun
dubbio, perchè è confinato nella più totale negazione, si pone
nell'immenso gruppo degli indifferenti. Lord Byron ha parlato di
"bigottismo dello scetticismo", e in effetti è così. Gli scettici a
oltranza, senta ritorno, hanno il culto del loro scetticismo, ne sono
quindi "bigotti"!
Ognuno deve seguire le sue propensioni e decidere, con le sue
capacità mentali (se ne ha), se credere o non credere a certe cose a
certi eventi; o, meglio, se accettarli o meno.
A fenomeno avvenuto il messaggio dirà : "... Non vi sono limiti alle
possibilità umane. Alla condizione, però, che esse non intervengano a
sottrarre alla vita quel carattere di unica, insostituibile,
meravigliosa anche se travagliatissima prova che è la vita stessa. I
sensi rappresentano un mezzo di eccezionale misura onde conoscere le
meravigliose possibilità che Dio offre di se stesso all'uomo.
Possibilità che nello stesso tempo formano quella trappola mortale che i
sensi stessi rappresentano. I sensi, inoltre, sono una modestissima
anticipazione di tutte le infinite meraviglie riservate all'uomo per
estrinsecazione che Dio stesso rivela nel suo costante desiderio e
diritto di affermarsi. A quelle meraviglie l'uomo accede nel
perfezionarsi non soltanto in questa vita, potrebbe non essere la prima.
Se l'errore è compatito, spesso giustificato, ma non sempre assolto, è
puro gesto di misericordia divina rigettarlo e anche punirlo, in quanto
nella punizione stessa è insito il desiderio di offrire all'uomo la
possibilità di redimersi, quindi di avvicinarsi maggiormente alla
stupenda perfezione che Dio è. Quale padre amorosisissimo Egli non solo
non abbandona nessuno, ma tutti aiuta, anche gli indegni e anche i
reprobi, nel castigarli. Correggere non è punire, bensì aiutare a
liberarsi da tutto ciò che tiene il malato lungi dalla fonte che gli
dona la vita. Se l'errore non è perseveranza diabolica altro non può
essere che diritto alla conoscenza. E' beninteso però che nessun diritto
può giustificare il perseverare nell'errore stesso, quand'anche l'uomo
sappia, in un raptus intellettivo, considerare l'errore un mezzo orrendo
altrettanto quanto nobile. Con queste parole ho inteso qui rivelare il
perchè dell'errore stesso, della necessità di non ripeterlo e della
possibilità etica che Dio lo consenta. Oggi, 25 settembre 1975".
Come lui stesso diceva spesso, il suo fare oltre la realtà comune era
uno spiraglio sull'immensità di Dio, oltre che sull'infinita
potenzialità dell'essere umano.
Ad esempio, sia don Juan che Rol erano estreamente restii a
rispondere alle domande e al desiderio di sapere dei loro interlocutori.
Castaneda in uno dei suoi primi incontri con lui - quando ancora non
conosceva le sue straordinarie possibilità sciamaniche nè sapeva chi
fosse veramente - gli aveva chiesto informazioni sul peyote, un cactus
allucinogeno in grado di provocare stati alterati di coscienza:
"Volete insegnarmi qualcosa del peyote, don Juan?"
"Perchè vuoi imparare questo genere di cose?"
"davvero vorrei sapere qualcosa a proposito del peyote. Voler sapere non è già di per se una buona ragione?"
"No! Devi cercare nel tuo cuore e scoprire perchè un giovane come te vuole accingersi a questo compito di apprendimento."
"E voi perchè lo avete imparato, don Juan?"
"Perchè lo chiedi?"
"Forse abbiamo entrambi le medesime ragioni."
"Ne dubit. Io sono un indiano. Non abbiamo seguito le stesse strade."
"La sola ragione che ho è che voglio imparare sul peyote,
semplicemente sapere. Ma vi assicuro, don Juan, le mie intenzioni non
sono cattive. "
"Ti credo. Ti ho fiutato."
"Come sarebbe a dire?"
"Lascia perdere. Conosco le tue intenzioni."
"Intendete dire che avete visto dentro di me?"
"Puoi metterla così."
"Mi insegnate allora?"
"No!"
"E' perchè non sono un indiano'"
"No" E' perchè non conosci il tuo cuore. Ciè che importa è che tu sappia esattamente perchè vuoi accingerti a questo".
Idries Shah ha scritto: "Non appena Colui che cerca conquista un
qualche grado di comprensione nel vero processo dell'esistenza smette di
porre domande che inizialmente sembravano così urgenti e importnati per
il quadro complessivo".