Visualizzazione post con etichetta storia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta storia. Mostra tutti i post

lunedì 29 giugno 2015

i 7 archetipi

Essi sono:
Sole (il primo simbolo Alchemico)
Luna
Marte
Mercurio
Giove
Venere
Saturno
Ma facciamo un passo indietro… e torniamo alle origini:
Pitagora:

Pitagora (575 - 495 a.C.)
Il Genio Universale di Pitagora ebbe un’immensa influenza in tutti i paesi Mediterranei.
Nelle altre parti del Mondo, all'incirca nello stesso periodo in cui egli visse, c’erano Buddha, Confucio, Lao Tze, Zoroastro, Ezechiele e altri profeti.


L’orfismo di Pitagora comprendeva non soltanto gli insegnamenti filosofici, religiosi e morali, ma anche le discipline matematiche, la fisica, la musica, l’astronomia, ecc…
Il nome Pitagora deriva dal geroglifico Ptah-Go-Ra (Dio-Conoscenza-Sole): colui che conosce l'Universo.
La settimana:

I giorni della settimana provengono dall’Antico Egitto.
Lunedì è il giorno della    Luna
Marted
ì        ”        ”       Marte
Mercoled
ì     ”        ”       Mercurio
Giovedì        ”        ”       Giove
V
enerdì        ”        ”       Venere
Sabato         ”        ”        Saturno
Domenica è il giorno del Signore 
Abbiamo dunque la successione degli astri Luna, Marte, Mercurio, Giove, Venere, Saturno e Sole.
Secondo la progressione eliocentrica la progressione risulta invece: Mercurio, Venere, Terra, Marte, Giove, Saturno, ecc…, secondo la saggezza antica, abbiamo invece: Luna, Mercurio, Venere, Sole, Marte, Giove e Saturno.
Ordine Planetario e Metalli:

L'utilizzazione dei metalli in terapeutica risale alla più remota antichità.
Gli Antichi avevano osservato la relazione che esiste tra certi disturbi digestivi, dissenteria, febbre tifoide, ecc... con il pianeta Venere e il Rame.
Essi avevano constatato un aggravamento di queste malattie quando la luce di Venere era visibile e un miglioramento quando il Pianeta era nascosco dalla Terra.
Avevano concluso che qualcosa sulla Terra attenuava l’effetto di Venere, che l’elemento responsabile di tale azione era il Rame e che si poteva utilizzare questo metallo per curare le suddette malattie.
Durante il Medio Evo, i metalli hanno avuto un ruolo più importante nell’Alchimia.
Paracelso fu un grande conoscitore dei metalli e delle loro virtù terapeutiche. Fu lui a dare allo Zinco il suo nome.
Un ruolo 
importantissimo tra i metalli lo ebbe l’Antimonio. Questo metallo era considerato un Rimedio Universale e tale ne fu l’abuso che si continuò ad utilizzarlo malgrado la proibizione da parte della Facoltà di Medicina di Parigi.
L'attuale medicina chimica ricorre sempre meno ai metalli.
Essi sono ormai utilizzati solo per le loro proprietà batteriche.
La moda dell'Oro in reumatologia invece è scomparsa così velocemente come era apparsa.
L'Argento è stato detronizzato dagli antibiotici esattamente come il Mercurio, in passato importante antisifilitico; non si prescrive più nè unguento grigio, nè calomelano. Sono

mercoledì 1 ottobre 2014

Tetraktys

La tetraktýs (dal greco τετρακτύς, più comunemente traslitterato tetraktys o anche tetraktis, tetractys, tetractis) o numero quaternario rappresentava per i pitagorici la successione aritmetica dei primi quattro numeri naturali (o più precisamente numeri interi positivi), un «quartetto» che geometricamente «si poteva disporre nella forma di un triangolo equilatero di lato quattro»,[1] ossia in modo da formare una piramide che sintetizza il rapporto fondamentale fra le prime quattro cifre e la decade: 1+2+3+4=10.[2] «A dimostrazione dell'importanza che il simbolo aveva per Pitagora [c. 575 a.C. - c. 495 a.C.], la scuola portava questo nome e i suoi discepoli prestavano giuramento sulla tetraktys[2]

Altre caratteristiche

A sua volta il dieci rimanda all'Unità poiché 10=1+0=1.[2] Inoltre «nella decade "sono contenuti egualmente il pari (quattro pari: 2, 4, 6, 8) e il dispari (quattro dispari: 3, 5, 7, 9), senza che predomini una parte". Inoltre risultano uguali i numeri primi e non composti (2, 3, 5, 7) e i numeri secondi e composti (4, 6, 8, 9). Ancora essa "possiede uguali i multipli e sottomultipli: infatti ha tre sottomultipli fino al cinque (2, 3, 5) e tre multipli di questi, da sei a dieci (6, 8, 9)". Infine, "nel dieci ci sono tutti i rapporti numerici, quello dell'uguale, del meno-più e di tutti i tipi di numero, i numeri lineari, i quadrati, i cubi. Infatti l'uno equivale al punto, il due alla linea, il tre al triangolo, il quattro alla piramide".»[3] Forse «è nata così la teorizzazione del "sistema decimale" (si pensi alla tavola pitagorica)»,[4] tuttavia per quanto riguarda la Grecia e non per l'intera storia della civiltà e della matematica, che attesta la preesistenza di tale intuizione rispetto ai Pitagorici.
Secondo Luciano De Crescenzo, in questo modo con la matematica greca «pare che anche fra i numeri esistesse un'aristocrazia: c'erano quelli nobili e quelli plebei[5]

Simbolismo

A ogni livello della tetraktys corrisponde uno dei quattro elementi,[2] i principi cosmogonici identificati secondo i filosofi della natura presocratici.
Rappresentazione della tetraktys a piramide.
1º livello. Il punto superiore: l'Unità fondamentale, la compiutezza, la totalità, il Fuoco
2º livello. I due punti: la dualità, gli opposti complementari, il femminile e il maschile, l'Aria
3º livello. I tre punti: la misura dello spazio e del tempo, la dinamica della vita, la creazione, l'Acqua
4º livello. I quattro punti: la materialità, gli elementi strutturali, la Terra
Tale corrispondenza simbolica è attribuita a Filolao (470 a.C. - 390 a.C.), un pitagorico della seconda generazione che avrebbe fatto coincidere i quattro elementi con i primi quattro solidi platonici (terra=cubo, fuoco=tetraedro, aria=ottaedro, acqua=icosaedro).[6][7] In quest'identificazione dovettero giocare un ruolo notevole anche analogie sensibili: il cubo dà l'idea della solidità della terra, la piramide delle lingue di fuoco, ecc.

Ulteriori sviluppi

L'intuizione pitagorica è stata recuperata negli ambiti più svariati:

Anatomia Occulta

In numerose tradizioni, religioni e scuole di pensiero orientali[1] ed esoteriche, il corpo è considerato tutto ciò che – a livello più o meno materiale – riveste e ricopre la «vera essenza» spirituale di un essere che deve, attraverso pratiche religiose, liberarsi delle necessità materiali corporee per raggiungere i più alti gradi di spiritualità. Trattandosi di un'essenza "nascosta", il suo studio attiene alla cosiddetta anatomia occulta.[2]

Cenni storici

« Tutto quanto si sa dei corpi non consiste solo nell'estensione, come sostengono i moderni. Questo ci costringe a reintrodurre quelle forme che essi hanno bandito. »
(Gottfried Leibniz, Discorso di Metafisica, XVIII[3])
Ad una concezione risalente a Platone, che vedeva nei corpi la manifestazione fenomenica di un'idea trascendente, o ad Aristotele che individuava nei corpi un sinolo, cioè un'unione, di sostrato materiale e forma spirituale, si è andata sempre più sostituendo nell'età moderna una visione esclusivamente materialista che riduceva il corpo ad una mera estensione spazio-temporale.
Con Cartesio, che separò rigidamente la res extensa o «sostanza estesa», dalla res cogitans o «sostanza pensante», venne da un lato inaugurata una concezione soltanto meccanicista e quantitativa dei corpi, ripresa dall'atomismo di Democrito, mentre dall'altro, sul piano mentale, fu eliminata la distinzione che la filosofia greca poneva tra i livelli dell'anima, in particolare tra nous e dianoia, ossia tra intelletto e ragione,[4] distinzione fatta propria dalla scolastica,[5] e tramandata fino al Rinascimento. Sino allora, almeno per quanto riguarda la tradizione occidentale, le varie dottrine dell'antichità avevano trovato una sintesi filosofica nel neoplatonismo, concepito da Ficino come pia philosophia,[6] cioè come un'unica dottrina filosofico-religiosa, antitetica alle correnti di pensiero atee e materialiste, che percorrendo la storia dell'umanità ne unificava i diversi filoni spirituali, da Platone al Cristianesimo. All'interno del neoplatonismo confluivano anche concezioni del pitagorismo e del Corpus Hermeticum, la dottrina già ripresa, almeno in parte, da Porfirio, da Giamblico e Proclo.
Anche se con accezioni e funzionalità parzialmente distinte da quelle neoplatoniche, le distinzioni e le specifiche peculiarità attribuite ai corpi sono ritornate nelle dottrine esoteriche moderne, in particolare con la Società Teosofica fondata da Helena Blavatsky, e con l'antroposofia di Rudolf Steiner.

Le tre suddivisioni

La tradizione occidentale, rifacendosi alle dottrine greche e giudaico-cristiane, ha generalmente proposto una suddivisione dell'essere umano in tre livelli. Platone lo suddivideva in tre componenti: quella razionale (loghistòn), quella volitiva (thumoeidès), e quella concupiscibile (epithymetikòn),[7] oppure, in un altro contesto: nous (intelletto), thumos (passione), e epithumia (appetito).[8] Aristotele differenziava invece le funzioni dell'anima umana in: intellettiva, sensitiva e vegetativa.[9] Queste suddivisioni sono state poi assimilate e integrate nella tripartizione evangelica fatta da Paolo di Tarso che distingueva il corpo, l'anima e lo spirito.[10]

I corpi sottili possono essere pensati come vari strati sovrapposti che ricoprono il corpo grossolano

venerdì 21 febbraio 2014

Enrgia, posti e costruzioni

Luoghi ad Alta Energia
Il luogo è per definizione “una porzione di spazioRovine di una chiesa medievale Fonte: dalla rete materialmente o idealmente delimitata”. Dalla notte dei tempi, le necessità fondamentali dell’essere umano sono rimaste inalterate: reperire il nutrimento fisico e spirituale. E’ per rispondere a questo bisogno primordiale, che l’uomo nel corso dei millenni, ha delimitato fisicamente ma soprattutto idealmente, luoghi particolari per caratteristiche geofisiche ed energetiche.
Energia, un termine derivato dal greco, dato dalla fusione di due parole, "en" dentro ed "ergon",  lavoro, opera.
Dunque,   Luoghi d'Energia,ovvero porzioni di spazio idealmente o materialmente delimitati in grado di produrre autonomamente e intimamente un lavoro. In altre parole luoghi capaci di estrinsecare energie di varia natura che inevitabilmente si compenetrano e interagiscono con tutte le altre forme di energia, inclusa quella compressa, ovvero, la materia.
Associare i due termini ed i significati che sottendono è invero abbastanza arduo ed inusuale almeno per l'uomo moderno, ma questo concetto è  stato il fondamento su cui si è basata la ritualità e quotidianità umana in ogni epoca ed ad ogni latitudine. I luoghi d'energia o luoghi alti come li definiscono i francesi,  hanno da sempre rappresentato un punto di riferimento, per l'uomo alla ricerca del benessere, della salute fisica ma soprattutto del contatto col trascendente.
Nel corso dei millenni, in virtù delle loro caratteristiche, questi luoghi sono  divenuti luoghi di culto, in onore di divinità le più disparate, o luoghi di cultura e potere. Paradossalmente questo intimo legame tra energia e fede, energia e conoscenza, ne ha decretato l'alienazione e l'oblio.
Sacra di San Michele, Torino Fonte: dalla reteLe nebbie del passato, vanno gradualmente dissolvendosi e da più parti autorevoli voci si alzano, nel tentativo di portare l'uomo, a riappropriarsi di quella cultura e quella conoscenza che gli erano proprie. Purtroppo, agli albori del terzo millennio, vittima consapevole eppur complice di una fretta imperante, l'uomo ha poco tempo e poca voglia di porsi domande e in questo contesto di cultura preconfezionata, preferisce assumere una forma mentis non propria alla quale si conforma e si adatta. Cogito ergo sum sembra così fuori moda da apparire offensivo e molte riflessioni, sulla natura dei luoghi, sul rapporto intimo con la terra, sono relegate al mondo degli ”esoteristi”, degli “studiosi del paranormale”, degli “scienziati di frontiera” o dei curiosi, come me.
Così, purtroppo, molti richiami cadono nel vuoto. Se per esempio le teorie del Dottor Hartmann, fossero state recepite con più attenzione, oggi forse saremo qualche passo avanti, nell'irto ed erto cammino per il recupero della conoscenza  e padroneggeremo un un sapere che è invece relegato ancora al mondo delle cose oscure e nascoste.
Un sapere che era proprio di tutte le culture antiche e che era stato trasmesso e conservato con cura da generazioni di  sciamani, sacerdoti, veggenti, sensitivi, druidi, profeti, monaci e architetti. Ecco dunque il perché di questo luogo  ideale e materiale, un tentativo modesto di aprire uno spiraglio, di esplorare il nostro mondo, di concepire la Terra come un essere vivo e pulsante capace di agire, reagire e soprattutto interagire con l’uomo e la sua energia.  Templi, caverne, menhir, piramidi, moschee, piccole pievi romaniche o maestose cattedrali, chi di noi in certi luoghi non si è sentito almeno una volta accolto, abbracciato, sollevato, e il suo respiro si è fatto sincrono, ritmato, con un respiro più ampio, immenso... Questi luoghi che dalla preistoria hanno richiamato a se l’uomo, sono stati frequentati, armonizzati, modificati, usurpati, ma ancora oggi il battito della terra è forte e presente.
I Luoghi
Che cos'è dunque un luogo d'energia? E' scientificamente provato che utilizziamo solo il 10% delle nostre potenzialità cerebrali. Anche la percezione, attraverso i nostri sensi, è parziale. Riusciamo ad udire solo determinate frequenze, così come riusciamo a vedere e percepire solo una gamma limitata di radiazioni cromatiche. Tutto ciò è considerato normale, mentre non si pensa altrettanto di persone che estrinsecano capacità "extrasensoriali". Un rabdomante per esempio riesce a sentire l'acqua diversi metri sotto terra, un radioestesista riesce a captare le energie sottili o le onde di forma. Tali facoltà erano nei tempi passati considerati doni, coltivate, e sfruttate. Ebbene i luoghi d'energia, naturali o creati con intervento umano, sono quei luoghi che contribuiscono ad aumentare le nostre percezioni, il nostro benessere, il nostro metabolismo, fino a giungere a diretto contatto con il trascendente. L'attenzione estrema che i nostri antenati ponevano nell'ascoltare il ritmo della terra, li portava non solo a identificare i luoghi d'energia, ma anche i luoghi dove fosse insalubre abitare, vivere, lavorare. Le conoscenze della salubrità o meno dei luoghi sono stati quasi sempre appannaggio della casta sacerdotale. Nell’antichità i cinesi sceglievano i luoghi dove costruire secondo lo studio delle simmetrie dell’ambiente circostante. Greci e latini, facevano pascolare e dormire le greggi per un anno sui terreni dove volevano costruire. Nei vecchi monasteri in Deformazione del reticoloi Hartmann intorno ai  Menhir Fonte: Sergio CostanzoHimalaya si orientavano le celle per i monaci in modo che fossero contenute entro una cella del reticolo di Hartmann, e quindi in zona  neutra. Gli antichi luoghi sacri  pagani e paleocristiani sono pieni di energia positiva.  Dolmen, obelischi, menhir, piramidi e poi le grandi cattedrali, i costruttori hanno sempre tenuto in considerazione lo studio e la ricerca di luoghi carichi di energie positive e di neutralizzazione delle energie negative.
I menhir punteggiano la superficie della terra dall'estremo oriente fino in Irlanda, sull'isola di Pasqua come in Africa o in Australia, in Sudamerica come negli attuali Stati Uniti. La cultura megalitica permetteva all'uomo di rilevare i nodi geopatogeni, o  zone ad energia negativa. Collocare a terra un menhir, equivaleva a praticare una sorta di agopuntura per trasformare le griglie vibratorie  negative, una sorta di sanificazione del terreno e gli obelischi di pietra fungevano da trasmettitori che irradiavano in nella zona circostante energia positiva, una funzione che anche oggi continuano ad avere. Gli antichi Romani, non solo orientavano tutte le costruzioni in relazione ai reticoli, come del resto i Celti prima di loro, ma il tracciato delle loro strade, seguendo le indicazioni degli Auguri, evitava quando possibile luoghi ad energia negativa. Questo per ridurre l'affaticamento dei loro soldati in marcia. Così nell'antica India, le griglie sono state usate per definire il concetto degli otto dishas, (orientamenti)  e più precisamente per definire l'orientamento delle tempie ( e quindi della testa ), in relazione alle zone ove risiedere, come è spiegato nei Vastushastras.
I costruttori di cattedrali nel medioevo, oltre a sfruttare luoghi già conosciuti dal punto di vista cultuale ed energetico, eressero meravigliose torri, aventi, tra l'altro, la funzione di antenna ricetrasmittente di energie cosmotelluriche. In definitiva alcuni luoghi furono selezionati, frequentati, modificati, al fine di potenziarne la salubrità e quindi migliorare le condizioni della vita materiale degli uomini, altri invece furono selezionati e potenziati a fini terapeutici o per innalzare lo spirito verso mondi superiori.
50 tonnellate Fonte: dalla reteLe civiltà che ci hanno preceduto su questa terra, hanno lasciato sin dall'epoca eneolitica (Eneo = di bronzo), Rapa Nui Fonte: dalla retetestimonianze evidenti e affascinanti che le culture successive hanno tentato di spiegare, plagiare, demonizzare.
In alcune zone del pianeta riscontriamo un'ampia quantità e qualità di testimonianze, ma si può considerare che i Menhir siano dispersi in tutto il mondo.
Menhir è un termine di derivazione Breton

mercoledì 12 febbraio 2014

Ragtime Genere Musicale Storia e video

Il ragtime (talvolta scritto rag-time) è un genere musicale, nato come musica da ballo nei quartieri a luci rosse di alcune città statunitensi (Saint Louis e New Orleans). Raggiunse la massima notorietà tra la fine del XIX secolo e i primi due decenni del XX.
Suonato prevalentemente al pianoforte, talvolta accompagnato da orchestra, era caratterizzato da un ritmo binario sincopato, che ha contribuito alla formazione del jazz.[1] La parola ragtime, in inglese, significa "tempo stracciato", "a brandelli".

Caratteristiche musicali principali

Eccezioni:
  • in molti casi vi sono 3 temi, e quindi manca il tema D, oppure viene riproposto il tema A alla fine, imitando lo stile del Rondò musicale classico;
  • esistono alcuni ragtime-waltz ("valzer ragtime") che quindi sono nel ritmo ternario di 3/4 pur essendo sincopati (ad esempio, Bethena di Joplin).
Sono da considerarsi ragtime molte composizioni, approssimativamente del periodo 1890-1920, che non lo recano direttamente nel titolo come:
  • March ("marcia"), spesso nel tempo di 6/8 o 2/2
  • Cake walk o Cakewalk
  • Two Step
  • Piano Novelty
  • Slow Drag
  • Fox Trot
Spesso al ragtime si affiancava un ballo concitato, denominato Cake walk, che ha ispirato anche compositori come Debussy e Satie.

Storia

Il contesto storico

Il critico americano Rupert Hughes, nel 1899 scrive che
« I negri chiamano ragging il loro modo di danzare, battendo i piedi, e rag la danza. È una danza [..] accompagnata con il battito delle mani e dei piedi. Nella musica ragtime le figurazioni del banjo sono molto evidenti e la divisione di una delle battute in due note brevi si può far risalire al battito delle mani. »
e ancora
« ... era insita una ritmica sincopata che essi [i neri] trasferivano sul banjo, sulla chitarra e sul pianoforte. Questo tipo di musica venne poi chiamato "rag time" da un critico bianco, il quale non si rese conto di averle trovato il nome nemmeno quando ormai gli altri critici, e il pubblico, lo usavano normalmente. »
(Rupert Hughes, An Eulogy of Rag Time)
Il ragtime proviene dalla musica afroamericana di fine Ottocento, come discendente diretto delle marce e dai balli suonati dalle bande musicali nere. All'inizio del ventesimo secolo era ormai diventato ampiamente popolare in America del Nord ed era ascoltato e ballato, suonato e scritto da gente di molte culture differenti. Stile musicale prettamente americano, il ragtime può essere considerato una sintesi di sincope africana e di musica classica europea, con particolare riferimento alle marce rese popolari da John Philip Sousa.
Alcuni dei primi ragtime per piano sono intitolati "marcia" e i termini jig e rag attorno al 1895 erano utilizzati in maniera intercambiabile. Il ragtime fu anche preceduto dal cakewalk, suo stretto parente. Nel 1895, l'artista nero Ernest Hogan pubblicò due dei più antichi rag stampati uno dei quali (All Coons Look Alike to Me) alla fine vendette un milione di copie. Come disse il collega musicista nero Tom Fletcher, Hogan fu "il primo a mettere su carta il genere di ritmo suonato da musicisti incapaci di leggere le note". Mentre il successo della canzone contribuì a introdurre gli Stati Uniti ai ritmi del ragtime, il suo uso di insulti razzisti contribuì a creare un certo numero di arie d'imitazione dispregiative, conosciuto come coon song a causa del loro uso di immagini estremamente razziste e stereotipate dei neri. Durante i suoi ultimi anni Hogan ammise di provare vergogna e un senso "di tradimento della razza" per la canzone esprimendo però orgoglio per aver aiutato a portare il ragtime a di vasto pubblico.
La comparsa di un ragtime maturo è datata solitamente al 1897, anno in cui furono pubblicati parecchi importanti rag. Nel 1899 fu pubblicata Maple Leaf Rag di Scott Joplin, che si rivelò un grande successo e dimostrò maggior profondità e sofisticatezza rispetto ai primi ragtime. Il ragtime fu una delle influenze principali sullo sviluppo iniziale del jazz (insieme al blues). Alcuni artisti, come Jelly Roll Morton, erano presenti ed hanno suonato sia il ragtime che jazz durante il periodo in cui i due generi hanno convissuto. Il jazz sorpassò di gran lunga il ragtime in popolarità all'inizio degli anni venti, anche se le composizioni ragtime continuano ad essere scritte anche oggi e rinascite di interesse popolare per il ragtime si sono presentate negli anni cinquanta e negli anni settanta.
Il momento magico del ragtime si verificò prima della disponibilità diffusa di strumenti per la registrazione del suono, quindi come musica classica e diversamente dal jazz, il ragtime classico era ed è soprattutto una tradizione scritta, distribuita attraverso gli spartiti piuttosto che attraverso le registrazioni. La musica del ragtime inoltre è stata distribuita attraverso i rulli per piano automatico. Una tradizione popolare di ragtime inoltre esisteva prima e durante il periodo del "ragtime classico" (definizione coniata dall'editore di Scott Joplin, John Stillwell Stark), manifestandosi principalmente attraverso gruppi di chitarristi e i club dove si suonavano il banjo ed il mandolino (che ebbero improvvisa popolarità all'inizio del XX secolo)


Gli inizi

Il termine rag-time venne usato per la prima volta associato ad una composizione musicale nel 1897 nei due brani The Mississippi Rag di William Krell e Harlem Rag di Tom Turpin, che sono quindi convenzionalmente considerati i primi brani rag. Fu inizialmente disprezzato e considerato come "musica da bordello", ma si è poi affermato ed ha raggiunto l'apice come forma propria musicale nel primo decennio del Novecento per poi declinare e cadere per molti decenni nella più completa oscurità entro il 1920.
I tratti fondamentali di questo genere musicale si possono schematizzare in due punti: - il ragtime è praticato soprattutto da musicisti mulatti, una élite rispetto ai neri. Il ragtime, perciò, nasce come musica d'autore, scritta generalmente per pianoforte; - il ragtime è una musica da ballo che si ispira alle polke, alle mazurche, alle marce popolari di origine europea. Si basa però su un elemento tipicamente africano, cioè sulla contrapposizione tra due ritmi diversi, uno regolare e ossessivo (generalmente tipico della mano sinistra nelle composizioni ragtime per piano), l'altro vario e sincopato (eseguito invece con la mano destra). Diffusosi dalla seconda metà dell'Ottocento presso i neri della zona sud-occidentale degli Stati Uniti, era suonato inizialmente dalle cosiddette jug band, con strumenti casalinghi come l'asse da lavare e altri strumenti di cucina; nel banjo trovò il suo principale protagonista, e più tardi cominciarono ad emergere per esso anche pianoforte e chitarra.
A New Orleans erano nate piccole orchestrine, in genere composte generalmente da fiati e da una elementare sezione ritmica, che si esibivano per le strade e nei locali malfamati del quartiere a luci rosse della città, Storyville. La tradizione e il repertorio di queste orchestre derivavano dalla cosiddetta second line, una banda (spesso improvvisata) che suonava pezzi allegri al ritorno del corteo dai funerali (mentre all'andata la banda tradizionale suonava marce funebri). Quando anche i bianchi cominciarono ad interessarsi di questa musica, per distinguerla dalla musica suonata nello stesso periodo dai musicisti di colore fu coniato il termine Dixieland.
Il suo massimo esponente fu Scott Joplin, pianista. Il brano che gli permise di guadagnarsi enorme notorietà, Maple Leaf Rag (1899), raggiunse un successo straordinario, tanto che dello spartito vennero vendute un milione di copie.



Negli stessi anni in cui Joplin formulava una nuova forma di arte americana, il ragtime conosciuto come rag classico, altri musicisti adattavano i nuovi ritmi alle chitarre, creando il ragtime-blues, una combinazione delle due forme musicali. Di questo filone si ricordano Blind Blake e il reverendo Gary Davis. Negli anni sessanta i pezzi scritti per pianoforte furono tradotti in rag per chitarra. Non vi sono prove registrate che ciò fosse avvenuto prima di quest'epoca.

 

 

venerdì 17 gennaio 2014

Vodoun


 
Vodoun
di Aiwass418
La parola “Voodoo” è un termine artificiale per le religioni Afro-Americane di Haiti. Per tali culti sono stati coniati molti termini differenti, più o meno discreditati, Hoodoo, Voudoun, Vodoun, Voudou, Voudu.
Useremo qui il termine Vodoun per riferirci in modo specifico al culto Haitiano ed a quello originario Africano.
Santeria è la religione magica praticata nei Carabi Spagnoli e derivata dalla tradizione Africana Yoruba, Obeah è la forma di culti ritrovati nelle Indie Occidentali Britanniche, e il Candomble è il culto Brasiliano.
Al di la delle ovvie differenziazioni essi sono tra loro abbastanza simili da non essere distinguibili dall’esterno.
Le tradizioni religiose di popolazioni provenienti dai regni di Dahomey, Yoruba, Ashanti, Mandino e Congo ed appartenenti a molte tribù tra le quali Arada, Ibo, Nago, Mayombes, Mines, Fons, si fusero ad Haiti con altre tradizioni Africane, con elementi della tradizione esoterica Europea, con Magia rituale e con il Cristianesimo, creando una fede unica sopravvissuta alle peggiori persecuzioni. Sebbene ciascuna di queste tradizioni Africane avesse il proprio pantheon di deità e il proprio particolare sistema di credenze, ad Haiti tutte ritrovarono e compresero gli elementi comuni, ed espandendo la loro conoscenza allo spirito del mondo, le loro pratiche si sono evolute nel sacro sistema del Vodoun.

Sacerdote Vodoun in un Ospedale di Guarigione
nel Togo (Africa occidentale)
Gli Africani assorbirono anche alcune credenze e pratiche degli indiani nativi, ritrovarono gli elementi comuni e si resero conto che essi conoscevano e  comprendevano gli spiriti di questa nuova terra. Il nome Azacca per esempio, un Loa della fertilità e dell’agricoltura, è derivato dalla cultura indiana del mais; i Loa venivano posti in pietre sacre come i nativi facevano con gli Zemi Caraibici; alcuni veve (disegni simbolici usati nelle cerimonie) realizzati dai nativi sono usati nelle cerimonie Vodoun ed il linguaggio sacro del Vodoun  contiene parole indiane. La chiave della relazione tra i nativi Caraibici e gli schiavi Africani fu nella natura politeistica dei loro credi religiosi, che li resero tolleranti alle vie spirituali degli altri popoli. Lo Zemi Indiano connota sia lo spirito dei morti, sia il vivente senza anima e la pietra feticcio con la quale viene compiuta la magia. La parola “Zombie” viene dall’Indiano Zemi; lo stesso dicasi per il Loa Simbi, patrono delle piogge, e Baron Samedi, Signore della morte e del cimitero.
Non è un’esagerazione dire che il Vodoun è una delle religioni più fraintese e male interpretate di tutti i tempi.
La persecuzione del Vodoun iniziò quando i Francesi proprietari di schiavi, sospettosi e fortemente timorosi di pratiche e culti estranei alla loro limitata esperienza, posero fuori legge i culti degli schiavi ad Haiti.
(In retrospettiva, facevano bene a temerli in quanto il Vodoun giocò un ruolo determinante nella successiva rivolta degli schiavi).   Negli anni ’30 una persecuzione di massa cercò senza risultato di eliminare il Vodoun dal mondo. La cinematografia di Hollywood negli ultimi 50 anni non ha fatto altro che rafforzare una visione alterata e corrotta dei culti Vodoun, producendo impressionanti racconti di zombie, stregoneria malvagia e rituali assassini, che hanno rafforzato l’associazione occidentale del Vodoun ad immagini di magia nera, malefici, spilloni infilzati in bambole e sacrifici umani.
Molti tentativi sono stati fatti per liberare il mondo da questa religione considerata impropriamente “demoniaca”.
L’uso della magia e la pratica della trance da possessione è stata ed è del tutto aliena e terrificante per molte persone nate e cresciute nelle tradizioni Cristiane e le sue divinità sono visti come demoni piuttosto che esseri divini.
Ciò nonostante, nel 1996, il Vodoun è stata dichiarata la religione ufficiale del Benin, in Africa Occidentale, la sua terra di origine.
Uno degli aspetti centrali delle pratiche Vodoun è la guarigione di persone malate. L’attività di guarigione costituisce probabilmente il 60% di tutta attività Vodoun. I guaritori operano con erbe, la fede guaritrice, con l’aiuto dei Loa e di altri spiriti.
Praticamente ogni servizio Vodoun prevede sacrifici animali. Uccidendo l’animale si libera la vita. I Loa sono resi esausti dall’impegno di governare l’universo, così ricevono questa vita sacrificata e sono da essa ringiovaniti. Essi dimostrano soddisfazione dall’uso di questa pratica.

Il Vodoun è un sistema a tre livelli di iniziazione: Kanzo, Sur Pointe e Asogwe. Essi possono essere percorsi uno alla volta, come nei sistemi occidentali, ma è raro che avvenga. Più spesso il praticante resta al livello di iniziazione che ottiene dall’inizio ed essa non è necessaria per essere un Vodouista. L’iniziazione Kanzo è il livello più basso, quello del devoto. L’iniziazione Sur Point conduce ulteriormente nella tradizione di un particolare Loa e permette di essere considerati sacerdoti o sacerdotesse. L’iniziazione Asogwe è la suprema autorità umana, e può iniziare a qualsiasi grado.
Il sacerdozio Vodoun prevede sia uomini, detti houngan, che donne, dette mambo.
Le loro funzioni sono la guarigione, praticare cerimonie religiose per chiamare o pacificare gli spiriti, tenere iniziazioni per nuovi sacerdoti, predire il futuro ed interpretare i sogni, realizzare incantesimi e creare protezioni, creare pozioni per vari scopi (dagli incantesimi d’amore a quelli di morte). Per ognuno di questi servizi essi possono ricevere un pagamento, ma alcuni non vogliono essere pagati.
L’houngan e la mambo, sono un intermediario per convocare il Loa ed aiutare il Loa a partire quando il suo compito è finito. L’houngan o la mambo ricevono totale autorità dai Loa, e per questo l’houngan è spesso chiamato papa o papa-loa, mentre la mambo è chiamata maman o mama. Altro compito dei sacerdoti è quello dell’analisi degli uomini. Si ritiene che tutti possiedano due spiriti: il ti-bon-ange, che è simile alla coscienza nella concezione occidentale; ed il gros-bon-ange che è simile all’anima della teoria occidentale ma solo più staccata dalla persona. Per esempio, quando un uomo o una donna si presentano davanti a Dio è il gros-bon-ange che presenta la persona ed espone il suo caso.
Dopo che una persona muore il gros-bon-ange va in un luogo sotto le acque. Dopo un anno e un giorno il defunto torna dai suoi familiari che possono richiamare il gros-bon-ange. Sfortunatamente questo è un servizio molto dispendioso che può richiedere un significativo sacrifico animale, spesso di un bue. Questo ritarda considerevolmente l’esecuzione del servizio religioso e se trascorre troppo tempo il defunto rimane senza riposo e può causare disagi e malattie.

Sacerdote di Shango-Heviosso
Il Pantheon degli dei, chiamati Loa o Misteri, associati con la religione del Vodoun è enorme e aumenta sempre, con deità locali e spiriti ancestrali.
Nella cosmologia del Vodoun ci sono tre livelli di divinità:
Mawu-Lisa: La religione del Dahomey è governata dal supremo spirito chiamato Mawu-Lisa. Egli è spesso concepito come la deità creatrice androgena che dispose l’ordine dell’universo prima di creare la vegetazione, gli animali e l’umanità.  Il popolo Fon celebra la creazione in una settimana di quattro giorni. Il primo giorno Mawu-Lisa stabilì l’ordine universale e creò l’uomo dall’acqua e dal fango. Il secondo giorno rese ospitale la terra per il genere umano. Il terzo giorno, gli umani ricevettero la vista, la parola, e la comprensione del mondo in cui vivevano. Infine, l’ultimo giorno Mawu-Lisa presentò all’uomo gli strumenti della tecnologia. Questa figura, a volte riferita come due entità gemelle separate, Mawu (spirito femminile) e Lisa (spirito maschile), è quindi il creatore del mondo e la divinità suprema. Ad Haiti, Gran Met, o Gran Maestro, anche conosciuto con Bondye, dal francese bon dieu, è la  divinità suprema, un’entità che preside allo spirito del mondo ma non è direttamente adorato. Egli ha assunto il ruolo di dio supremo e Mawu-Lisa è stato per lo più dimenticato. Mawu, l’aspetto femminile, è associato con l’Est, la luna notturna, la fertilità, la maternità e la notte. Lisa, l’aspetto maschile, è associato con l’Ovest, il sole diurno, il calore, il lavoro e la forza. Mawu-Lisa è onnipotente e buono, ma viene considerato troppo trascendente ed inconoscibile per l’adorazione personale. Quindi i servitori Vodoun pregano i Loa, creazioni di Mawu-Lisa che non sono soggetti alle leggi della natura e posseggono qualità divine, spesso equiparate a quelle dei santi cristiani.
- I Loa, o Lwa, i Misteri, le divinità centrali all’adorazione. I Loa non sono precisamente dei, ma piuttosto antenati, grandi uomini e donne, Re e Regine, e divini messaggeri. Essi sono i vari spiriti dei membri della famiglia; gli spiriti delle maggiori forze dell’universo: bene, male, vita, morte, riproduzione, salute e tutti gli aspetti della vita quotidiana. Essi possiedono i sacerdoti e le sacerdotesse durante  i riti cerimoniali e forniscono messaggi, consigli, divinazioni, apportano guarigioni, assistono nei rituali, ricevono le offerte sacrificali ma anche possono provocare danni e malefici. Nella maggior parte dei riti i Loa possiedono gli Iniziati, cioè prendono possesso temporaneo del loro corpo e della loro mente. Quando un Loa entra in una persona l’entità di questa persona se ne va, anche se non è chiaro dove. Il corpo è della persona ma in quel momento egli è effettivamente il Loa.
Il nome Loa o Lwa trova origine dal linguaggio della tribù Fon (Dahomey), e sostituisce il nome Orixa, pressoché con lo stesso significato, ma originario della tradizione Yoruba
-
 Gli Spiriti ancestrali dei Defunti e gli spiriti dei santi. Essi sono sempre presenti con il praticante, anche precedentemente all’iniziazione.  In genere le anime dei membri defunti della famiglia che non sono stati riconosciuti. I defunti della famiglia che sono ignorati sono spesso pericolosi mentre onorarli e prendersene cura produce aiuto e buona sorte.


Pantheon Principale

 Danbhala-Wedo
, o il Grande Serpente (anche chiamato Danballah o Damballah), è il padre dei Loa, che realizzò la creazione. Prima dei giorni della schiavitù, gli Africani adoravano un grande pitone, chiamato Danh-gbwe, come un’incarnazione degli dei. Il serpente  era innocuo agli umani, e i devoti

giovedì 16 gennaio 2014

Nyabinghi



Il Nyabinghi è un termine che ricopre diversi significati. Esso è attribuito:
  • ad un movimento africano attivo tra gli anni 1850 e 1950.
  • ad un culto religioso sviluppato in Giamaica negli anni cinquanta che darà vita al rastafarianesimo.
  • una delle prime musiche associate al culto rastafari.
  • una sottocategoria della religione rastafari.

Storia

Il nome nyabinghi deriva da un movimento dell'est dell'Africa attivo nel periodo tra gli anni 1850 e 1950 che fu guidato dalle popolazioni che si opponevano all'imperialismo europeo[1]. Questa forma di nyabinghi girava attorno alla figura di Muhumusa, una donna guaritrice dell'Uganda che organizzò una resistenza contro i colonialisti tedeschi. I britannici in Africa combatterono i nyabinghi, classificandoli come stregoni dopo che era stata varata l'"Ordinanza sulle stregonerie" nel 1912[1]. Muhumusa venne catturata nel 1913[2].
La resistenza nyabinghi ispirò molti giamaicani anti-colonialisti che si opponevano all'occupazione britannica, e venivano spesso organizzate delle danze e dei canti nyabinghi per invocare il potere di Jah contro l'oppressore. Il termine venne così attribuito anche ad una musica folkloristica giamaicana, diventando la più caratteristica forma di musica relativa alla religione rasta. Il nyabinghi era suonato alle cerimonie sacre chiamate "grounations", che includevano percussioni, canti e balli, assieme alla preghiera e all'uso della marijuana[1]. Nella musica nyabinghi venivano usati tre tipi di percussioni: bass (grancassa), funde e akete. L'akete suonava una sincope improvvisata, il funde suonava un battito regolare in due battute, mentre la grancassa suonava fortemente sulla prima battuta, e più leggermente nel terzo (o quarto) battito. Count Ossie (Oswald Williams) fu il primo artista a registrare della musica nyabinghi, e contribuì allo sviluppo della cultura rasta[2]. I canti nyabinghi influenzarono in seguito la musica popolare giamaicana come lo ska, il rocksteady e soprattutto il reggae[2]. Il tamburo è il simbolo dell'africanità dei rastafari, e molti sostengono che lo spirito divino di jah sia presente nel tamburo. La musica africana sopravvisse alla schiavitù perché i colonizzatori incoraggiavano a suonarla come metodo per tenere alto il morale degli schiavi. La musica afro-americana sorse con l'afflusso di influenze dei nativi giamaicani, come anche quelle dei colonizzatori europei[1].

lunedì 16 dicembre 2013

Scaldarsi con la legna - Pensieri di un agricoltore

"Con la legna ci si scalda tante volte: alla macchia per segarla...poi per caricarla...poi per riscaricarla...poi per fare i ciocchi da stufa...poi per i pezzi da camino...poi per stivarli in legnaia...poi per portarli in casa ogni giorno...
E solo dopo tutte queste scaldate riusciamo a dar fuoco alla legna e scaldarci anche in quel modo.
Con la legna ci si scalda sempre tante volte!"

Così ha esordito l'Agricoltore Anacronistico quando gli ho chiesto di parlarmi dell'argomento.
Lui viene da una famiglia che si è sempre scaldata con la stufa, e che tutt'oggi rifugge l'utilizzo del metano per il riscaldamento: lui stesso al suo podere ha 3 punti calore ed un forno alimentati a legna, e non vede altra alternativa.
Scaldarsi con la legna, e tutto parte da qui secondo una personalissima riflessione basata solo sull'esperienza (e non certo sullo studio) di cosa vuole dire fare tale scelta nel suo territorio.

Partiamo da dove arriva la legna.

Vivere in campagna non vuol dire necessariamente potersi scaldare solo con la legna, ma certamente offre svariate possibilità per farlo, anche solo recuperando legname dall'azienda.
I residui di potatura infatti costituiscono circa il 10-15% della legna arsa e sono costituiti da:
- vite: con i tralci si alimenta il forno (devono essere secchi almeno di 6 mesi) e con le branche la stufa ed il camino. La vite offre un grande caldo anche se poco duraturo. All'Agricoltore hanno insegnato a usare questa legna quando si vuole fare il pesce azzurro alla griglia (ottime le acciughe).
- olivo: i polloni vengono uniti in fasci e fatti seccare al sole per poi alimentare il forno (ottimi per il pane), i rami ed il tronco (quando capita di segarlo) sono sempre destinati al camino e alla stufa.  L'olivo offre un ottimo caldo ed è preferibile che sia molto secco e asciutto (generalmente usa tagli di almeno un anno).
- castagno: durante la potatura del castagno il nostro amico ammassa veri e propri tesori.  In barba a quanto dicono che il castagno più fresco (5-7 mesi) non è adatto al camino perchè scoppia e rischia di lanciare lapilli, lui li usa per la stufa dove il crepitio è pure piacevole da ascoltare.  Le potature di oltre un anno possono essere utilizzate anche nel camino.  Questo legno è amato dall'Agricoltore per la sua grande duttilità.
- frutti: pero e melo possono essere bruciati anche intorno ai 6-7 mesi dal taglio, ma è importante che il pesco, l'albicocco, il ciliegio ed il susino siano ben stagionati (oltre un anno): la loro resina può riservare spiacevoli sorprese nella vostra canna fumaria.

E' poi il turno del taglio dei seponali e pulizia dei campi.
Sono sempre molte le occasioni in cui ci son da ripulire le prode (il perimetro) di un campo da lavorare, oppure le volte in cui si devono sbassare (mantenere bassi) i sieponali ossia le file di alberi che delimitano una proprietà o un campo.
In entrambi i casi il pennato e la sega ci permettono di collezionare della legna (talvolta considerata minore) che può essere destinata al fuoco.
Il nostro Agricoltore riesce tagliare fino al 10% di legna destinata al consumo annuo.
L'olmo e l'acacia fanno molto caldo (sopratutto la seconda), ma devono essere ben secchi e la loro durata è bassa.  La cascia (acacia) è indicata per il fuoco del forno, e rilascia pochissima cenere: raggiunge temperature molto alte in breve tempo.
Quando è concesso (previo avviso alle autorità di competenza) è possibile anche tagliare la ginestra (un tempo lo si poteva fare liberamente), ed anche questa è molto buona per il forno (rametti e tronco).

Il restante 75-80% della legna arriva direttamente dal taglio del bosco.
In tutt’Italia sono tantissime le specie che popolano i tanti boschi: basti pensare al tesoro della macchia Mediterranea, sino a salire nelle faggete ed abetaie di montagna.
Il nostro Agricoltore vive in Toscana, ma basta fare due curve di strada ed entrare o salire nell’entroterra che tutto cambia.
Ecco quello che lui ha a disposizione:

venerdì 29 novembre 2013

Cake Walke Dancing History and (Video)



The Cake-Walk or Cakewalk was a dance developed from the "Prize Walks" held in the late 19th century, generally at get-togethers on slave plantations in the Southern United States. Alternative names for the original form of the dance were "chalkline-walk", and the "walk-around". At the conclusion of a performance of the original form of the dance in an exhibit at the 1876 Centennial Exposition in Philadelphia, an enormous cake was awarded to the winning couple. Thereafter it was performed in minstrel shows, exclusively by men until the 1890s. The inclusion of women in the cast "made possible all sorts of improvisations in the Walk, and the original was soon changed into a grotesque dance" which became very popular across the country. The authors of Jazz Dance: The Story of American Vernacular Dance reported that an early 1950s experiment with African guests turned up "no worthy African counterpart" to the Cakewalk.[2] First person accounts In the 1981 article "The Cakewalk: A Study in Stereotype and Reality" Brooke Baldwin cites "an almost exhaustive compilation of those accounts which have been found so far".[3] This compilation consists of eyewitness accounts by ex-slaves from Virginia and Georgia recorded by WPA researchers in the 1930s, along with second hand accounts from other sources. Baldwin notes that "when the researchers of the Federal Writer's Project of the WPA interviewed aged ex-slaves in the 1930s, there was no longer any need to suppress information about the happier moments of slave life."[4] Louise Jones: "de music, de fiddles an' de banjos, de Jews harp, an' all dem other things. Sech dancin' you never seen before. Slaves would set de flo' in turns, an' do de cakewalk mos' all night."[4] Georgia Baker said that she sang a song when she was a child. "Walk light ladies, De cake's all dough" She laughed and added, "Us didn't know it when we was singin' dat tune to us chillun dat when us growed up us would be cakewalkin' to de same song".[5] Estella Jones: "Cakewalkin' was a lot of fun durin' slavery time. Dey swep yards real clearn and set benches for de party. Banjos wuz used for music makin'. De women's wor long, ruffled dresses wid hoops in 'em and de mens had on high hats, long split-tailed coasts, and some of em used walkin' sticks. De couple dat danced best got a prize. Sometimes de slave owners come to dese parties 'cause dey enjoyed watchin' de dance, and dey 'cided who danced de best. Most parties durin' slavery time, wuz give on Saturday night durin' work sessions, but durin' winter dey wuz give on most any night."[6] Second hand, oral tradition accounts A South Carolinian told of Griffin, a fiddler who played for the dances of the whites as well as for the "annual cakewalks of his own people".[6] A story told to him by his childhood nanny in 1901 was repeated by 80 year old actor Leigh Whipple, "Us slave watched white folks' parties where the guests danced a minuet and then paraded in a grand march, with the ladies and gentlemen going different ways and then meeting again, arm in arm, and marching down the center together. Then we'd do it too, but we used to mock 'em every step. Sometimes the white folks noticed it, but they seemed to like it; I guess they thought we couldn't dance any better."[6]




Ex-ragtime entertainer Shepard
Edmonds recounted, in 1950, memories related to him by his parents from Tennessee; "...the cake walk was originally a plantation dance, just a happy movement they did to the banjo music because they couldn't stand still. It was generally on Sundays, when there was little work, that the slaves both young and old would dress up in hand-me-down finery to do a high-kicking, prancing walk-around. They did a take-off on the manners of the white folks in the "big house", but their masters, who gathered around to watch the fun, missed the point. It's supposed to be that the custom of a prize started with the master giving a cake to the couple that did the proudest movement."[6] Baldwin concludes that the Cakewalk was meant "to satirize the competing culture of supposedly 'superior' whites. Slaveholders were able to dismiss its threat in their own minds by considering it as a simple performance which existed for their own pleasure" (p. 211).[7] Tom Fletcher, who was born in 1873 and had a show business career beginning in 1888,[8] wrote in 1954 that when he was a child, his grandparents told him about the chalk-line walk/cakewalk, but they did not know when it started.[9] Fletcher's grandfather told him, "your grandmother and I, we won all the prizes and were taken from plantation to plantation. The dance became a great fad. It took skill and good nerves...The plantation is where shows like yours first started, son."[10] Fletcher adds that the dance was called the "chalk like walk" and "There was no prancing, just a straight walk on a path made by turns and so for

sabato 12 ottobre 2013

Estratti dal libro "Scoperte scientifiche non autorizzate" di Marco Pizzuti



Ripercorrere quindi passo dopo passo la vita e le opere di questo scienziato dimenticato servirà a fare finalmente luce su alcune tecnologie nascoste per motivi di elitario interesse. Misteri ufficialmente irrisolti come i cosidetti velivoli UFO dei nazisti, lo sviluppo delle armi geofisiche, del sistema HAARP o l'imbrigliamento dell'energia del vuoto, assumono infatti una veste scientifica non appena si viene a conoscenza degli studi compiuti da Nikola Tesla. Non si tratta tuttavia dell'unico caso di scienza soppressa...

Studiando inve il comportamento delle frequenze estremamente basse (ELF) Tesla si rese conto che la frequenza di risonanza della Terra era uguale a quella di risonanza dello spazio compreso tra la superficie terrestre e la ionosfera (per circa 70/80 Km da terra) fissandole quindi entrambe a circa 8 Hz (...) Le sue sperimentazioni si estesero fino fino a comprendere tutti i tipi di frequenze, comprese quelle utilizzate naturalmente dal corpo umano. Giunse così ad individuare anche gli effetti biologici positivi e negativi prodotti dai campi elettromagnetici sull'uomo. Studiò in particolar modo le frequenze dello spettro gamma bassa, dette ELF (8-20 Hz), VLF (20-100 Hz), e concluse che le onde ELF molto basse, da 4 a 7 Hz, sono altamente dannose all'attività bioelettrica del cervello. mentre altre leggermente più alte ne favoriscono il rilassamento (8Hz) e il benessere.

L'armosfera dello strato più basso, pur essendo un isolante perfetto, sotto l'effetto della grande forza elttromotrice prodotta dalle bobbine di Tesla conduce liberamente la corrente. Tesla notò che la conduttività cresceva molto rapidamente con il rarefarsi dell'atmosfera e con l'aumento delle tensioni elettriche arrivando fino al punto di lasciar scorrere la corrente come se osse un filo di rame. Telsa affermò di avere dimostrato in maniera inconfutabile come enormi quantità di energia elettrica potevano essere trasmesse agli strati più alti dell'atmosfera senza limiti di distanza. Nell'articolo comparso sull'Electrical Review del 29 marzo 1899, Tesla manifestò addirittura il timore di poter incendiare l'atmosfera durante i suoi esperimenti con grandi potenze elettriche. Sapendo quindi che la parte più bassa dell'atmosfera in condizioni normali è isolante, mentre quella più alta è conduttiva, Tesla ideò una tecnica per trasmettere e immagazzinare corrente su quest'ultima. Lo scopo era quello di rendere utilizzabile e accessibile questa corrente da qualsiasi altre parte del globo mediante l'uso di fasci di particelle conduttive posizionati a terra.

L'alta atmosfera, essendo caratterizzata dalla presenza di gas a bassa pressione, una volta ionizzata diviene un buon conduttore di elettricità. La porzione di alta atmosfera tra il trasmettitore e il ricevitore può quindi condurre corrente esattamente come un tubo al neon di proporzioni planetarie, a patto, ovviamente, che vi sia energia a sufficienza. Viceversa, la nostra Terra, che sappiamo possedere proprietà conduttrici (ottime a determinati voltaggi e frequenze), ha un raggio di circa 6000 km ed è circondata da un piccolo strato di bassa atmosfera che ha invece caratteristiche isolanti. Il nostro pianeta riceve molta energia dalle particelle cosmiche di cui è fatto bersaglio dallo spazio (per es. dal Sole) e avendo nello stesso tempo sia un proprio movimento rotatorio che un campo magnetico, si comporta come una gigantesca dinamo. Tra l'area terrestre conduttiva e la parte di atmosfera conduttiva più alta (troposfera e ionosfera) vi sono solo i pochi chilometri di spessore della bassa atmosfera, che funge da isolante tra le prime due. Di conseguenza, creando artificialmente un collegamento tra le due zone conduttrici del pianeta, la differenza di potenziale elettrico produce un passaggio di corrente. L'energia che fluisce attraverso l'aria, infatti, è caratterizzata da un'alta tensione a bassa potenza, mentre quella che fluisce attraverso la terra da un'alta potenza a bassa tensione.
La Terra possiede una sua naturale carica negativa rispetto alla regione conduttiva dell'atmosfera, che inizia a un'altezza di 50 km. L a differenza di potenziale tra la terra e questa regione è di circa 400.000 volt. In prossimità della superficie terrestre vi è un onnipresente campo elettrico di circa 100 V/m diretto verso il basso. Un trasmettitore con bobine Tesla sintonizzato sulla frequenza di risonanza della Terra  crea un disturbo locale nella sua carica che si manifesta  come una variazione della densità del campo elettrico. Tale disturbo si propaga dal trasmettitore, ma la sua intensità diminuisce man mano che si allontana da esso. Un trasmettitore sufficientemente potente, invece, produce una distorsione del campo che si propaga ovunque, sino a raggiungere il punto del globo diametralmente opposto, per essere poi riflessa verso il punto d'origine. Mentre il metodo di trasmessione tra Terra e atmosfera richiede la costruzione di un impianto di trasmissione e di un impianto di ricezione opportunamente sintonizzati tra loro, con il sistema interamente di Terra, invece, è sufficiente un trasmettitore sintonizzato sulla frequenza di risonanza ( o una delle sue armoniche) di quest'ultima, poichè a svolgere l'importante funzione di ricevitore sincronizzato sarà la Terra stessa.