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lunedì 11 febbraio 2013

Riflessioni e pezzi tratti dal libro "Gandhi il rivoluzionario disarmato" di Yogesh Chandha






"milioni di persone come me potranno non riuscire a realizzare la verità nella propria vita, ma sarebbero loro a fallire non la legge eterna."

"era un inguaribile ottimista, poichè vedeva "con gli occhi della fede"

"Ma una cosa si radicò saldamente in me: la convinzione che alla base di tutto c'è la morale, e che l'essenza di ogni morale è la verità." Apprese così un principio guida: "Rendi il bene in cambio del male". E cominciò a fare di ogni sua azione un esperimento di vita."

"L'opera, intitolata Hariscandra, era incentrata sulla figura di un re dall'immensa bontà d'animo e dal risoluto attaccamento alla verità. Secondo la trama, gli dei decidono di metterlo alla prova, e inviano presso di lui un bramano che dapprima gli chiede l'elemosina. In seguito, le sue pretese aumentano sempre di più, ma il re, ligio al proprio dharma, non esita a concedergli ogni cosa, e finisce per privarsi di ogni possesso, incluso il regno, e diventa suo schiavo. La moglie lo abbandona, portandosi via il figlio che muore poco dopo. Hariscandra trova impiego al campo crematorio del luogo, dove compare la donna assieme al cadaere del ragazzo da affidare alle fiamme. Fedele al suo nuovo dharma, Hariscandra insiste sul pagamento del'usuale onorario, che la moglie non ha però i soldi per pagare. "Ma è tuo figlio" lo supplica. Infine gli dei intervengono e restituiscono a Hariscandra regno e famiglia. Gandhi racconta nell'autobiografia:"Quella rappresentazione - harishchandra - mi prese il cuore, non mi stancavo mai di rivederla. Ma quante volte mi avrebbero permesso di tornarci? Ne ero ossessionato e devo aver recitato l'Harishchandra per conto mio un'infinità di volte. "Perchè tutto non può essere verità, come nell'Harishchandra?" mi chiedevo giorno e notte; ricercare la verità e subire tutte le prove che aveva subito Harishchandra diventò il mio ideale supremo".

"Bhagavad Gita
Se uno
medita sull'oggetto dei sensi, da li nasce
l'attrazione; l'attrazione divneta desiderio,
il desiderio si infiamma di passione selvaggia, la passione
genera l'incoscienza; poi la memoria - completamente tradita -
fa dimenticare lo scopo nobile e insidia la mente finchè scopo, mente e uomo non sono che rovina."

"Gandhi, che lesse la Gita con spirito di devozione, giunse alla conclusione che non si trattava di un "opera storica", ma piuttosto di un'allegoria. Ai suoi occhi il campo di battaglia descritto nel poema "è l'animo umano in cui Arjuna, che rappresenta gli impulsi superiori, combatte contro il male. Krisna è colui che dimora all'interno, e sempre sussurra i suoi consigli a chi è puro di cuore". secondo gandhi, "sotto la maschera del combattimento fisico, la gita rappresenta il duello che in perpetuo si svolge nei cuori degli uomini ... Lo scontro degli eserciti serve soltanto a rendere più seducente la descrizione". La Gita predica la rinuncia al desiderio e il non-attaccamento alle cose del mondo, ma non il ritiro a una vita di inerte contemplazione. Ciascuno deve tentare di compiere il proprio dovere servendo i suoi simili, ma con spirito distaccato, agendo ma lasciando a Dio i frutti dell'azione. Solo attraverso la rinuncia, il non-attaccamento e gli atti di servizio liberi dall'attesa dei risultati è possibile ottenere la liberazione dei legami di vita e morte, e realizzare l'identità con la realtà suprema, fonte di beatidune spirituale."

"Se un serpente fosse sul punto di mordermi, dovrei offrirmi al suo morso o ucciderlo? L'ultima domanda aveva particolare importanza per Gandhi: era infatti consapevole che senza un pieno controllo della paura non era possibile raggiungere il moksa (liberazione), ed essere un perfetto sannyasi (rinunciante). In risposta, Rajchandra osservò:
Se hai realizzato la natura transitoria del corpo mentale, e la gloria eterna dello spirito imperituro e le sue illimitate potenzialità, non desidererai barattare quest'ultimo pre prolungare l'esistenza temporanea del primo. Il problema, pertanto, non è che cosa io voglio che tu faccia, ma quale scelta tu debba operare. Tale scelta dipenderà dal tuo grado di illuminazione o consapevolezza."

domenica 10 febbraio 2013

Bhagavad Gita (Completo)






Bhagavad Gita
Il Canto Del Beato
Sri Krishna


INTRODUZIONE ALLA "BHAGAVAD GITA"

di Guido Da Todi
Il "Canto del Beato" rappresenta - senza ombra di dubbio - uno dei testi più sacri e sbalorditivi dell'intera umanità storica. Intanto, perchè esso offre non già un'indicazione di Dio, ma la Sua visione completa, a chi sappia abbandonarsi completamente ai fremiti di rivelazione che vengono, ivi, esposti.
Codesta, è una distinzione che è necessario approfondire. Ogni religione, evidentemente, scaturisce dalle più alte necessità spirituali dell'uomo. Ognuna d'esse - a prescindere dalla latitudine in cui nasce - indica Dio; e lo fa, cercandoLo oltre il vasto mondo della forma, mentre Lo considera - in un certo senso - avulso da questa.
La Bhagavad Gita - capovolgendo i termini del rapporto - mostra Dio, strettamente identificato con la natura universale, e colma, così, ogni vuoto tra l'uomo e Lui.
Il Poema sacro è uno dei capitoli della Mahabharata, e ci riporta l'insegnamento, il Vangelo di Sri Krishna. È stato composto 300 anni circa avanti la nascita di Cristo; tuttavia, gli avvenimenti storici con i quali si confronta si situano in epoca più antica; la grande guerra descritta dalla Bhagavad Gita avvenne in una data che la critica moderna fissa a 1.000 anni prima di Cristo.
Tuttavia, forse, non importa molto cercare dei riferimenti realmente accaduti, in rapporto al senso che pervade il simbolismo del Testo. È comune abitudine considerare ogni sutra dell'Opera come una corrispondenza della vita di tutti gli individui.
La Bhagavad rappresenta indiscutibilmente una totale immersione nei concetti e nei principi del "karma yoga": ossia, lo yoga dell'azione. La guerra di cui tratta (il campo di Kurukshetra) s'identifica con il forte impatto che l'animo di ognuno di noi risente, quando s'immerge nel livello reincarnativo quotidiano.
Non esiste un solo versetto che non possa e debba essere applicato a ciascuna delle contingenze che incontriamo nella vita.

martedì 5 febbraio 2013

Le lettere di Gandhi a Hitler







“Caro amico,
alcuni amici mi hanno chiesto con insistenza di scriverle una lettera per il bene dell’umanità. Io ho resistito alla richiesta, a causa della sensazione che qualunque lettera da parte mia sarebbe stata interpretata come un atto di impertinenza.
Tuttavia, qualcosa mi spinge a fare lo stesso un tentativo, qualunque valore esso possa avere.E’ evidente che lei oggi è l’unica persona al mondo che possa scongiurare una guerra che potrebbe riportare l’umanità ad uno stato selvaggio. E’ disposto a pagare questo prezzo per raggiungere il suo obiettivo, qualunque valore questo obiettivo possa avere per lei? Ascolterà l’appello di uno che ha deliberatamente rinnegato il metodo della guerra, non senza considerevoli risultati?
In ogni caso le anticipo le mie scuse se in qualche modo ho sbagliato decidendo di scriverle.
Sinceramente vostro,
M. K. Gandhi”
il 23 luglio del 1939, alla vigilia della seconda guerra mondiale, Gandhi scrisse questa lettera a Hitler, per scongiurare la Seconda Guerra Mondiale.

Fonte: 


La seconda lettera di Gandhi a Hitler

Il 24 dicembre 1940 Gandhi scrisse la sua seconda lettera ad Hitler La speranza di poter cambiare il corso della storia, o anche solo di ottenere una semplice, breve tregua, con un semplice appello umanitario, appare inevitabilmente viziata da ingenuità.