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mercoledì 1 ottobre 2014

Tetraktys

La tetraktýs (dal greco τετρακτύς, più comunemente traslitterato tetraktys o anche tetraktis, tetractys, tetractis) o numero quaternario rappresentava per i pitagorici la successione aritmetica dei primi quattro numeri naturali (o più precisamente numeri interi positivi), un «quartetto» che geometricamente «si poteva disporre nella forma di un triangolo equilatero di lato quattro»,[1] ossia in modo da formare una piramide che sintetizza il rapporto fondamentale fra le prime quattro cifre e la decade: 1+2+3+4=10.[2] «A dimostrazione dell'importanza che il simbolo aveva per Pitagora [c. 575 a.C. - c. 495 a.C.], la scuola portava questo nome e i suoi discepoli prestavano giuramento sulla tetraktys[2]

Altre caratteristiche

A sua volta il dieci rimanda all'Unità poiché 10=1+0=1.[2] Inoltre «nella decade "sono contenuti egualmente il pari (quattro pari: 2, 4, 6, 8) e il dispari (quattro dispari: 3, 5, 7, 9), senza che predomini una parte". Inoltre risultano uguali i numeri primi e non composti (2, 3, 5, 7) e i numeri secondi e composti (4, 6, 8, 9). Ancora essa "possiede uguali i multipli e sottomultipli: infatti ha tre sottomultipli fino al cinque (2, 3, 5) e tre multipli di questi, da sei a dieci (6, 8, 9)". Infine, "nel dieci ci sono tutti i rapporti numerici, quello dell'uguale, del meno-più e di tutti i tipi di numero, i numeri lineari, i quadrati, i cubi. Infatti l'uno equivale al punto, il due alla linea, il tre al triangolo, il quattro alla piramide".»[3] Forse «è nata così la teorizzazione del "sistema decimale" (si pensi alla tavola pitagorica)»,[4] tuttavia per quanto riguarda la Grecia e non per l'intera storia della civiltà e della matematica, che attesta la preesistenza di tale intuizione rispetto ai Pitagorici.
Secondo Luciano De Crescenzo, in questo modo con la matematica greca «pare che anche fra i numeri esistesse un'aristocrazia: c'erano quelli nobili e quelli plebei[5]

Simbolismo

A ogni livello della tetraktys corrisponde uno dei quattro elementi,[2] i principi cosmogonici identificati secondo i filosofi della natura presocratici.
Rappresentazione della tetraktys a piramide.
1º livello. Il punto superiore: l'Unità fondamentale, la compiutezza, la totalità, il Fuoco
2º livello. I due punti: la dualità, gli opposti complementari, il femminile e il maschile, l'Aria
3º livello. I tre punti: la misura dello spazio e del tempo, la dinamica della vita, la creazione, l'Acqua
4º livello. I quattro punti: la materialità, gli elementi strutturali, la Terra
Tale corrispondenza simbolica è attribuita a Filolao (470 a.C. - 390 a.C.), un pitagorico della seconda generazione che avrebbe fatto coincidere i quattro elementi con i primi quattro solidi platonici (terra=cubo, fuoco=tetraedro, aria=ottaedro, acqua=icosaedro).[6][7] In quest'identificazione dovettero giocare un ruolo notevole anche analogie sensibili: il cubo dà l'idea della solidità della terra, la piramide delle lingue di fuoco, ecc.

Ulteriori sviluppi

L'intuizione pitagorica è stata recuperata negli ambiti più svariati:

Anatomia Occulta

In numerose tradizioni, religioni e scuole di pensiero orientali[1] ed esoteriche, il corpo è considerato tutto ciò che – a livello più o meno materiale – riveste e ricopre la «vera essenza» spirituale di un essere che deve, attraverso pratiche religiose, liberarsi delle necessità materiali corporee per raggiungere i più alti gradi di spiritualità. Trattandosi di un'essenza "nascosta", il suo studio attiene alla cosiddetta anatomia occulta.[2]

Cenni storici

« Tutto quanto si sa dei corpi non consiste solo nell'estensione, come sostengono i moderni. Questo ci costringe a reintrodurre quelle forme che essi hanno bandito. »
(Gottfried Leibniz, Discorso di Metafisica, XVIII[3])
Ad una concezione risalente a Platone, che vedeva nei corpi la manifestazione fenomenica di un'idea trascendente, o ad Aristotele che individuava nei corpi un sinolo, cioè un'unione, di sostrato materiale e forma spirituale, si è andata sempre più sostituendo nell'età moderna una visione esclusivamente materialista che riduceva il corpo ad una mera estensione spazio-temporale.
Con Cartesio, che separò rigidamente la res extensa o «sostanza estesa», dalla res cogitans o «sostanza pensante», venne da un lato inaugurata una concezione soltanto meccanicista e quantitativa dei corpi, ripresa dall'atomismo di Democrito, mentre dall'altro, sul piano mentale, fu eliminata la distinzione che la filosofia greca poneva tra i livelli dell'anima, in particolare tra nous e dianoia, ossia tra intelletto e ragione,[4] distinzione fatta propria dalla scolastica,[5] e tramandata fino al Rinascimento. Sino allora, almeno per quanto riguarda la tradizione occidentale, le varie dottrine dell'antichità avevano trovato una sintesi filosofica nel neoplatonismo, concepito da Ficino come pia philosophia,[6] cioè come un'unica dottrina filosofico-religiosa, antitetica alle correnti di pensiero atee e materialiste, che percorrendo la storia dell'umanità ne unificava i diversi filoni spirituali, da Platone al Cristianesimo. All'interno del neoplatonismo confluivano anche concezioni del pitagorismo e del Corpus Hermeticum, la dottrina già ripresa, almeno in parte, da Porfirio, da Giamblico e Proclo.
Anche se con accezioni e funzionalità parzialmente distinte da quelle neoplatoniche, le distinzioni e le specifiche peculiarità attribuite ai corpi sono ritornate nelle dottrine esoteriche moderne, in particolare con la Società Teosofica fondata da Helena Blavatsky, e con l'antroposofia di Rudolf Steiner.

Le tre suddivisioni

La tradizione occidentale, rifacendosi alle dottrine greche e giudaico-cristiane, ha generalmente proposto una suddivisione dell'essere umano in tre livelli. Platone lo suddivideva in tre componenti: quella razionale (loghistòn), quella volitiva (thumoeidès), e quella concupiscibile (epithymetikòn),[7] oppure, in un altro contesto: nous (intelletto), thumos (passione), e epithumia (appetito).[8] Aristotele differenziava invece le funzioni dell'anima umana in: intellettiva, sensitiva e vegetativa.[9] Queste suddivisioni sono state poi assimilate e integrate nella tripartizione evangelica fatta da Paolo di Tarso che distingueva il corpo, l'anima e lo spirito.[10]

I corpi sottili possono essere pensati come vari strati sovrapposti che ricoprono il corpo grossolano

sabato 9 agosto 2014

trattato di Kundalini - Swami Sivananda

Il trattato di Kundalini
 
Tratto da:
Swami Sivananda
Kundalini Yoga
Capitolo Secondo
Kundalini Yoga - Teoria
 
Swami Sivananda Sarasvati (1887-1963) nacque in una grande e nobile famiglia del Sud dell'India; laureatosi in medicina, si dedicò alla professione in Malesia con grande successo. Nel 1924, attratto dal richiamo della ricerca spirituale, approdò a Rishikesh, alle pendici dell'Himalaya, dove nel 1932 fondò lo "Sivananda Ashram" e nel 1936 la "Divine Life Society". Scomparso nel 1963, ha lasciato più di 300 libri sullo Yoga, traducendo oltre alla Bhagavad Gita anche i Brahmasutra, il Bhagavatam, molte Upanishad e scrivendo moltissimi altri volumi su tutti gli aspetti pratici dello Yoga, del Vedanta e della Sadhana spirituale.
 
 
Le nadi sono i canali astrali fatti di materia astrale, che portano le correnti psichiche. Il termine sanscrito "nadi" viene dalla radice "nad", che significa 'movimento'. È attraverso queste nadi (sukshma, passaggi sottili) che si muove, o fluisce, la forza vitale, o corrente pranica. Poiché sono fatte di materia sottile, non possono essere viste dai nudi occhi fisici e sul piano fisico non è possibile fare nessun esperimento di prova. Queste yoga nadi non sono i comuni nervi, arterie e vene che si conoscono in anatomia e fisiologia (vaidya shastra); le yoga nadi sono completamente diverse da queste. Il corpo è pieno d'innumerevoli nadi, che non possono essere contate. Diversi autori specificano il numero delle nadi differentemente, da 72.000 a 350.000. Quando volgete la vostra attenzione alla struttura interna del corpo, siete presi da meraviglia e stupore; perché l'architetto è lo stesso Signore Divino, assistito da esperti ingegneri e muratori - maya, Prakriti, viswa karma, ecc.
Le nadi svolgono una parte vitale in questo yoga. Kundalini, quando destata, passerà attraverso la sushumna nadi, e questo sarà possibile solo se le nadi sono pure. Perciò, il primo passo nel kundalini yoga è la purificazione delle nadi. Una conoscenza dettagliata delle nadi e dei chakra è assolutamente necessaria. Le loro ubicazioni, funzioni, nature, ecc., devono essere studiate per esteso. Le linee sottili, yoga nadi, influiscono sul corpo fisico. Prana, nadi e chakra sottili (sukshma) hanno manifestazioni e operazioni grossolane nel corpo fisico. I nervi e i plessi grossolani hanno relazione intima con quelli sottili. Dovete comprendere bene questo punto. Poiché i centri fisici hanno relazione intima con i centri astrali, le vibrazioni prodotte nei centri fisici coi metodi prescritti hanno gli effetti desiderati nei centri astrali. Ovunque c'è un incrocio di parecchi nervi, arterie e vene, quel centro è chiamato "plesso". I plessi fisici materiali conosciuti dai vaidya shastra sono: pampiniforme, cervicale, brachiale, coccigeo, lombare, sacrale, cardiaco, esofageo, epatico, faringeo, polmonare, prostatico, ecc. Similmente, vi sono plessi, o centri di forze vitali, nelle sukshma nadi e sono conosciuti come "padma" (loto) o chakra. Istruzioni dettagliate su tutti questi centri sono date successivamente. Tutte le nadi sorgono dal kanda, che è nella giunzione dove la sushumna nadi è connessa con il muladhara chakra. Alcuni dicono che questo kanda è dodici pollici sopra l'ano. Delle innumerevoli nadi, quattordici sono considerate le più importanti. Esse sono:
  •   1) Sushumna
  •   2) Ida
  •   3) Pingala
  •   4) Gandhari
  •   5) Hastijihva
  •   6) Kuhu
  •   7) Sarasvati
  •   8) Pusha
  •   9) Sankhini
  • 10) Payaswini
  • 11) Varuni
  • 12) Alambusha
  • 13) Vishvodhara
  • 14) Yasashvini
Ancora, Ida, Pingala e Sushumna sono le più importanti di queste quattordici nadi, e Sushumna è la principale. È la più alta e la più ricercata dagli yogi; le altre nadi sono subordinate ad essa. Istruzioni dettagliate su ciascuna nadi e le sue funzioni, e sul metodo di risvegliare Kundalini e farla passare di chakra in chakra, sono date nelle pagine seguenti.

Colonna Spinale

Prima di passare allo studio di nadi e chakra dovete sapere qualcosa circa la colonna spinale, poiché tutti i chakra sono connessi ad essa. La colonna spinale è conosciuta come "Merudanda"; essa è l'asse del corpo, e, come il monte Meru, è l'asse della terra. Quindi la colonna spinale è chiamata meru, altrimenti conosciuta come spina dorsale, o colonna vertebrale. L'uomo è un microcosmo. Tutte le cose che si vedono nell'universo - montagne, fiumi, bhuta, ecc. esistono anche nel corpo. Tutti i "tattva" e i "loka" (mondi) sono anche dentro il corpo. Il corpo può essere diviso in tre parti principali: testa, tronco e arti; il centro del corpo è tra la testa e le gambe. La colonna spinale si estende dalla prima vertebra, osso d'atlante, fino alla fine del tronco. La spina dorsale è formata da una serie di trentatré ossa, chiamate vertebre; ed è divisa in cinque regioni, a seconda della posizione che queste occupano:
  • 1) Regione cervicale (collo) 7 vertebre
  • 2) Regione toracica (torace) 12 vertebre
  • 3) Regione lombare (vita o lombi) 5 vertebre
  • 4) Regione sacrale (deretano, osso sacro) 5 vertebre saldate
  • 5) Regione coccigea (coccige, vertebre imperfette) 4 vertebre saldate
Le ossa vertebrali sono sovrapposte le une sulle altre, formando così una colonna per il supporto del tronco e del cranio. Esse sono tenute insieme da processi spinosi, obliqui e articolari, e da cuscinetti di fibro-cartilagine tra le ossa. Gli archi delle vertebre formano una cavità cilindrica, ovvero un passaggio per il midollo spinale. Le dimensioni delle vertebre differiscono le une dalle altre. Per esempio, la dimensione delle vertebre nella regione cervicale è più piccola che in quella toracica, ma gli archi sono più grandi. Il corpo delle vertebre lombari è il più largo e il più grande. Tutta la spina dorsale non è come una corda rigida, ma ha delle curvature che le danno elasticità. Tutte le altre ossa del corpo sono connesse con questa colonna. Tra ogni coppia di vertebre ci sono aperture attraverso cui passano i nervi spinali, dal midollo spinale alle diverse parti e organi del corpo. Le cinque regioni della spina dorsale corrispondono alle regioni dei cinque chakra: muladhara, svadhishthana, manipura, anahata e vishuddha. La sushumna nadi passa attraverso la cavità cilindrica della colonna vertebrale, mentre Ida è sul lato sinistro e Pingala sul lato destro.
Sukshma Sharira

Il corpo fisico è foggiato secondo la natura del corpo astrale; è qualcosa come l'acqua, sebbene di forma più grossolana (sthula). Quando l'acqua viene

mercoledì 7 maggio 2014

Estratti dal libro Sai baba parla del mondo e di Dio





più la persona è cosciente della sua divinità e di quella di colui che le sta di fronte, tanto più cordialmente gli va incontro. 

le mani che aiutuna sono sempre più Sante delle labbra che pregano, perchè le mani inoperose fanno della confessione delle labbra una confessione puramente informale.


 Hai delle difficoltà con il tuo partner? Hai delle difficoltà con i tuoi figli? Hai delle difficoltà con te stesso? Se è così, allora il tuo passato non è passato, ma vive nel tuo presente, continua a vivere in te.

 Il cambiamento decisivo per voi può avvenire solamente se non vi chiedete più di cosa avete bisogno voi, ma di cosa ha bisogno l'altro


 Immagina che davanti a un bambino venga messo tutto il cibo che consumerà durante la vita. Probabilmente ne rimarebbe sconcertato e non mangierebbe nulla. Opuure, immagina che a quel bambino venga detto tutto quello che dovrà compiere nella vita. Probabilmente sarebbe cos' scoraggiato che non farebbe più nulla.

 Chi pensa troppo non ha ancora trovato il vero contatto con il suo cuore.

 Io sono l'Avatar, l'incarnazione di Dio, Sathya Sai Baba. All'orecchio di più di una persona che non può ancora o che non deve ancora comprendere, quest'affermazione suona come un'arroganza. Invece non è proprio nulla di speciale: ogni persona è Dio. Ognuno è eletto. La sola differenza tra me e gli scettici sta nel fatto che Io so chi sono.

venerdì 9 agosto 2013

I SETTE SPECCHI ESSENI: il ruolo dei rapporti umani. (video)



Chi sono gli Esseni?

Chiamati anche nazareniNazareth era un loro presidio molto importante – è il popolo da cui discende Gesù Cristo e che si presume vivesse vicino a Masada. Gli Esseni erano contadini, frutticoltori e profondi conoscitori delle proprietà delle erbe, dei cristalli e del colore con i quali curavano tutti coloro che richiedevano il loro aiuto.
Detenevano quindi un’antica conoscenza (forse tramandata da Atlantide) portata in Palestina da Mosè e dal suo popolo (gli esseni) e divulgata successivamente in Europa dagli Egizi. Medici e guaritori, con leggi e tradizioni ortodosse, imponevano a chi desiderava entrare nella loro comunità delle iniziazioni che duravano fino a sette anni.
La loro era una stirpe reale, proveniente da una razza e cultura diversa da quella dei rabbini e farisei del Tempio di Gerusalemme. Convinti vegetariani, il cibo degli Esseni non poteva essere alterato (con la cottura ad esempio); non facevano sacrifici a Dio e dedicavano molto del proprio tempo a ringraziarlo, attraverso le preghiere che rivolgevano anche agli Angeli, a cui erano particolarmente devoti. Si dice che si alzassero all’alba e andassero nei boschi a chiamare le energie angeliche, con le quali si intrattenevano in modo molto naturale. Abbandonate le vanità del mondo, si erano ritirati ad una vita semplice che consentiva di avvicinarsi allo spirito per viverlo nella materia come successivamente Gesù il Cristo (cristhos = “sapere“) ci ha ampiamente raccomandato. Avevano usanze e osservanze come la proprietà collettiva, eleggevano un capo che attendesse agli interessi di tutti e i cui ordini venivano obbediti, era loro vietato prestare giuramento, controllavano la loro collera e fungevano da canali di pace, portavano armi solo per protezione contro i rapinatori, non avevano schiavi ma si servivano a vicenda e, come conseguenza della proprietà comune, non erano dediti ai commerci. Dopo un totale di tre anni si entrava a far parte del gruppo con un pasto comune, i membri appena unitisi prestavano un giuramento solenne davanti alla comunità che comprendeva l'impegno a praticare la pietà verso la divinità e l'aderenza a principi morali verso l'umanità, per mantenere uno stile di vita puro, di astenersi da attività criminose e immorali, di trasmettere intatte le loro leggi e di preservare il libro degli Esseni e il nome degli Angeli, con questo atto i neofiti assumevano l'impegno di essere totalmente leali e di non rivelare nulla ai profani, neppure se torturati a morte. Gli iniziati dovevano tacere soprattutto sulle dottrine esoteriche dei libri antichi e sui nomi degli angeli, oggetto di speculazione mistico-teologica. L'ammissione era peraltro selettiva. La struttura del gruppo esseno era gerarchica e comprendeva i gradi di postulante, di novizio e di iniziato. Sotto il profilo dottrinale gli Esseni sostenevano l'immortalità dell'anima e professavano un'escatologia di retribuzione per buoni e malvagi. Ammettevano pure la resurrezione, il giudizio finale e la fine del mondo. Tra loro, dice Giuseppe Flavio, vi furono veggenti e profeti.
Si dice che il loro nome abbia una radice ebraica hasidim (“Pii”); altri sostengono che esseni derivi dall’aramaico asya (“medico”). Ciò che di “ufficiale” si sa di loro ci viene tramandato dagli scritti di Plinio il Vecchio, Flavio Giuseppe, Filone Alessandrino e dai Rotoli di Qumran ritrovati intorno al 1947, in una zona desertica a 30 km da Gerusalemme, vicino al mar Morto grazie a una scoperta fortuita da parte di un pastorello di nome Mohammed Adh Dhib (giare contenenti dei rotoli di pelle avvolti in brandelli di tela). Il materiale in larga parte venne rivenduto a un trafficante di nome Kando che a sua volta lo rivendette al governo israeliano. Negli anni seguenti sono stati rinvenuti, in undici grotte della zona, circa 900 rotoli, alcuni ridotti in frammenti altri in discreta condizione di integrità. Ben 200 di essi riguardavano libri o parti di libri dell'antico Testamento. In particolare l'intero rotolo di Isaia, oggi conservato nel Museo detto Scrigno del Libro a Gerusalemme. Vennero ritrovati anche i rotoli con le regole della comunità e tanti altri che permisero di far luce sulla misteriosa comunità

sabato 6 luglio 2013

Estratti dal libro "Camminare" di Edwin Thoreau

 
Henry David vide in quel conflitto nient'altro che un atto di agressione ingiustificato, e per protesta rifiutò da quel momento in poi di pagare le tasse al governo di Washington. Per tutta risposta il governo lo fece arrestare e rinchiudere in prigione, ma lui accettò la pena con orgoglio e soddisfazione. Emerson, preoccupato, andò subito a fargli visita, e gli fu consentito di avvicinarsi ale sbarre della cella in cui era rinchiuso l'amico. Gli chiese " Dio mio, David che cosa ci fai lì dentro?". E lui rispose: " Dimmi tu, piuttosto, caro Waldo: che cosa ci fai là fuori?" 
Se sei pronto a lasciare il padre e la madre, e il fratello e la sorella, e la moglie e il figlio e gli amici, e a non rivederli mai più; se hai pagato i tuoi debiti, e fatto testamento, se hai sistemato i tuoi affari, e se sei un uomo libero, allora sei pronto a metterti in cammino.
se ne stanno nelle loro botteghe non solo l'intera mattinata, ma anche tutto il pomeriggio, magari seduti con le gambe accavallate, come fanno in molti - quasi che le gambe fossero fatte per sedervisi sopra e non per mettersi eretti o camminare... 
Mi allarmo quando, addentrandomi per un miglio in un bosco, mi accorgo di camminare con il corpo senza essere presente con lo spirito. Vorrei, nei miei vagabondaggi pomeridiani, dimenticare le occupazioni del mattino e gli obblighi sociali. Ma talvolta non è facile liberarsi delle cose del villaggio. Il pensiero di qualche lavoro si insinua nella mente e io non sono più dove si trova il mio corpo, sono al di fuori di me. Vorrei, nei miei vagabondaggi, far ritorno a me stesso. Perchè rimanere nei boschi se continuo a pensare a qualcosa di estraneo a quel che mi circonda? Difido di me stesso, e non posso non rabbrividire quando mi accorgo di ssere sino a tal punto coinvolto nelle faccende quotidiane, per utili che siano, e talvolta accade.
Ho visto staccionate a metà distrutte, con le estremità disperse nella prateria, e un qualche miserabile avaro verificare con un agrimensore i propri confini, mentre il cielo viveva ovunque intorno a lui, ed egli non vedeva gli angeli volteggiare, ma cercava un vecchio buco per piantare un palo in mezzo al paradiso. 
 E gli uomini ricercano pellegrinaggi, e i pellegrini terre sconosciute. G. Chaucer

venerdì 31 maggio 2013

Estratti dal libro "Conversazione di un filosofo cristiano e un filosofo cinese sull'esistenza e la natura di Dio " Nicholas Malebranche








Scrive Chu Hsi: " Quando una certa cosa viene fatta, c'è in essa un particolare li. Per tutte le cose create nell'universo c'è in ciascuna di esse un li particolare" e " Quando si considera l'insieme di tutti gli esseri dell'universo non c'è che un solo li". Dunque li è la natura propria o ragion d'essere di ogni ente (paragonabile al suo archetipo o idea) e, insieme, l'ordine eterno che regola la totalità degli essero.

 La ragione che consultiamo quando rientriamo in noi stessi è una Ragione universale.


 Si tratterà infatti di mostrare che ciò che "affetta" le nostre menti, che le modifica, sono gli archetipi, i modelli immutabili ed eterni delle cose, le idee appunto, e non, come dettano l'apparenza e il senso comune, gli oggetti materiali. L'infinita gamma di idee e sensazioni che in infinite combinazioni ogni uomo sperimenta non ha la sua origine nè nella mente stessa (finita e perciò incapace di contare l'infinito), nè nella materia (che con la mente non ha alcun rapporto), ma nelle "idee". E Dio è il luogo delle idee, perchè solo la sua infinita essenza può racchidere l'infinità delle idee e le idee infinite, quale quella di estensione che ogni mente pensa con la massima chiarezza. Dunque solo le idee, ossia l'essenza stessa di Dio non absulute considerata, ma in quanto rappresentativa delle cose, "tocca" la mente umana, immediatamente unita al suo Creatore.

 La verità è indivisibile. non è capace di varietà; solo lei può costituire il punto di incontro fra gli spiriti.

 Voi siete infatti finito e gli attributi dell'infinito non sarebbero i suoi attributi, se una mente finita potesse comprenderli. Si può dimostrare che è così, ma non si può spiegare come ciò sia: si può provare solamente che deve essere incomprensibile e inspiegabile a tutte le menti finite.

 La più bella prova dell'esistenza di Dio, la più alta, la più consistente, la prima prova (...) è l'idea che abbiamo dell'infinito.
  
Occorre senz'altro giudicare la realtà delle idee da ciò che si vede che esse racchiudono.

 Per comprendere meglio tutto questo - la realtà è l'efficacia delle idee - è bene che riflettiate molto su due verità. La prima, che non si vedono gli oggetti in se stessi e che non si sente neppure il proprio corpo in se stesso, ma attraverso la sua idea. La seconda, che una stessa idea può toccarci con percezioni tutte differenti.

 E' infatti una proprietà dell'Essere infinito l'essere uno.






venerdì 24 maggio 2013

Estratti dal libro "Il codice della luce" Daniel Lumera

 
 
Chiesi al Sole: "Cosa sono i problemi?" "L'ombra è solo la testimonianza della luce". Mi rispose
 
E quello che ho compreso è che quella origine era sempre la stessa: l'amore... era quella l'energia dalla quale tutto nasce e dalla quale tutto si emana.
 Il solo immaginare la luce dentro se stessi produce benessere.
 
cercare di spiegare questi stati elevati di consapevolezza sarebbe come cercare di spiegare l'esistenza di Dio senza l'esperienza diretta. 
 
Il corpo è un mezzo affinchè la coscienza possa esprimersi, ma non è la coscienza. Quasi sempre l'essere umano vive identificandosi con esso, scambiando l'auto per il conducente. 
 
Normalmente pensiamo che la rabbia sia qualcosa di negativo, dimenticandoci che invece è una frequenza distorta dell'amore. Tutte le esperienze che facciamo, tutte le persone che incontriamo e le relazioni che iniziamo hanno questa funzione: farci integrare l'esprienza dell'unità, superando questa condizione di separazione che ci isola dal resto dell'universo come coscienza separata ed individuale. 
 
La felicità che si prova quando la propria coscienza sperimenta l'unità del piano solare, non ha niente a che fare con la felicità comunemente intesa perchè è una felicità esistenziale e non dipende da altro che dal fatto di esistere. Normalmente noi siamo felici se qualcosa va bene e infelici se qualcosa va amle: il nostro stato dipende dall'esterno, dal lavoro, dalle relazioni, dalle situazioni, dalle notizie che ci danno. Esiste tuttavia un altro tipo di felicità che non dipende da queste cose: questa è la nostra condizione naturale, dalla quale venimo, nostra per diritto di esistenza. 
 
La coscienza è il contenitore della consapevolezza, La consapevolezza deriva dell'esperienza. 
 
Il senso di ogni vera guarigione e di ogni vera soluzione non è quello di superare la malattia o di risolvere il problema, ma è la consapevolezza di essere una coscienza aldi là della malattia e del problema.
 
Un uomo più evoluto non è quello che al posto della clava ha il cellulare, ma quello che sa cosa sia l'amore, che conosce e porta la pace, che è capace di perdonare e di guardarsi allo specchio per cambiare ed ammettere i propri errori. 
 
Esiste un livello di espansione nel quale anche lìesigenza di cambaire il proprio codice è superflua perchè tutto appare perfetto così come è, senza luci nè ombre. In questa nuova coscienza si sperimenta la pace. Al di là delle nostre necessità personali esiste la gioia dell'esistenza. Al di là del desiderio di avere e di fare esiste la gioia dell'essere. Questo è il vero obiettivo della conoscenza.
 

martedì 21 maggio 2013

Diventare sé stessi, Mauro Scardovelli (Video)



Estratti dal libro "libro religioni del mondo" di Huston Smith


Abbiamo bisogno del coraggio come pure dell'inclinazione per consultare e trarre vantaggio dalle "tradizioni sapienzali dell'umanità".

Nel 1970 scrissi di un "mondo post-tradizionale". Oggi sono convinto che soltanto le tradizioni vive rendano possibile l'esistenza di un mondo. Robert Nelly Bellah

La terza considerazione è l'univeralità: ogni religione mescola principi universali con particolarismi locali. I primi, una volta fatti emergere e chiariti, parlano alla parte genericamente umana di noi tutti, laddove i secondi, ricche miscele di riti e leggende, non sono facilmente acessibili agli osservatori esterni.

Quando si passano al vaglio le religioni alla ricerca di queste verità, ne appare un volto diverso e più pulito. Diventano le tradizioni spaienzali del mondo. Vanno sempre più somigliando a banche dati che ospitano la più perfezionata saggezza della razza umana. Dato che questo testo si concentra proprio su queste riserve di pazienza, si sarebbe potutto anche intitolare: "Le grandi tradizoni sapienziali del mondo".

Infatti, che cosa vogliamo? E' facile dare una risposta semplice, non altrettanto fornirne una buona.

Quando però i desideri sfrenati divengono l'ambizione principale diventa impossibile soddisfarli. Questi beni, infatti, non costituiscono l'oggetto reale del proprio desiderio. E non si può avere mai abbastanza di quello che non si vuole veramnete. Nel linguaggio hindu: "Tentare di soddisfare il desiderio di richezza con il denaro è come cercare di spegnere un fuoco versandoci sopra del burro". An
che l'Occidente ne sa qualcosa. "La povertà consiste non nella diminuzione dei propri beni, ma nell'aumento della propria avidità", scrisse Platone, e Gregorio Nazianzeno, da buon teologo, avalla questa tesi aggiungendo: "Potreste anche procurarvi tutta la richezza di questo mondo, ne rimarebbe ancora latrettanta la cui mancanza vi renderebbe poveri". "Il successo è uno scopo senza un punto di sazietà", ha scritto recentemente uno psicologo, e un gruppo di sociologi che ha analizzato una città americana del Midwest ha riscontrato che "sia gli uomini d'affari che i lavoratori più umili, che sudano sette camicie per guadagnarsi lo stipendio, si tengono al passo con la assai più rapida crescita dei loro desideri individuali".

Nel lunghissimo periodo, infatti, l'induismo fa una distinzione familiare anche all'Occidente, quella tra età sul piano anagrafico, ma su quello psicologico uno potrebbe essere ancora infantile, mentre l'altro pienamento adulto. Per gli hindu la distinzione copre più vite...

Infatti, per quanto in un senso molto lato si possa contemplare una religione incentrata sul culto dell'io, la religione autentica comincia con la ricerca del senso e del significato al di là dell'egocentrismo. Essa rinuncia alle pretese finalistiche dell'ego. (...) Lo spostamento segna il primo grande passo nella religione in quanto produce la religione del dovere, che, dopo piacere e successo, n
ella prospettiva hindu rappresenta il terzo grande scopo nella vita. Il suo potere sugli individui maturi è incredibile. Innumerevoli persone hanno trasformato la volontà di ricevere in volontà di dare, la volontà di guadagnare in volontà di servire. Non per trionfare ma per fare del proprio meglio: comportarsi responsabilmente, qualsiasi sia il compito assegnato, è diventato il loro obiettivo primario.

al se umano è sottesa una riserva di essere che lo anima e che non muore mai, non si esaurisce mai e non ha limiti in termini di consapevolezza e di beatitudine. Tale centro infinito di ogni vita , questo se nascosto o Atman, non è altro che Brahman, la divinità. Fatto di corpo, personalità e Atman-Brahman, un se umano non è descritto in modo esauriente finchè non vengono messe a fuoco tutte e 3
le componenti. Se però questo è vero e davvero siamo infiniti nella nostra essenza, perchè ciò non emerge in tutta evidenza? Perchè non ci comportiamo di conseguenza? (...) La risposta, dicono gli Hindu, sta nella profondità a cui l'Eternità è sepolta, sotto la quasi impenetrabile massa di distrazioni, falsi presupposti e amor proprio istintivo che abbracciano la superficie del nostro se. Una lampada può essere coperta di polvere e sporcizia da oscurare completamente la luce che emette. Il problema che la vita pone al se dell'uomo è di purificare le scorie del proprio essere al punto he il suo centro infinito possa risplendere in piena luce.


Come ci si potrebbe sentire delusi per una sconfitta se si sperimentasse ugualmente come propria la gioia della vittoria altrui? Allo stesso modo, come potrebbe toccarci l'essere passati in una promozione, se riuscissimo a godere anche noi del successo ottenuto dal nostro rivale?

Rispetto ai bambini noi siamo maturi, ma rispetto ai santi siamo bambini.

Le upanisad parlano di una "conoscenza di Quello la cui conoscenza porta la conoscenza di tutto". Probabilmente qui "tutto" non implica un'onniscenza in senso letterale, ma con più probabilità si riferisce a un'intuizione che dischiude il senso di ogni cosa.

La parola yoga deriva dalla stessa radice dell'inglese yoke (e dall'italiano giogo), che veicola un duplice significato: Unire (accopiare) e sottoporre a un addestramento disciplinato (soggiogare, passare sotto il gioco). Nel vocabolo sanscrito sono presenti entrambe le connotazioni. Pertanto, in una definizione generale, yoga si riferisce a un metodo formativo, mirato a portare all'integrazione o all'unione.

Ciò che è peculiare all'induismo è l'attenzione che ha prestato all'identificazione dei tipi-base di personalità spirituale spirituale e alla disciplina che ha la maggiore probabilità di funzionare con ciascuna. Il risultato è il riconoscimento, che pervade tutta la religione, che sistono molteplici strade per raggiungere Dio e ciascuna richiede la propria particolare modalità di viaggio. In base
al calcolo hindu, i tipi-base di personalità spirituale ammontano a quattro. Alcune persone sono principalmente riflessive. Altre sono fondamentalmente emotive. Altre ancora sono essenzialmente attive. Infine alcuni sono inclini alla sperimentazione. Per ciascun tipo di personalità spirituale dell'induismo prescrive un tipo di yoga particolare, mirato a far tesoro del punto di forza specifico di ciascun tipo.

L'Atman (Il Dio interiore) deve traformarsi da concetto in consapevolezza. Per questo progetto viene proposta una serie di modi per riflettere. Per esempio, si può magari consigliare al discepolo di esaminare il linguaggio quotidiano e meditare sulle sue implicazioni. La parola " mio" implica sempre una distinzione tra il possessore e l'oggetto posseduto; quando parlo del mio libro o della mia giacca, non penso di essere tali cose. Ma parlo anche del mio corpo, della mia mente o della mia personalità, dimostrnado in un certo senso che mi considero separato anche da questi. Cos'è questo "sè" che possiede il mio corpo e la mia mente, ma non coincide con essi?

Il nostro termine "personalità" deriva dal latino persona, che originariamente si riferiva alla maschera indossata da un attore quando saliva sul palcoscenico per recitare, la maschera attraverso (per) cui faceva risuonare (sonare) la parte stessa. La maschera stava a indicare il ruolo, mentre dietro di essa l'attore rimaneva nascosto e anonimo, lontano dalle emozioni che rappresentava. La perfezi
one, dicono gli hindu, sta in questo, dal momento che i ruoli sono esattamente equivalenti alle nostre personalità, delle quali siamo temporaneamente investiti per quella che è la più grande delle tragicommedie, il dramma della vita, dove siamo al contempo co.autori e attori. Come una brava attrice dà il meglio di sè alla propria parte, così anche noi dovremmo recitare pienamente la nostra. Il nostro errore sta nel confondere la parte che ci è assegnata attualmente con ciò che siamo realmente. Il compito della yogini è correggere questa faòsa identificazione. Rivolgendo all'interno la propria consapevolezza, deve perforare i diversi strati della propria personalità, finchè, avendo inciso in tutti, non raggiunga l'attrice anonima, gioiosamente disinteressata che risiede al suo interno.

Tu sei colui di cui non c'è altro vedente, udente, pensante o agente.

Nasce così la storia dello yogi che, mentre sedeva in meditazione sulle rive del Gnage, vide cadere nell'acqua uno scorpione. Lo tirò fuori e ne ottene soltanto di essere punto. Lo scorpione ricadde subito nell'acqua; di nuovo lo yogi lo salvo e fu punto ancora. La sequenza si ripetè altre due volte, finchè un passante domandò allo yogi: " Perchè continui a salvare lo scorpione quando la sua sola forma di gratitudine è di pungerti?" Lo yogi rispose: "Pungere è nella natura degli scorpioni. Aiutare gli altri quando possono è nella natura degli yogi".

Le persone sono perennemente impegnate nel tentativo di impadronirsi della Realtà con le parole, ma finiscono poi per scoprire che il mistero deplora i loro discorsi e i loro balbettii sono inghiottiti dal silenzio. Il problema nonsta nel fatto che la nostra mente non è abbastanza brillante, ma è più profondo. La mente, intesa nel suo significato comune e ordinario, è il tipo di strumento sbagli
ato per quest'impresa e il risultato è quello che si otterebbe cercando di svuotare l'oceano con una rete o prendere al lazo il vento. La venerata preghiera di Sankara, il Tommaso d'Aquino dell'induismo, inizia con l'invocazione: "O tu al cui cospetto ogni parola tace". La mente umana si è evluta per facilitare la sopravvivenza del mondo naturale e si è adattata a gestire oggetti finiti. Dio, al contrario è infinito e appartiene a un ordine di realtà diverso da quello che il nostro cervello riesce a cogliere. Aspettarsi che la nostra mente circoscriva l'infinito è come chiedere a un cane di capire l'equazione di Einstein con il fiuto. L'analogia diventerebbe fuorviante se , spinta in una direzione diversa, insinuasse che non potremmo mai conoscere il Dio abissale. Gli yoga, come abbiamo visto, sono vie che sfociano proprio a questa consapevolezza. Eppure, la conoscenza a cui conducono trascende la conoscenza attinta dall'intelletto razionale, perchè si eleva all'oscurità profonda ma abbagliante della coscienza mistica.

Tommaso da Kempen: "Vi è un'incomparabile distanza tra le cose che gli uomini immaginano attraverso la regione naturale e quelle che gli uomini illuminati afferrano tramite la contemplazione."

Semina un pensiero e raccogli un'azione, semina un'azione e raccogli un'abitudine, semina un'abitudine e raccogli un carattere; semina un carattere e raccogli un destino.

Gli hindu hanno una concezione simile in testa quando parlano di maya. Il mondo si manifesta come la fente lo percepisce in stato di normalità, ma ciò non giustifica il pensiero che la realtà di per sè sia così. Un bombetto che veda il primo film in vita sua prenderà le immagini in movimento per oggetti reali, senza rendersi conto che il leone che riggisce dallo schermo viene proiettato da una ca
bina sul retro della sala cinematografica. Lo stesso vale per noi: il mondo che vediamo è condizionato, e in tal senso proiettato, dai nostri meccanismi percettivi. Per cambiare metafora, i nostri recettori sensoriali registrano soltanto una fascia ristretta di onde elettromagnetiche. Con l'ausilio di microscopi e altri amplificatori, possimao scoprire altre lunghezze d'onda, ma per conoscere la realtà di per sè dobbiamo coltivare la supercoscienza. In questo stato i nostri recettori cesserebbero di rifrangere, come un prisma, la luce pura dell'essere in uno spettro di mplteplicità. La realtà verebbe conosciuta come essa effettivamente è: una, infinita, incontaminata.

La verità è una sola; i saggi le danno nomi diversi.

domenica 19 maggio 2013

La teoria della Relatività è sbagliata



Il premio Nobel per la fisica Robert Laughlin, per esempio, nel suo recente libro Un universo diverso (2006), ammette alcune manifeste illogicità di fondo della teoria  della relatività generale. Egli infatti afferma testualmente: "Per colmo d'ironia, l'intuizione più brillante di Einstein, ovvero la teoria della relatività geneale, può essere riassunta nel concettualizzare lo spazio come un mezzo, mentre la sua premessa originaria era che tale mezzo non esistesse affatto. L'idea che lo spazio possa essere costituito da una sostanza mateiale di qualche tipo è in realtà molto antica e risale addirittura agli sotici greci, che l'avevano definita etere". Einstein ha quindi escluso l'esistenza dell'etere, ma per farlo è stato costretto a ricorrere a contraddizioni logiche che hanno letteralmente trasformato la fisica in filosofia.

Queste parole fanno eco a quanto già dichiarato sulla teoria della relatività dalla più grande mente matematica della storia, Nikola Tesla: "Una magnifica archittetura matematica di grande fascino, che rende le persone cieche sugli erori che sono alla base di questa teoria. Questa teoria è come un barbone vestito di porpora che individui ignoranti considerano un re, i suoi esponenti sono uomini brillanti, ma sono dei metafisici piuttosto che scienziati… Sono convinto che lo spazio non possa essere curvato, per la semplice ragione che esso non ha proprietà. Di proprietà noi possiamo parlare solo quando ci riferiamo alla materia che riempie lo spazio. Affermare che in presenza di grandi corpi lo spazio diventa incurvato è equivalente a stabilire che qualcosa agisce sul nulla. Mi rifiuto di credere a questa teoria. La supposta curvatura dello spazio è interamente impossibile. E anche se esistesse non spiegherebbe il moto dei corpi come li osserviamo. Solo l'esistenza di un campo di forza può spiegarlo e la sua assenzione dispensa la curvatura spaziale dall'esistere. Tutta la letturatura scientifica su questo oggetto è destinata all'oblio".

La visione dello spazio-tempo come una non-sostanza dotata di proprietà analoghe a quelle di una sostanza non è nè logica nè compatibile con i dati speimentali. Potremmo piuttosto considerarla un'ideologia, scaturita da vecchie battagle un merito alla correttezza della relatività. Robert Laughlin, Nobel per la fisica nel 1998

Estratti dal libro "Cambiare il mondo" Manitonquat




Dobbiamo chiedere a noi stessi e l'un l'altro: "Com'è una vita piena? Che cosa ti realizza? Cos'è che ti dà gioia? Sono sicuro che la maggior parte di noi vuole le stesse cose: pace, sicurezza, libertà dalla paura, vogliamo che i nostri bambini siano al sicuro, felici, sani, vogliamo poter amare e manifestare il nostro amore, stare con persone che ci sostengano e ci apprezzino, vogliamo poterci dedicarci a qualche attività creativa che ci assorba, vogliamo giocare e divertirci, e vogliamo essere circondati da un ambiente bello e sano e prendere dalla natura il nutrimento per le nostre anime.

fai quello che ami e ama quello che fai

Queste nuove tribù si aiutano a vicenda attraverso diverse reti intorno al mondo di cui quello dei Villaggi è soltanto uno. Quando il primo di essi ebbe inizio, gli ideatori capirono che gli esseri umani sono fondamentalmente tribali. Questo vuol dire che la loro umanità si esprime al meglio quando vivono vicino ai loro simili, condividendo i loro pensieri e sentomenti, le loro speranze e paure, e collaborano per il più alto benessere di tutti.

Alcuni grandi edifici sono destinati ai giovani che decidono di vivere insieme con altri coetanei. Una famiglia di adulti provvede ad assisterli nei loro bisogni, ma i ragazzi hanno il proprio Cerchio e decidono da soli la maggior parte di ciò che riguarda la vita. Gli adulti, naturalmente, stanno attenti alla loro salute e sicurezza, e li aiutano nei loro blocchi nei rapporti tra di loro o con altri adulti. Ma siamo sorpresi - forse sbalorditi è più appropriato - nell'apprendere che i ragazzi possono anche decidere da soli se e quando intraprendere la strada della propria educazione, andare o no a scuola ...

Ciò che veniva riconosciuto come universale e vero nelle vecchie religioni poteva essere onorato e incorporato, ma la nuova espressione aveva bisogno di non essere rigida, quanto piuttosto potersi evolvere e cambiare continuamente. Adesso che la nostra conoscenza si espande in nuove e più alte dimensioni di consapevolezza, anche gli esseri umani si evolvono e cambiano in continuazione, ancora più velocemente, con la nostra cresciente comprensione dell'Universo (...) Religione. Una parola che significa "rilegare", "legare di nuovo insieme".

"Ci sono, non dico dei comandamenti o dogmi, ma principi spirituali a cui tutti si attengono?" "NOn esattamente. Non in forma di credo o scritture che tutti sottoscrivono, ma si, suppongo che ci sentiamo tutti molto grati d'esser vivi, rispettosi verso l'intera esistenza, verso l'Universo, la Terra. Credo che siamo tutti d'accordo che gli esseri umani sono buoni, e che quando compiono qualcosa di male non è a motivo della loro natura, quanto piuttosto il risultato di alcune ferite ricevute. Siamo tutti d'accordo che alla base della nostra natura c'è l'amore che è il dono più grande che ci è stato elargito, e che la curiosità e l'abilità d'imparare, la voflia di giocare, di diverstirsi, di fare cose belle o utili e la creatività, sono anch'esse alla base della nostra natura. Sono questi alcuni dei valori che amiamo celebrare insieme".

Quanto più sono leggi e decreti, tanto più si moltiplicano ladri e briganti. Lao tse

"Uno dei primi fondatori", ci risponde, "era un nativo americano che seguiva le tradizioni del suo popolo. Ci spiegò che la loro non era una religione, non c'era un'organizzazione, una gerarchia, nè scritture: era un cammino spirituale, un modus vivendi, e ogni persona era guidata dalla sua relazione personale con lo spirito di tutta la Creazione. Egli dava importanza al fatto che le persone non devono imitare altre culture, anche se si può imparare qualcosa da ognuna di esse.

"Avete quindi sviluppato un sistema che provvede alla sicurezza assoluta per tutti... Lo chiamereste socialismo?"
"Siete veramente interessati ad una discussione teorica adesso?"
Ci sono diversi consensi entusiasti e così la guida continua.
"D'accordo, ci possiamo prendere qualche minuto per parlarne. Quelli che non sono interessati possono tranquillamente dare un occhiata in giro per gli uffici e fare domande. Socialismo. Bene, non userei questa etichetta, associata com'è a governi che hanno usato il potere per imporre la loro politica con la paura. Finchè l'economia è uno strumento nelle mani di grandi governi e grandi multinazionali, sarà sempre controllata dalla richezza, dai ricchi e dai potenti, sia che si chiami capitalismo, socialismo, democrazia repubblica o quant'altro. E i ricchi sono dediti a preservare il loro status quo, indottrinando la gente attraverso i mass-media, isolando le persone e assicurandosi la loro conformità, grazie alla fedeltà dei militari, della polizia e del sistema carcerario, per mantenere l'egemonia dello stato e dell'industria. Per sostenere questo sistema la gente è obbligata a lavori stancanti e stressanti e a volte a un secondo lavoro per poter comprare, comprare, comprare sempre di più e infine seppellire la bellezza della Terra sotto la spazzatura dell'inquinamento.

"La condivisione completa dei beni e dei guadagni funziona per tutti?"
"Una volta che ti rendi conto che non c'è scarsità di risorse, che non c'è niente che tu non possa avere di quello che vuoi, certamente non ti preoccupa condividerlo. Tutti si ricordano cosa voleva dire avere tante cose e volerne sempre di più. E, dopo averle ottenute ti davano sempre meno gioia. Troppa tensione e poco divertimento. Troppo isolamento e solitudine, poca intimità, comprensione e apprezzamento. Un prezzo troppo alto per oggetti che non ti servono davvero o di cui alla fine non 'timporta niente. All'inizio qualcuno dei villaggi usava il sistema lavoro credito come fanno nelle comunità di Twin Oaks o Walden due. Forse c'è ancora qualcuno che lo usa e per loro va bene. Ma noi siamo diventati impazienti con un sistema troppo commerciale che sembrava allontanarci da un'uguaglianza e vicinanza completa. Volevamo provare qualcosa di iù radicale. Chiudere con i soldi. Nei raduni Rainbow funziona. E' sifficiente credere che la nostra bontà umana e la condivisione non verrà mai a mancare. E che dovremmo divertirci di più. L'abbiamo fatto e continuiamo a farlo".

Poi aggiunge che è stato meraviglioso osservare come questi bambini si prendono davvero cura fra di loro, i più grandi che aiutano i più piccoli e li incoraggiano. Si domanda dove abbiamo imparato. "In realtà, è più una questione di non i mparare il modo di isolare e ferire della cultura dominante. Noi esseri umani siamo amorevoli e premerosi per natura, almeno finchè non veniamo minacciati e spaventati. Tutta la nostra cultura del Cerchio può essere compresa meglio guardando come cresciamo ed educhiamo i nostri bambini. Ciascuno di essi viene sempre stimato altamente in modo che non perda mail la completa stima in se stesso, la sicurezza e la gioia che possiede dalla nascita.

Abbiamo osservato che è la causa della maggior parte delle nstre malattie sociali. La prima volta che un bambino viene punito si creano 2 nuovi spaventosi sentimenti: primo, che esiste qualcosa come un nemico, qualcuno che ci può arrecare del male; secondo, che ci sia qualcosa di profondamente sbagliato in noi. Il mondo non è più sicuro e affidabile. Impariamo ad avere paura degli altri esseri umani.

"da quello che abbiamo ascoltato oggi, l'educazione sembra non essere obbligatoria..". "Infatti. L'educazione avviene tutto il tempo, perchè i bambini sono curiosi e amano imparare. Ma quando vengono mandati a scuola ciò che accade è che vengono rimpinzati di lezioni fino alla gola finchè non incominciano ad odiarla. Gli esseri umani sono intelliggenti e hanno menti brillanti, prima che la scuola cominci il suo processo intorpidente e li renda stupidi. Qui i bambini non sono obbligati a frequentare la scuola, ma la maggior parte di loro ci vanno volentieri tutti i giorni". "Deve essere proprio una bella scuola! Non come quella dove sono andato io!" "Vedi, quella è la loro scuola. sono loro a decidere quello che vogliono imparare ecosa fare, e noi provvediamo alle risorse necessarie. Ce ne occupiamo tutti insieme, come per tutto il resto nel Villaggio. I nostri insegnanti sono appassionati a quello che fanno e trasmettono questa passione anche ai ragazzi. Vogliono mostrare loro le meraviglie del Creato e stimolare i loro pensieri (...) La cosa principale è divertirsi, avere una scuola dove si ride e si gioca tanto e che sia un posto sicuro in cui i bambini possano esprimere i loro sentimenti e il loro pensiero. I bambini vogliono andarci perchè è lì che sono tutti i bambini e c'è azione. Nel mondo fuori l'educazione scolastica è noiosa: lezioni compiti a casa, interrogazioni, voti. Qui non lo è mai. La noia ti prende, piuttosto, quando non sei in classe mentre tutti gli altri bambini sono lì e ti chiedi cosa potrai mai fare tutto solo, e allora decidi di andare dove c'è il divertimento". " Ma come fate a evitare aule numerose e affollate? Avete così tanti inseganti?" "Tanti insegnanti si, perchè potenzialmente ogni persona lo è, anche al di fuori degli ambienti scolastici...


Ma cos'è importnate imparare per n essere umano? come fare le cose, come creare; è facile da insegnare, ma la cosa più importante è come scoprire il valore di sè e prendersi cura di sè, come sentirsi felice di vivere e di apprendere, come godere della compagnia degli altri, come amare.

Il pensiero di non sentirci a posto con noi stessi non è mai esatto, riguarda il nostro stress mai noi stessi.

Ciò che ci sta minacciando tutti quanti è dovuto a un'incomprensione spirituale. (...) Essere connessi spiritualmente non vuol dire tentare di convertire gli altri alla propria religione. Non abbiamo bisogno di una nuova religione che ci divida ulteriormente. Abbiamo bisogno di una comprensione spirituale che vada altre a tutte le religioni esistenti, che le rispetti tutte e che ci unisca tutti insieme, con i nostri bisogni, desideri e visioni.

In tutti questi anni di counseling, il tema più comune è che quasi nessuno dei miei clienti si sente vicino a qualcuno di cui fidarsi abbastanza da condividere i propri sentimenti più profondi, qualcuno da cui sentirsi amati completamente e incondizionatamente. C'è un vasto senso di isolamento e solitudine che prevale nella società di oggi.

Il nostro problema sono 10000 anni di violenza e avidità che hanno permeato tutte le nostre culture, le nostre istituzioni pubbliche e private, la nostra educazione e che ci dicono che le nostre uniche possibilità sono di conformarci o essere emarginati e isolati. Così ci rifugiamo nei diversivi che ci propina la società, leggendo, guardando film, la televisione, giocando con i videogames, facendo shopping, usando droghe, isolandoci ancora di più.

Più diventiamo autosufficienti, meno contribuiamo all'apparato militare e al business delle prigioni, all'ingiustizia di questa economia oppressiva che crea da una parte una richezza oscena e dall'altra una povertà indicibile e la distribuzione dell'ambiente col nostro consumismo

In che modo la nostra comunità cerca di cambiare il mondo? Prima di tutto cambiando noi stessi. Notando gli schemi di discriminazione di sesso, di età, di classe e altri comportamenti oppressivi che ci sono stati instillati, e sostenendoci l'un l'altro per liberarcene. Noi contraddiciamo l'alienazione della società tenendoci la mano aldilà delle barriere che ci separano e che c'impediscono di essere davvero vicini ed amarci.

Noi siamo perfetti nel profondo di noi stessi, adesso. Le cose che non amiamo di noi stessi, adesso, sono solo il risultato delle ferite, dei condizionamenti negativi che abbiamo ricevuto. E come ormai sappiamo, tutte queste cose possono essere lasciate andare. Si sono appiccicate a noi, ma non sono noi. Noi possiamo amare completamente noi stessi e odiare odiare i nostri modelli e comportamenti. Per accrescere questa attitudine amorevole, imparate a pensare ai vostri aspetti positivi. Imparate l'auto.apprezzamento e praticatelo con regolarità. La seconda cosa da realizzare è che ogni persona che conoscete è perfetta come voi e le cose che non vi piacciono di essa sono soltanto le sue strutture, che non è la persona in se stessa a risultarvi non gradita, piuttosto è il risultato degli innumerevoli modi in cui è stata ferita. Potete amarla completamente e odiare i suoi schemi. Per migliorare questa attitudine cominciate a notare tutte le qualità delle persone che conoscete ed esprimete apertamente il vostro apprezzamento. Ricordatevi che quando le persone si relazionano a voi fanno sola una di queste due cose: o vi mostrano il loro amore o vi mostrano come sono state ferite.

martedì 7 maggio 2013

Estratti dal libro "Pensare come le montagne" di Paolo Ermani e Valerio Pignatta




Il libro che qui ho l'onore di introdurre è perfetto per chi abbia davvero voglia di saperne di più, di riflettere, di approfondire e utilizzare concretamente le informazioni per cambiare ora, per cominciare adesso una vita diversa. Il che, come noto, è teoricamente il desiderio di molti e praticamente il programma di pochi. Questo però si confà con il mio modo di vedere le cose, soprattutto su un punto, che trovo ontologicamente fondamentale: il cambiamento avverrà per iniziativa individuale e non collettiva.

Dopo la domanda: quale pianeta lasceremo ai nostri figli? ne viene spontanea un'altra: Quali figli lasceremo al nostro pianeta? Pierre Rabhi

Le risorse idriche sono in continua diminuzione in tutto il pianeta. Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, nel 2000 1 miliardo e 100 milioni di persone non avevano sufficienti risorse idriche potabili. Oggi i due quinti dell'umanità dell'umanità vivono in condizioni igieniche precarie in conseguenza della scarsità di acqua. In Asia quasi 693 milioni di persone e in Africa 300 milioni non hanno accesso a fonti di acqua pulita.

Rispetto alla deforestazione, invece, possiamo dire che solo tra il 2000 e il 2005 sono spariti 1.011.000 chilometri quadrati di foreste, pari al 3,1% del patrimonio forestale mondiale. Una superficie di oltre tre volte più grande dell'Italia. E il deserto avanza anche in altri modi.

L'inaridimento attuale riguarda circa il 47% delle terre emerse, sia per carenza di piogge, sia per innalzamento delle temperature.

Di fatto, i cambiamenti stanno già avvenendo. Sul fronte della biodiversità, infatti secondo l'ONU, tra il 1970 e il 2006 la popolazione animale è diminuita del 31% i coralli del 38% e le mangrovie del 19%.

...le malattie degenerative sono, in generale, tutte in aumento. In italia la sensibile crescita della loro incidenza non è da individuare unicamente nella mutazione della predisposizione genetica dei malati o nella diffusione di stili di vita errati, ma anche nella pessima condizione di intossicazione ambientale in cui viviamo.

Ma non è sufficiente cambiare il riduttore di flusso dei rubinetti dell'acqua, mettere i pannelli solari o intervenire all'ennesimo dibattito telematico sull'ambiente. In fin dei conti queste azioni non sono nemmeno molto utili se la griglia concettuale in cui questi comportamenti sono attuati è ancora all'interno della società dei consumi e delle sue sclerosi... ...la realtà è che la situazione
s
i sta aggravando sempre più e le persone attive e coscienti impegnano la maggior parte delle loro energie discutendo sulle varie problematiche, raccogliendo firme, organizzando conferenze e dibattiti e campagne di sensibilizzazione nella speranza, conscia o meno, di far prevalere la propria tesi rispetto a un'altra, di apparire più degli altri, di organizzare un gruppo di pressione più potente e così via. Chi poi riesce in questa competizione per il predominio della propria teoria, o raggiunge una maggiore visibilità, spesso costituisce un nuovo partito o cerca di farsi eleggere all'interno di quelli esistenti in una qualche posizione di responsabilità ( e di potere, per piccolo e ben motivato che sia). Queste dinamiche sono in effetti permesse dalla stessa organizzazione socio-politica-economica che vorremmo contrastare e che è specializzata nel reciclare ogni idea, nello svuotarla della sua carica rivoluzionaria per tramutarla in un'icona consumistica e in un trend modaiolo svuotato di ogni senso pratico. Sono storie che abbiamo già sentito e visto innumerevoli volte e che, come abbiamo constatato, non portano a modificazioni reali, ma nel migliore dei casi conducono a una misera lotta fra simili per accaparrarsi posizioni di potere, cariche prestigiose e fama... ... non basta quindi mettersi un impianto fotovoltaico sulla testa per poter affermare che ci trovimao di fronte al "nuovo mondo", non basta costruirsi una casa passiva per essere persone migliori. Le cose sono molto più complesse e richiedono coerenza e intima partecipazione.

Per fare un esempio, anche solo da un punto di vista ambientale, mettere un pannello fotovoltaico e poi mangiare carne tutti i giorni, annulla praticamente i benefici apportati dalla presunta scelta energetica ecologica.

E' stato calcolato che le emissioni prodotte per l'organizzazione e lo svolgimento della conferenza di Copenhagen sono state pari a quelle prodotte sa un paese come il Marocco nel 2006. Il calcolo è stato effettuato dal giornale inglese Sunday Times.

A Guangzhou, in Cina, nel reparto di riabilitazione da videodipendenza da Internet i pazienti vengono sotto pesti a 20 minuti al giorno di bombardamento con onde nanometriche che simulano le stimolazioni che un individuo riceve davanti allo schermo di un computer collegato alla rete. Questo metadone elettronico riduce le crisi di astinenza e calma l'ansia e la depressione che colgono coloro che vengono privati della possibilità di navigare online.

...siamo già arrivati a condizioni agricole di resa e produttività dei suoli catastrofiche. Oggi è stata stimata una perdita annuale a livello mondiale dei suoli di circa 5.5, 2.3 e 12.2 Tg di azoto, fosforo e potassio, rispettivamente. Secondo le stime della Commissione delle comunità europee il 45% (!) dei suoli europei presenta uno scarso contenuto di materia organica.

Nel 1967 il filosofo francese Bernard Charbonneau scriveva: "L'auto-mobile comanda; è il peso dell'universo e della società che ci fa adagiare le natiche sul suo sedile. Viviamo nella bagnarola; vi scorrazziamo sulle autostrade, ci mangiamo negli autogrill; ci dormiamo, ci facciamo l'amore; e ci muoriamo. Ogni divinità esige un sacrificio, e la bella dea riscuote un tributo che è commisurato al su
o prestigio e alla sua potenza. Preleva la sua decima o il suo quinto sul bilancio della città e il salario del lavoratore, per permettergli di correre dietro all'ombra della natura e della libertà, ritrovando alla fine della sua corsa la folla e il rumore da cui era fuggito: l'automobile.

In Italia abbiamo un parco macchine costituito da 36 milioni di vetture e la più alta concentrazione di auto d'Europa con 59 vetture ogni 100 abitanti. In particolare, alla fine del 2006 c'è stato il sorpasso: più mezzi che conducenti, ossia 50.961.543 veicoli a motore mentre i potenziali conducenti erano 50.679.121.

Ebbene, i costruttori di automobili sanno perfettamente tutto ciò e non cercano soltanto di mascherare in modo ambientale compaibile le loro automobili (anche se poi alla fine sono inquinanti più o meno come sempre), ma anche di vincere la corsa all'auto in teoria meno inquinante di tutte, cioè quella elettrica, a idrogeno o simili altre fantasticherie. Come si possa dire che un'automobile del ge
nere sia ambiantalmente compatibile è un volo pindarico che solo degli industriali impegnati in una costante campagna mediatica ingannevole pur di vendere, possono fare. L'elettricità o l'idrogeno che servono per far funzionare le auto come verranno prodotti? Con un colpo di bacchetta magica? Tutte le materie prime che servono per produrre un'auto, da quale angolo di mondo verranno prelevate? Con quale impatto ambientale e consumo energetico?... ...E tutte le infrastrtture collegate al trasposrto automobilistico? Saranno autostrade di fiori, muschi e licheni o avranno come sempre un impatto energetico e ambientale pesantissimo?

Lo stare deve diventare più allettante che muoversi. Se quindi ci chiediamo perchè gli essei umani viaggiano, viene subito da pensare che essi vogliano andare da qualche parte - in un determinato luogo, in un determinato paesaggio o presso determinate persone. Analizzando ancora più a fondo questo bisogno si svela presto un altro desiderio: si vuole andare via. Via da dove ci si trova, via dalla m
ediocrità, via dagli obblighi. Un bisogno primordiale basato in fondo sll'insoddisfazione. Si cercano altrove le cose che non si hanno a casa, o si pensa di non avere: libertà, sesso, anonimato, o viceversa, contatti, un ambiente armonico, fama o anche avventura. Chiediamoci a questo punto se sia possibile soddisfare questo bisogno psichico senza dover viaggiare, azione che, basti pensare ai viaggi aerei, richiede un dispendio materiale enorme. La risposta, come più volte detto, sta semplicemente nel rendere più piacevole lo stare che il viaggiare.

Se la pubblicità ci dice che un'azienda produttrice di acqua minerale in bottiglie di plastica è ambientalmente corretta perchè apre un'oasi dove fa nascere le paperelle o mette un impianto fotovoltaico, la si può trattare solamente come un tentativo di vero e proprio raggiro intellettuale. Non è possibile infatti paragonare l'enorme inquinamento che si genera dalla produzione, il trasposrto e lo smaltimento delle bottiglie di plastica con una risibile produzione di energia da fotovoltaico o la piantumazione di piccoli terreni con qualche alberello.

Non cambierete mai niente lottando contro la realtà esistente. Cambierà qualcosa solo costruendo un nuovo modello che renderà quello esistente obsoleto. Buckminster Fuller

Anche solo un rubinetto che spreca circa 8000 litri d'acqua in un anno. Ma è ancora nulla. Gli acquedotti italiani perdono sino a 60 litri ogni 100 distribuiti. E di certo i privati che li gestiscono non hanno alcun interesse a sistemare le condutture. In agricolture poi è anche peggio. Le irrigazioni agricole costituiscono da noi il 45% del totale del consumo di acqua e di questa solo il 16% per sgocciolamento temporizzato, quindi con sprechi enormi sul consumo complessivo.

Nell'oceano Pacifico è stata individuata un'isola galleggiante di rifiuti che vanno alal deriva seguendo le correnti marine. Essa ha un diametro di circa 2500 chilometri, è profonda 30 metri ed è composta per l'80% da plastica e per il resto da altri tipi di rifiuti. E' stata chiamata anche " il settimo continente". I danni all'ambiente e alle forme viventi di questa discarica oceanica sono incommensurabili. Anche nell'oceano Atlantico, nella zona del Mar dei Sargassi, c'è un'isola galleggiante di rifiuti, soprattutto di plastica, simile a quella del Pacifico.

Il potere corrompe e non rispetta nemmeno le regole che si dà a se stesso.

Come hanno dimostrato alcune ricerche, anche una bassa percentuale di clienti che boicotta un produttore di un bene o di un servizio induce l'azienda stessa a un cambiamento di rotta. A volte, anche solo il rischio che si diffond una cattiva immagine aziendale o del prodotto è sufficiente affinchè responsabili di potenti multinazionali mutino direioni programmate.

Il potere è una droga irresistibile che riempie i vuoti della propria vita, gonfia spropositatamente l'ego, rende visibili le proprie mancanze e lacune sostituite dalla superbia per la venerazione di cui si è oggetto.

Per la maggior parte delle persone occidentali, l'esistenza quotidiana è infatti ormai solitamente compressa in tempi stretti e stressanti, vuoti relazionali, scarsa disponibilità economica rispetto ai desideri o addirittura alle necessità e alle illusioni materiali evanescenti come fumose proiezioni olografiche. Il trinomio crescita, innovazione e progresso è la deità che ha presosopravvento e cui si prostrano governi, partiti e nazioni.

Se abbiamo un'automobile a testa e ogni mattina ci sono code interminabili di automobili con una sola persona a bordo, non vuol dire, come sostiene il presidente del consiglio, che siamo un popolo ricco. Vuol dire che abbiamo abdicato alla facoltà di pensare e siamo stati anestetizzati in modo irreversibile. Non ci rendiamo più conto di quanto sia assurdo incolonnarsi in code interminabili ogni mattina e non sentiamo più la sofferenza che genera.

Chi produce i beni di cui ha bisogno, sa e sa fare. Conosce l'ambiente in cui vive e le risorse che offre. Sa come utilizzarle senza esaurirle e senza guastarle. Il fine del suo lavor è migliorare il contesto in cui vive per poterci vivere sempre meglio. Il suo fare è connotato qualitativamente. E' un fare bene. Chi produce merci in cambio di denaro è inserito in un meccanismo finalizzato a produr
ne sempre di più, che non ha legami col territorio in cui si svolge, e non sa fare nulla oltre ciò per cui viene pagato. Non deve saper fare nient'altro, perchè col denaro che riceve può comprare tutto ciò che gli serve, e perchèè non sa fare nient'altro non gli resta altra scelta che comprare tutto. Quindi non può fare a meno di continuare a produrre merci in cambio di denaro. E' sottomesso a un fare privo di qualtà che ha come scopo la mercificazione totale della vita umana.

Negli ultimi anni si sta unoltre cercando di superare il livello di rapina tout court per approdare a uno stadio di furto più raffinato: i paesi ricchi o anche alcuni di quelli denominati in via di sviluppo comprano direttamente migliaia e migliaia di ettari dai vari Stati nazionali, soprattutto in Africa e Asia, proprio per cercare di assicurarsi risorse di cui non dispongono o che stanno già scarseggiando nei rispettivi territori.

Quando manca la comunità e la solidarietà non importa che pelle indossi o che lingua parli, l'importante è che gli altri non ti vengano a portare via il tuo gruzzolo faticosamente guadagnato e la possibilità di riempirti il carello al tempio del consumo. siamo convinti che con il passare del tempo avremo sempre più esempi di intolleranza e chiusura sociale slegati da connotazioni razziali o religi
ose. La differenza la farà semplicemente il grado di integrazione nella centrifuga consumistica e nelle gerarchie socio-economiche riconosciute. Non abbiamo grandi illusioni che gli immigrati portino una ventata di giustizia e solidarietà. Non se il loro punto di partenza è l'adesione entusiastica al paradiso virtuale che il capitalismo liberista offre dalle vetrine dei suoi negozi scintillanti... ...Più che di integrazione si deve dunque parlare di omologazione alla religione del consumo. Gli immigrati sono invitati a cancellare le loro culture e le loro usanze per adeguarsi almodello occidentale, enorme bazar socio-economico dove tutto si compra e tutti si vende, dove non c'è più cultura nè tradizione ma solo merce che si scambia con denaro. Prostituzione globale. Anche dei sentimenti, delle emozioni e delle credenze.

Basti pensare che il Trattato costituzionale europeo, presunto trattato di unione dei popoli, non riportava nemmeno una volta il termine "fratellanza". Conteneva però il termine "banca" 176 volte, "mercato" 88 volte, "liberalizzazione" o "liberale" 9 volte, "competizione" o competitivo"29 volte, "capitale" 23 volte.

Ci si chiede (e non crediamo retoricamente) dove stia il bello nel collassare nell'ubriacarsi fino ad andare in coma, nello stare male, nell'agire con incoscienza, quando di fronte a noi, volendo, abbiamo una vita meravigliosa da esperire con tutte le opportunità che ne derivano.

Un'organizzazione sociale dove l'arrivismo, l'ostentazione, l'apparenza, e la competizione sono la legge dominante genera un contesto dove è assai probabile che l'alienazione che ne deriva sfoci poi in comportamenti autodistruttivi. E la repressione.

La vera capacità di vivere bene sta infatti nel capire cosa vogliamo profondamente e realizzarlo.

Come hanno affermato già secoli orsono antichi filosofi la serenità sta in uno stato dell'essere e non dell'avere.

Quando di fronte a queste analisi si viene liquidati con la parola "utopisti" si nota in effetti una contaddizione. La vera utopia ci pare sia quella di continuare a credere che la mercificazione di tutti gli aspetti dell'esistenza e lo sfruttamento planetario lascino spazio per un possibile qualsiasi futuro.

A nostro parere non è vero che la tecnologia ha permess di diminuire le distanze. L e ha aumentate rendendole superficiali. Il nostro vicino di casa non è mai stato così distante come oggi. Però possimao chattare con un vegan come noi che abita in Islanda. Questa situazione sta generando una alienazione di massa mascherata da progresso scientifico. La residua umanità che ancora avevamo - nel senso
di quella qualità umana dell'essere caritatevoli e solidali tra noi che apparteniamo alla specie Homo Sapiens Sapiens - sta lasciando il posto alla metematizzazione dell'esistente e alle sovrastrutture per la sua percorribilità. Videomovimento (osservare il mondo da un finestrino) e videologia (l'ideologia di recepire le manifestazioni dell'esistenza attraverso video/film/tv%pc) sono oggi alla base della relazione umana e intraspecie. Perloomeno in occidente (e gradualmente nel resto del mondo). L'alienazione di massa e lo stato di squilibrio mentale e relazionale diffuso derivano dal fatto che la nostra condizione biologica di base, che persiste nonostante tutto (e non potrebbe fare altrimenti), risente della mancanza di esperienze concrete, dirette, toccate, annusate impastate.

Il recupero poi è anche planetario, perchè un'agricoltura che non fa uso di sostanze chimiche non inquina le falde acquifere, non stermina miliardi di microrganismi e insetti utili, non lascia depositi di metalli pesanti, non sterilizza i terreni e non ne provoca l'erosione. Senza contare che non aumenta il consumo energetico che serve per produrre i fertilizzanti chimici. Con l'agricoltura biologica, insomma, si prospetta la possibilità di lasciare in eredità all'uomo di domani un pianeta migliore.

Gli agricoltori accettano di esporsi alle sostanze tossiche che utilizzano, i commercianti accettano di distribuire e vendere i prodotti che ne derivano e i consumatori accettano di ingoiare i residui di questi composti velenosi che i cibi ormai inglobano. Tutto sembra inevitabile ma i cambiamenti di direzione sono assolutamente possibili ed essi dovrebbero partire dai consumatori stessi, senza as
pettarsi grandi strategie salutari da parte di ministeri, istituzioni o multinazionali. Quello che va rivisto è il rapporto che abbiamo con il cibo, sia dal punto di vista fisiologico, che psicologico ed etico. La scelta di prodotti coltivati senza pesticidi e il preferire alimenti di stagione, locali e non importati potrebbe aumentare significa lo stato di benessere dell'ecosistema e dell'umanità, considerata sia nel suo insieme sia nei suoi singoli individui che la compongono. Secondo un rapporto della Union of Concerned Scientists, in termini di impatto ambientale le nostre scelte alimentari competono solo con i trasporti.

la più importante associazione scientifica statunitense sull'alimentazione, l'American Dietetic Association, ha pubblicato una raccolta di dati scientifici dal titolo "Position of the American Dietetic Association "Vegetarian Diets" - Technical Support Paper" in cui vengono evidenziate positivamente le relazioni tra dieta vegetariana e riduzione di rischio per moltissime patologi croniche (e non solo il cancro) tra cui: arteriosclerosi, obesità, coronapatie, ipertensione, diabete mellito, cancro del colon, cancro del seno e della prostata, osteoporosi, calcolosi renale e diverticolosi intestinale.

Un appezzamente di un ettaro di terra coltivata è in grado di sostenere più di sette persone se queste si nutrono direttamente dei prodotti vegetali che esso produce e di 1 solo individuo se questo segue una dieta basata sul consumo di prodotti di origine animale.

Nei moderni allevamenti intensivi servono circa 10 kg di cereali per produrre 1 kg di carne bovina e 5 kg per produrre 1 kg di carne suina. In totale diamo al bestiame 3 volte il cibo che esso ci restituisce sott forma di carne, latte e uova. In media il bestiame perde quindi oltre il 70% delle calorie nei prodotti agricoli che mangia.

Un altro dato importante che rivela l'impatto della carne sugli ecosistemi e sul piano economico è quello del peso dell'allevamento di animali sulle emissioni di gas serra. In una recente analisi del World Watch Institute si sostiene che il 51% delle emissioni globali annuali di gas serra è dovuto all'allevamento fdel bestiame. Nelle sue varie filiere di lavorazione come il trattamento, la refrigerazione ecc.) C'è ancora qualcuno che crede che il problema della fame nel mondo sia dovuto alla sovrappopolazione o che semplicemente non si possa risolvere o che servano gli OGM? Il problema reale sono la volontà e la consapevolezza umane.

da un punto di vista agronomico l'appetito mondiale di biocarburanti è insaziabile. I cereali necessari per fare un solo pieno a un SUV con serbatoio da 95 litri potrebbero nutrire una persona per un anno.

Afferma Norbert Bensaid nel suo noto Le illusioni della medicina: La medicina per proteggerci sfrutta la nostra paura di morire. E cosi ci fa morire di paura.

Continuiamo a produrre tutte le merci attuali a un ritmo crescente avvalendoci di sole fonti rinnovabili? E le risorse (che già scarseggiano) per continuare a produrre le suddette fonti rinnovabili e quantità di merci sempre maggiori a livello mondiale, dove le troviamo? Su Marte, sulla Luna, su Giove? Con quali costi? Con quali Tempi? La soluzione reale, più veloce, economicamente conveniente, ambientalmente sensata e dai risultati certi è diminuire drasticamente i consui/sprechi energetici.

Una casa passiva è un'abitazione che garantisce il benessere termico senza la necessità di un impianto di riscaldamento convenzionale (termosifoni o altro). Viene definita passiva perchè le perdite termiche della casa durante la stagione fredda sono compensate quasi completamente dall'immagazzinamento passivo del calore del sole tramite le finestre ( e un ottimo isolamento) e da quello generato al
l'interno dell'abitazione da elettrodomestici e dalle persone stesse che ci vivono. Queste abitazioni possono essere costruite impiegando qualsiasi materiale di costruzione ossia legno, mattoni o cemento armato. L'energia necessaria a pareggiare il bilancio termico dell'edificio è fornita solitamente da sistemi non convenzionali come panneli solari o pompe di calore per riscaldare l'aria dell'impianto di ventilazione controllata a recupero energetico.

E invece di inquinare l'atmosfera con gli inceneritori e distruggere materiale utile o aumentare i volumi e il numero delle discariche, sarà fondamentale aprire stabilimenti per il riciclo dei rifiuti gestiti direttamente dalle amministrazioni comunali in cui impiegare giovani e disoccupati (lavori finalmente e veramente socialmente utili). Questi aspetti uniti a una radicale riduzione complessiva
di rifiuti e alla raccolta differenziata puntuale porta a porta, risolverebbero alla radice l'annoso problema dei rifiuti. In questo modo si registrerebbero risparmi economici molto elevati per la collettività e per le amministrazioni e si creerebbero numerose opportunità lavorative e di salvaguardia ambientale che nè gli inceneritori nè le discariche sono in grado di fornire.

Se poi si utilizza una cucina economica si può risparmiare anche sul gas per cucinare oltre che riscaldare l'acqua e gli ambienti creando una sensazione gradevolissima rispetto ai termosifoni tradizionali. Per non parlare del gusto dei cibi cotti su questa stufa.

Innanzitutto occorre fare una premessa, dura e cruda ma obbligata: siamo virtualizzati, non sappiamo praticamente fare più nulla. Certo non tutti, ma la stragrande maggioranza degli umani occidentali versa in queste condizioni. E per "fare" intendiamo fare con le mani, con il corpo, con i piedi, con l'astuzia, la forza, la manualità, la sapienza tramandata, l'arte della sopravvivenza innata. Siamo
alla deriva, in balia delle correnti elettroniche dei nostri megaschermi che ci trasportano in pieno oceano esistenziale dove a un tratto ci accorgiamo di essere terribilmente soli, incapaci di nuotare e dipendenti da tutto e da tutti. Ma cambiare rotta si può ed è più facile di quanto possa sembrare a prima vista. Non siamo poi così inetti. Provare per credere. Certo in questo modo siamo molto più funzionali al mercato. Chi non sa fare nulla deve acquistare tutto. E questo per una società fondata sui consumi in cui tutto viene venduto è il massimo. Tuttavia uscire dal circolo vizioso che ci costringe a lavorare sempre di più per poter acquistare sempre più merci è possibile; il percorso che porta a una maggiore libertà di sperimentare la vita dipende in gran parte solo da noi. Su la testa!

Sfatiamo un tabù che ci perseguita da sempre, quello per cui non si può scegliere e non si può decidere della propria vita ma c'è sempre qualcosa che c'e lo impedisce. Nella grandissima parte dei casi sono gentili menzogne che raccontiamo a noi stessi o sentimenti di paura rispetto a quello che ancora ci è sconosciuto. In realtà, sarebbe più opportuno assumere un atteggiamento più positivo verso l
a vita e iniziare a smettere di lamentarsi o di imputare sempre a qualcun altro la responsabilità delle nostre sventure (più o meno reali): il lamento è infatti probabilmente lo sport nazionale più praticato... ... Tutti poi ripetono il mantra per cui non si sa mai cosa può succedere e di conseguenza accumulano, accumulano e ancora accumulano. Un vezzo, diremmo, quasi preistorico, in funzione di possibili futuri tempi di carestia. Qunidi, dietro al velo di paura e alle scuse che adduciamo a noi stessi c'è ben poco di reale. Ciò che fa paura è soprattutto nella nostra mente, nel martellante pensiero del bisogno di "sicurezze". Sicurezza di arrivare alla pensione avendo regalato la propria vita a qualcun altro che è prosperato sulle nostre paure di vivere? La sicurezza di accumulare soldi e beni per i posteri? La paura di morire (alla fine, di quello si tratta) impedisce di fatto di vivere. Così si muore spiritualmente subito.

Sono sempre più coloro che si domandan dove è finita la sana e smeplice scuola di una volta. Quella che ti permetteva di imparare divertendoti coi toui compagni e non di gareggiare per prmeggiare sopra i tuoi concorrenti.

Una vera scuola dovrebbe orientare i ragazzi alla solidarietà e alla felicità per tutti sul pianeta. Il senso di giustizia, di equità e di rispetto dell'altro e del'ambiente dovrebbero essere tra i requisiti primari della pedagogia del nuovo millennio.

Va messa profondamente in discussione l'adorazione per gli imprenditori che "creano occupazione". Secondo questa dinamica qualsiasi attività intraprendano anche gli specultaori e gli industriali più avidi è meritoria, basta che essa generi posti di lavoro.

Perlomeno non nel mondo occidentale. In questa parte del globo non ci sono alibi per chi vuole veramente reinventarsi un lavoro, salvo situazioni limite. Al contrario delle persone costrette a vivere senza speranza, e anche per colpa nostra, nelle baraccopoli di mezzo mondo, qui la facoltà di cambiare ci è data. Non è necessario attendere le vacanze per respirare una boccata di libertà o per recup
erare energie da immettere nell'inferno produttivo. Non serve illudersi di essere vivi grazie all'ausilio di qualche droga o di offuscanti litri di alcol. Le occasioni di ciò che Tolstoj chiamava "vita vera" si presentano abitualmente, se sappiamo coglierle, e se non le incontriamo le possiamo anche inventare di sana pianta. Le attività utilizzabili ai finidel sostentamento e dell'espressione della creatività umana sono tante quanti sono gli individui e forse addirittura quante sono le doti che ogni persona ha nel suo bagaglio culturale e psicofisico.

Erevamo un popolo di artigiani e contadini, con conoscenze e capacità eccezionali, e siamo diventati un popolo di digitatori di tastiere, perdendo progressivamente tutta la conoscenza, , la saggezza, la capacità di attività di importanza vitale, bollandole come fossili del passato.

La crisi, se possibile, ha messo ancor più in evidenza che non mancano i soldi e le merci. Siamo sommersi dagli oggetti. Semplicemente mancano soldi o merci da sprecare ancora di più. E' un pò quello che avvine con l'energia. Non è che manchi o non ce ne sia abbastanza: essa viene semplicemente e spensieratamente sprecata in quantità crescenti. Il problema è che è proprio il superfluo ciò che si desidera e che l'impossibilità di conseguirlo scatena la terribile astinenza da spreco, una nevrosi sempre più diffusa a livello spciale ed individuale.

La spiritualità è innanzi tutto indipendenza di pensiero, di contemplazione e di azione nel rispetto dell'altro e, in secondo luogo, attività concreta di costruzione di un mondo migliore in prima persona e nella propria quotidianità.

Chi possiede danaro è danaro. Chi si identifica con le proprietà è la proprietà, o la casa, o il mobilio. Similmente con le idee o con la gente; quando vi è possesso, non vi è relazione. La maggior parte di noi possiede perchè, se non possiede, non ha altro. Siamo gusci vuoti se non possediamo, se non riempiamo la nostra vita di mobili, di musica, di conoscenza, di questo e quello. E quel guscio f
a un sacco di rumore, e quel rumore lo chiamiamo vivere; e di ciò siamo soddisfatti. Quando vi è rottura, quando ciò si frantuma, allora vi è angoscia, perchè improvvisamente si scopre come siamo fatti: un guscio vuoto senza molto significato. Esser consapevoli dell'intero contenuto della relazione è azione, e in quell'azione vi è una possibilità di relazione vera, la possibilità di scoprirne la grande profondità, il grande significato, e di sapere cos'è l'amore. Krishnamurti

Non ci sono maestri ai quali rivolgersi che possono vivere al posto nostro.

Krishnamurti rispondendo a una domanda ad hoc sul senso della vita ha chiarito che: La vita ha un significato, un fine? Il vivere in se stesso non è il proprio stesso fine, il proprio stesso significato? Perchè siamo troppo insodisfatti della nostar vita, perchè la nostra vita è troppo vuota, volgare, monotona, perchè continuiamo a fare sempre la stessa cosa, per questo vogliamo qualcosa di più, q
ualcosa che vada oltre quanto stiamo facendo. Essendo tanto vuota, sorda, priva di significato, fastidiosa, intollerabilmente stupida la nostra vita quotidiana, affermiamo che la vita debba avere un significato maggiore, ed ecco perchè Lei mi pone questa domanda. Senza dubbio, chi ha una vita ricca, chi vede le cose quali sono ed è pago di ciò che ha, non è confuso; ha la mente chiara, e pertanto non domanda quale sia lo scopo della vita. Per lui, lo stesso vivere è inizio e fine.

In sostanza, per dirla con Tolstoj: "Io pensavo un tempo che la ragione fosse la principale qualità dell'animo umano. Era un errore e io sicuramente lo sentivo. La ragione è solo lo strumento della liberazione, della manifestazione dell'essenza dell'anima: L'amore".

La popolazione italiana si concentra per l'80% sul 5% del territorio nazionale, ossia le aree urbane.

Alcune persone protestano, s'impegnano ma non cambiano la propria vita. Per fare un esempio pratico, se si va a una manifestazione contro le basi militari statunitensi in Italia e si marcia tutta la giornata scandendo slogan contro questa o quella istituzione politica o militare nazionale o internazionale, ci sembra di fare una gran cosa e di combattere con la nostra presenza e il nostro impegno l
'ingiustizia di uno strapotere strafottente, che genera una situazione poco dignitosa per il nostro paese. E sicuramente c'è del vero. Se però a fine giornata ce ne torniamo a casa passando prima dallo sportello automatico della nostra banca (che magari finanzia il commercio delle armi), poi facciamo la spesa al discount e la sera ci dedichiamo a tv "sofficini" e Coca-Cola, è palese che il sistema che condanniamo prospera sulle nostre condizioni, coscienti o meno che siano. Il passaggio fondamentale da affrontare è quindi quello della protesta ideale a una fase di cambiamento reale della propria vita, a partire dalle scelte di tutti i giorni.

Secondo Legambiente e Istituto Nazionale di Urbanistica (INU), solo in Italia, ogni giorno si cementificano 100 ettari di superficie terrestre, ossia 1 milione di metri quadri, che in un anno fa 365 milioni. In Italia. Cfr. "Legambiente e INU lanciano il Centro di ricerca sui consumi di suolo", comunicato stampa di Legambiente, 22 gennaio 2010. Solo nel periodo che va dal 1990 al 2005 è stata edificata in Italia un'area pari al Lazio e all'Abruzzo messi assieme.

In un'intervista comparsa su l'avvenire nel maggio 2007 sempre il filosofo francese afferma che "lo schermo rimpiazza l'orizzonete, e per contro il nostro orizzonte è limitato allo schermo. Ci illudiamo di vedere tutto e invece l'occhi scorge quasi nulla. (...) ormai stiamo transitando dall'obiettività alla tele-obiettività".

Le Mag (Mutua AutoGestione) sono società cooperative che operano nell'ambito dell'obiezione monetaria e della finanza critica. Sono attive in varie città del Nord Italia e raccolgono fondi e risparmi per finanziare progetti di economia solidale, cooperative e piccoli produttori agricolo biologici, botteghe del commercio equo, associazioni ambientali o di solidarietà sociale eccetera.

Un'idea si diffonde meglio se una persona la incarna. Quando la vita stessa di un individuo diventa un messaggio, quel messaggio non conosce ostacoli.