Il libro che qui ho l'onore di introdurre è perfetto per chi
abbia davvero voglia di saperne di più, di riflettere, di approfondire e
utilizzare concretamente le informazioni per cambiare ora, per
cominciare adesso una vita diversa. Il che, come noto, è teoricamente
il desiderio di molti e praticamente il programma di pochi. Questo però
si confà con il mio modo di vedere le cose, soprattutto su un punto,
che trovo ontologicamente fondamentale: il cambiamento avverrà per
iniziativa individuale e non collettiva.
Dopo la domanda: quale pianeta lasceremo ai nostri figli? ne viene
spontanea un'altra: Quali figli lasceremo al nostro pianeta? Pierre
Rabhi
Le risorse idriche sono in continua diminuzione in tutto il pianeta.
Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, nel 2000 1 miliardo e
100 milioni di persone non avevano sufficienti risorse idriche
potabili. Oggi i due quinti dell'umanità dell'umanità vivono in
condizioni igieniche precarie in conseguenza della scarsità di acqua.
In Asia quasi 693 milioni di persone e in Africa 300 milioni non hanno
accesso a fonti di acqua pulita.
Rispetto alla deforestazione, invece, possiamo dire che solo tra il
2000 e il 2005 sono spariti 1.011.000 chilometri quadrati di foreste,
pari al 3,1% del patrimonio forestale mondiale. Una superficie di oltre
tre volte più grande dell'Italia. E il deserto avanza anche in altri
modi.
L'inaridimento attuale riguarda circa il 47% delle terre emerse, sia
per carenza di piogge, sia per innalzamento delle temperature.
Di fatto, i cambiamenti stanno già avvenendo. Sul fronte della
biodiversità, infatti secondo l'ONU, tra il 1970 e il 2006 la
popolazione animale è diminuita del 31% i coralli del 38% e le
mangrovie del 19%.
...le malattie degenerative sono, in generale, tutte in aumento. In
italia la sensibile crescita della loro incidenza non è da
individuare unicamente nella mutazione della predisposizione genetica
dei malati o nella diffusione di stili di vita errati, ma anche nella
pessima condizione di intossicazione ambientale in cui viviamo.
Ma non è sufficiente cambiare il riduttore di flusso dei rubinetti
dell'acqua, mettere i pannelli solari o intervenire all'ennesimo
dibattito telematico sull'ambiente. In fin dei conti queste azioni non
sono nemmeno molto utili se la griglia concettuale in cui questi
comportamenti sono attuati è ancora all'interno della società dei
consumi e delle sue sclerosi... ...la realtà è che la situazione
s
i sta aggravando sempre più e le persone attive e coscienti
impegnano la maggior parte delle loro energie discutendo sulle varie
problematiche, raccogliendo firme, organizzando conferenze e dibattiti e
campagne di sensibilizzazione nella speranza, conscia o meno, di far
prevalere la propria tesi rispetto a un'altra, di apparire più degli
altri, di organizzare un gruppo di pressione più potente e così via.
Chi poi riesce in questa competizione per il predominio della propria
teoria, o raggiunge una maggiore visibilità, spesso costituisce un
nuovo partito o cerca di farsi eleggere all'interno di quelli esistenti
in una qualche posizione di responsabilità ( e di potere, per piccolo e
ben motivato che sia). Queste dinamiche sono in effetti permesse dalla
stessa organizzazione socio-politica-economica che vorremmo
contrastare e che è specializzata nel reciclare ogni idea, nello
svuotarla della sua carica rivoluzionaria per tramutarla in un'icona
consumistica e in un trend modaiolo svuotato di ogni senso pratico.
Sono storie che abbiamo già sentito e visto innumerevoli volte e che,
come abbiamo constatato, non portano a modificazioni reali, ma nel
migliore dei casi conducono a una misera lotta fra simili per
accaparrarsi posizioni di potere, cariche prestigiose e fama... ... non
basta quindi mettersi un impianto fotovoltaico sulla testa per poter
affermare che ci trovimao di fronte al "nuovo mondo", non basta
costruirsi una casa passiva per essere persone migliori. Le cose sono
molto più complesse e richiedono coerenza e intima partecipazione.
Per fare un esempio, anche solo da un punto di vista ambientale,
mettere un pannello fotovoltaico e poi mangiare carne tutti i giorni,
annulla praticamente i benefici apportati dalla presunta scelta
energetica ecologica.
E' stato calcolato che le emissioni prodotte per l'organizzazione e
lo svolgimento della conferenza di Copenhagen sono state pari a quelle
prodotte sa un paese come il Marocco nel 2006. Il calcolo è stato
effettuato dal giornale inglese Sunday Times.
A Guangzhou, in Cina, nel reparto di riabilitazione da
videodipendenza da Internet i pazienti vengono sotto pesti a 20 minuti
al giorno di bombardamento con onde nanometriche che simulano le
stimolazioni che un individuo riceve davanti allo schermo di un
computer collegato alla rete. Questo metadone elettronico riduce le
crisi di astinenza e calma l'ansia e la depressione che colgono coloro
che vengono privati della possibilità di navigare online.
...siamo già arrivati a condizioni agricole di resa e produttività
dei suoli catastrofiche. Oggi è stata stimata una perdita annuale a
livello mondiale dei suoli di circa 5.5, 2.3 e 12.2 Tg di azoto,
fosforo e potassio, rispettivamente. Secondo le stime della Commissione
delle comunità europee il 45% (!) dei suoli europei presenta uno
scarso contenuto di materia organica.
Nel 1967 il filosofo francese Bernard Charbonneau scriveva:
"L'auto-mobile comanda; è il peso dell'universo e della società che ci
fa adagiare le natiche sul suo sedile. Viviamo nella bagnarola; vi
scorrazziamo sulle autostrade, ci mangiamo negli autogrill; ci
dormiamo, ci facciamo l'amore; e ci muoriamo. Ogni divinità esige un
sacrificio, e la bella dea riscuote un tributo che è commisurato al su
o prestigio e alla sua potenza. Preleva la sua decima o il suo
quinto sul bilancio della città e il salario del lavoratore, per
permettergli di correre dietro all'ombra della natura e della libertà,
ritrovando alla fine della sua corsa la folla e il rumore da cui era
fuggito: l'automobile.
In Italia abbiamo un parco macchine costituito da 36 milioni di
vetture e la più alta concentrazione di auto d'Europa con 59 vetture
ogni 100 abitanti. In particolare, alla fine del 2006 c'è stato il
sorpasso: più mezzi che conducenti, ossia 50.961.543 veicoli a motore
mentre i potenziali conducenti erano 50.679.121.
Ebbene, i costruttori di automobili sanno perfettamente tutto ciò e
non cercano soltanto di mascherare in modo ambientale compaibile le
loro automobili (anche se poi alla fine sono inquinanti più o meno come
sempre), ma anche di vincere la corsa all'auto in teoria meno
inquinante di tutte, cioè quella elettrica, a idrogeno o simili altre
fantasticherie. Come si possa dire che un'automobile del ge
nere sia ambiantalmente compatibile è un volo pindarico che solo
degli industriali impegnati in una costante campagna mediatica
ingannevole pur di vendere, possono fare. L'elettricità o l'idrogeno
che servono per far funzionare le auto come verranno prodotti? Con un
colpo di bacchetta magica? Tutte le materie prime che servono per
produrre un'auto, da quale angolo di mondo verranno prelevate? Con
quale impatto ambientale e consumo energetico?... ...E tutte le
infrastrtture collegate al trasposrto automobilistico? Saranno
autostrade di fiori, muschi e licheni o avranno come sempre un impatto
energetico e ambientale pesantissimo?
Lo stare deve diventare più allettante che muoversi. Se quindi ci
chiediamo perchè gli essei umani viaggiano, viene subito da pensare che
essi vogliano andare da qualche parte - in un determinato luogo, in un
determinato paesaggio o presso determinate persone. Analizzando ancora
più a fondo questo bisogno si svela presto un altro desiderio: si
vuole andare via. Via da dove ci si trova, via dalla m
ediocrità, via dagli obblighi. Un bisogno primordiale basato in
fondo sll'insoddisfazione. Si cercano altrove le cose che non si hanno a
casa, o si pensa di non avere: libertà, sesso, anonimato, o viceversa,
contatti, un ambiente armonico, fama o anche avventura. Chiediamoci a
questo punto se sia possibile soddisfare questo bisogno psichico senza
dover viaggiare, azione che, basti pensare ai viaggi aerei, richiede un
dispendio materiale enorme. La risposta, come più volte detto, sta
semplicemente nel rendere più piacevole lo stare che il viaggiare.
Se la pubblicità ci dice che un'azienda produttrice di acqua
minerale in bottiglie di plastica è ambientalmente corretta perchè apre
un'oasi dove fa nascere le paperelle o mette un impianto fotovoltaico,
la si può trattare solamente come un tentativo di vero e proprio
raggiro intellettuale. Non è possibile infatti paragonare l'enorme
inquinamento che si genera dalla produzione, il trasposrto e lo
smaltimento delle bottiglie di plastica con una risibile produzione di
energia da fotovoltaico o la piantumazione di piccoli terreni con
qualche alberello.
Non cambierete mai niente lottando contro la realtà esistente.
Cambierà qualcosa solo costruendo un nuovo modello che renderà quello
esistente obsoleto. Buckminster Fuller
Anche solo un rubinetto che spreca circa 8000 litri d'acqua in un
anno. Ma è ancora nulla. Gli acquedotti italiani perdono sino a 60
litri ogni 100 distribuiti. E di certo i privati che li gestiscono non
hanno alcun interesse a sistemare le condutture. In agricolture poi è
anche peggio. Le irrigazioni agricole costituiscono da noi il 45% del
totale del consumo di acqua e di questa solo il 16% per sgocciolamento
temporizzato, quindi con sprechi enormi sul consumo complessivo.
Nell'oceano Pacifico è stata individuata un'isola galleggiante di
rifiuti che vanno alal deriva seguendo le correnti marine. Essa ha un
diametro di circa 2500 chilometri, è profonda 30 metri ed è composta
per l'80% da plastica e per il resto da altri tipi di rifiuti. E' stata
chiamata anche " il settimo continente". I danni all'ambiente e alle
forme viventi di questa discarica oceanica sono incommensurabili. Anche
nell'oceano Atlantico, nella zona del Mar dei Sargassi, c'è un'isola
galleggiante di rifiuti, soprattutto di plastica, simile a quella del
Pacifico.
Il potere corrompe e non rispetta nemmeno le regole che si dà a se stesso.
Come hanno dimostrato alcune ricerche, anche una bassa percentuale
di clienti che boicotta un produttore di un bene o di un servizio
induce l'azienda stessa a un cambiamento di rotta. A volte, anche solo
il rischio che si diffond una cattiva immagine aziendale o del prodotto
è sufficiente affinchè responsabili di potenti multinazionali mutino
direioni programmate.
Il potere è una droga irresistibile che riempie i vuoti della
propria vita, gonfia spropositatamente l'ego, rende visibili le proprie
mancanze e lacune sostituite dalla superbia per la venerazione di cui
si è oggetto.
Per la maggior parte delle persone occidentali, l'esistenza
quotidiana è infatti ormai solitamente compressa in tempi stretti e
stressanti, vuoti relazionali, scarsa disponibilità economica rispetto
ai desideri o addirittura alle necessità e alle illusioni materiali
evanescenti come fumose proiezioni olografiche. Il trinomio crescita,
innovazione e progresso è la deità che ha presosopravvento e cui si
prostrano governi, partiti e nazioni.
Se abbiamo un'automobile a testa e ogni mattina ci sono code
interminabili di automobili con una sola persona a bordo, non vuol
dire, come sostiene il presidente del consiglio, che siamo un popolo
ricco. Vuol dire che abbiamo abdicato alla facoltà di pensare e siamo
stati anestetizzati in modo irreversibile. Non ci rendiamo più conto di
quanto sia assurdo incolonnarsi in code interminabili ogni mattina e
non sentiamo più la sofferenza che genera.
Chi produce i beni di cui ha bisogno, sa e sa fare. Conosce
l'ambiente in cui vive e le risorse che offre. Sa come utilizzarle
senza esaurirle e senza guastarle. Il fine del suo lavor è migliorare
il contesto in cui vive per poterci vivere sempre meglio. Il suo fare è
connotato qualitativamente. E' un fare bene. Chi produce merci in
cambio di denaro è inserito in un meccanismo finalizzato a produr
ne sempre di più, che non ha legami col territorio in cui si svolge,
e non sa fare nulla oltre ciò per cui viene pagato. Non deve saper
fare nient'altro, perchè col denaro che riceve può comprare tutto ciò
che gli serve, e perchèè non sa fare nient'altro non gli resta altra
scelta che comprare tutto. Quindi non può fare a meno di continuare a
produrre merci in cambio di denaro. E' sottomesso a un fare privo di
qualtà che ha come scopo la mercificazione totale della vita umana.
Negli ultimi anni si sta unoltre cercando di superare il livello di
rapina tout court per approdare a uno stadio di furto più raffinato: i
paesi ricchi o anche alcuni di quelli denominati in via di sviluppo
comprano direttamente migliaia e migliaia di ettari dai vari Stati
nazionali, soprattutto in Africa e Asia, proprio per cercare di
assicurarsi risorse di cui non dispongono o che stanno già
scarseggiando nei rispettivi territori.
Quando manca la comunità e la solidarietà non importa che pelle
indossi o che lingua parli, l'importante è che gli altri non ti vengano
a portare via il tuo gruzzolo faticosamente guadagnato e la
possibilità di riempirti il carello al tempio del consumo. siamo
convinti che con il passare del tempo avremo sempre più esempi di
intolleranza e chiusura sociale slegati da connotazioni razziali o
religi
ose. La differenza la farà semplicemente il grado di integrazione
nella centrifuga consumistica e nelle gerarchie socio-economiche
riconosciute. Non abbiamo grandi illusioni che gli immigrati portino
una ventata di giustizia e solidarietà. Non se il loro punto di
partenza è l'adesione entusiastica al paradiso virtuale che il
capitalismo liberista offre dalle vetrine dei suoi negozi
scintillanti... ...Più che di integrazione si deve dunque parlare di
omologazione alla religione del consumo. Gli immigrati sono invitati a
cancellare le loro culture e le loro usanze per adeguarsi almodello
occidentale, enorme bazar socio-economico dove tutto si compra e tutti
si vende, dove non c'è più cultura nè tradizione ma solo merce che si
scambia con denaro. Prostituzione globale. Anche dei sentimenti, delle
emozioni e delle credenze.
Basti pensare che il Trattato costituzionale europeo, presunto
trattato di unione dei popoli, non riportava nemmeno una volta il
termine "fratellanza". Conteneva però il termine "banca" 176 volte,
"mercato" 88 volte, "liberalizzazione" o "liberale" 9 volte,
"competizione" o competitivo"29 volte, "capitale" 23 volte.
Ci si chiede (e non crediamo retoricamente) dove stia il bello nel
collassare nell'ubriacarsi fino ad andare in coma, nello stare male,
nell'agire con incoscienza, quando di fronte a noi, volendo, abbiamo
una vita meravigliosa da esperire con tutte le opportunità che ne
derivano.
Un'organizzazione sociale dove l'arrivismo, l'ostentazione,
l'apparenza, e la competizione sono la legge dominante genera un
contesto dove è assai probabile che l'alienazione che ne deriva sfoci
poi in comportamenti autodistruttivi. E la repressione.
La vera capacità di vivere bene sta infatti nel capire cosa vogliamo profondamente e realizzarlo.
Come hanno affermato già secoli orsono antichi filosofi la serenità sta in uno stato dell'essere e non dell'avere.
Quando di fronte a queste analisi si viene liquidati con la parola
"utopisti" si nota in effetti una contaddizione. La vera utopia ci pare
sia quella di continuare a credere che la mercificazione di tutti gli
aspetti dell'esistenza e lo sfruttamento planetario lascino spazio per
un possibile qualsiasi futuro.
A nostro parere non è vero che la tecnologia ha permess di diminuire
le distanze. L e ha aumentate rendendole superficiali. Il nostro
vicino di casa non è mai stato così distante come oggi. Però possimao
chattare con un vegan come noi che abita in Islanda. Questa situazione
sta generando una alienazione di massa mascherata da progresso
scientifico. La residua umanità che ancora avevamo - nel senso
di quella qualità umana dell'essere caritatevoli e solidali tra noi
che apparteniamo alla specie Homo Sapiens Sapiens - sta lasciando il
posto alla metematizzazione dell'esistente e alle sovrastrutture per la
sua percorribilità. Videomovimento (osservare il mondo da un
finestrino) e videologia (l'ideologia di recepire le manifestazioni
dell'esistenza attraverso video/film/tv%pc) sono oggi alla base della
relazione umana e intraspecie. Perloomeno in occidente (e gradualmente
nel resto del mondo). L'alienazione di massa e lo stato di squilibrio
mentale e relazionale diffuso derivano dal fatto che la nostra
condizione biologica di base, che persiste nonostante tutto (e non
potrebbe fare altrimenti), risente della mancanza di esperienze
concrete, dirette, toccate, annusate impastate.
Il recupero poi è anche planetario, perchè un'agricoltura che non fa
uso di sostanze chimiche non inquina le falde acquifere, non stermina
miliardi di microrganismi e insetti utili, non lascia depositi di
metalli pesanti, non sterilizza i terreni e non ne provoca l'erosione.
Senza contare che non aumenta il consumo energetico che serve per
produrre i fertilizzanti chimici. Con l'agricoltura biologica,
insomma, si prospetta la possibilità di lasciare in eredità all'uomo di
domani un pianeta migliore.
Gli agricoltori accettano di esporsi alle sostanze tossiche che
utilizzano, i commercianti accettano di distribuire e vendere i
prodotti che ne derivano e i consumatori accettano di ingoiare i
residui di questi composti velenosi che i cibi ormai inglobano. Tutto
sembra inevitabile ma i cambiamenti di direzione sono assolutamente
possibili ed essi dovrebbero partire dai consumatori stessi, senza as
pettarsi grandi strategie salutari da parte di ministeri,
istituzioni o multinazionali. Quello che va rivisto è il rapporto che
abbiamo con il cibo, sia dal punto di vista fisiologico, che
psicologico ed etico. La scelta di prodotti coltivati senza pesticidi e
il preferire alimenti di stagione, locali e non importati potrebbe
aumentare significa lo stato di benessere dell'ecosistema e
dell'umanità, considerata sia nel suo insieme sia nei suoi singoli
individui che la compongono. Secondo un rapporto della Union of
Concerned Scientists, in termini di impatto ambientale le nostre scelte
alimentari competono solo con i trasporti.
la più importante associazione scientifica statunitense
sull'alimentazione, l'American Dietetic Association, ha pubblicato una
raccolta di dati scientifici dal titolo "Position of the American
Dietetic Association "Vegetarian Diets" - Technical Support Paper" in
cui vengono evidenziate positivamente le relazioni tra dieta
vegetariana e riduzione di rischio per moltissime patologi croniche (e
non solo il cancro) tra cui: arteriosclerosi, obesità, coronapatie,
ipertensione, diabete mellito, cancro del colon, cancro del seno e della
prostata, osteoporosi, calcolosi renale e diverticolosi intestinale.
Un appezzamente di un ettaro di terra coltivata è in grado di
sostenere più di sette persone se queste si nutrono direttamente dei
prodotti vegetali che esso produce e di 1 solo individuo se questo
segue una dieta basata sul consumo di prodotti di origine animale.
Nei moderni allevamenti intensivi servono circa 10 kg di cereali per
produrre 1 kg di carne bovina e 5 kg per produrre 1 kg di carne suina.
In totale diamo al bestiame 3 volte il cibo che esso ci restituisce
sott forma di carne, latte e uova. In media il bestiame perde quindi
oltre il 70% delle calorie nei prodotti agricoli che mangia.
Un altro dato importante che rivela l'impatto della carne sugli
ecosistemi e sul piano economico è quello del peso dell'allevamento di
animali sulle emissioni di gas serra. In una recente analisi del World
Watch Institute si sostiene che il 51% delle emissioni globali annuali
di gas serra è dovuto all'allevamento fdel bestiame. Nelle sue varie
filiere di lavorazione come il trattamento, la refrigerazione ecc.) C'è
ancora qualcuno che crede che il problema della fame nel mondo sia
dovuto alla sovrappopolazione o che semplicemente non si possa
risolvere o che servano gli OGM? Il problema reale sono la volontà e la
consapevolezza umane.
da un punto di vista agronomico l'appetito mondiale di biocarburanti
è insaziabile. I cereali necessari per fare un solo pieno a un SUV con
serbatoio da 95 litri potrebbero nutrire una persona per un anno.
Afferma Norbert Bensaid nel suo noto Le illusioni della medicina: La
medicina per proteggerci sfrutta la nostra paura di morire. E cosi ci
fa morire di paura.
Continuiamo a produrre tutte le merci attuali a un ritmo crescente
avvalendoci di sole fonti rinnovabili? E le risorse (che già
scarseggiano) per continuare a produrre le suddette fonti rinnovabili e
quantità di merci sempre maggiori a livello mondiale, dove le
troviamo? Su Marte, sulla Luna, su Giove? Con quali costi? Con quali
Tempi? La soluzione reale, più veloce, economicamente conveniente,
ambientalmente sensata e dai risultati certi è diminuire drasticamente i
consui/sprechi energetici.
Una casa passiva è un'abitazione che garantisce il benessere termico
senza la necessità di un impianto di riscaldamento convenzionale
(termosifoni o altro). Viene definita passiva perchè le perdite
termiche della casa durante la stagione fredda sono compensate quasi
completamente dall'immagazzinamento passivo del calore del sole tramite
le finestre ( e un ottimo isolamento) e da quello generato al
l'interno dell'abitazione da elettrodomestici e dalle persone stesse
che ci vivono. Queste abitazioni possono essere costruite impiegando
qualsiasi materiale di costruzione ossia legno, mattoni o cemento
armato. L'energia necessaria a pareggiare il bilancio termico
dell'edificio è fornita solitamente da sistemi non convenzionali come
panneli solari o pompe di calore per riscaldare l'aria dell'impianto di
ventilazione controllata a recupero energetico.
E invece di inquinare l'atmosfera con gli inceneritori e distruggere
materiale utile o aumentare i volumi e il numero delle discariche,
sarà fondamentale aprire stabilimenti per il riciclo dei rifiuti
gestiti direttamente dalle amministrazioni comunali in cui impiegare
giovani e disoccupati (lavori finalmente e veramente socialmente
utili). Questi aspetti uniti a una radicale riduzione complessiva
di rifiuti e alla raccolta differenziata puntuale porta a porta,
risolverebbero alla radice l'annoso problema dei rifiuti. In questo
modo si registrerebbero risparmi economici molto elevati per la
collettività e per le amministrazioni e si creerebbero numerose
opportunità lavorative e di salvaguardia ambientale che nè gli
inceneritori nè le discariche sono in grado di fornire.
Se poi si utilizza una cucina economica si può risparmiare anche
sul gas per cucinare oltre che riscaldare l'acqua e gli ambienti
creando una sensazione gradevolissima rispetto ai termosifoni
tradizionali. Per non parlare del gusto dei cibi cotti su questa stufa.
Innanzitutto occorre fare una premessa, dura e cruda ma obbligata:
siamo virtualizzati, non sappiamo praticamente fare più nulla. Certo
non tutti, ma la stragrande maggioranza degli umani occidentali versa
in queste condizioni. E per "fare" intendiamo fare con le mani, con il
corpo, con i piedi, con l'astuzia, la forza, la manualità, la sapienza
tramandata, l'arte della sopravvivenza innata. Siamo
alla deriva, in balia delle correnti elettroniche dei nostri
megaschermi che ci trasportano in pieno oceano esistenziale dove a un
tratto ci accorgiamo di essere terribilmente soli, incapaci di nuotare e
dipendenti da tutto e da tutti. Ma cambiare rotta si può ed è più
facile di quanto possa sembrare a prima vista. Non siamo poi così
inetti. Provare per credere. Certo in questo modo siamo molto più
funzionali al mercato. Chi non sa fare nulla deve acquistare tutto. E
questo per una società fondata sui consumi in cui tutto viene venduto è
il massimo. Tuttavia uscire dal circolo vizioso che ci costringe a
lavorare sempre di più per poter acquistare sempre più merci è
possibile; il percorso che porta a una maggiore libertà di sperimentare
la vita dipende in gran parte solo da noi. Su la testa!
Sfatiamo un tabù che ci perseguita da sempre, quello per cui non si
può scegliere e non si può decidere della propria vita ma c'è sempre
qualcosa che c'e lo impedisce. Nella grandissima parte dei casi sono
gentili menzogne che raccontiamo a noi stessi o sentimenti di paura
rispetto a quello che ancora ci è sconosciuto. In realtà, sarebbe più
opportuno assumere un atteggiamento più positivo verso l
a vita e iniziare a smettere di lamentarsi o di imputare sempre a
qualcun altro la responsabilità delle nostre sventure (più o meno
reali): il lamento è infatti probabilmente lo sport nazionale più
praticato... ... Tutti poi ripetono il mantra per cui non si sa mai
cosa può succedere e di conseguenza accumulano, accumulano e ancora
accumulano. Un vezzo, diremmo, quasi preistorico, in funzione di
possibili futuri tempi di carestia. Qunidi, dietro al velo di paura e
alle scuse che adduciamo a noi stessi c'è ben poco di reale. Ciò che fa
paura è soprattutto nella nostra mente, nel martellante pensiero del
bisogno di "sicurezze". Sicurezza di arrivare alla pensione avendo
regalato la propria vita a qualcun altro che è prosperato sulle nostre
paure di vivere? La sicurezza di accumulare soldi e beni per i posteri?
La paura di morire (alla fine, di quello si tratta) impedisce di fatto
di vivere. Così si muore spiritualmente subito.
Sono sempre più coloro che si domandan dove è finita la sana e
smeplice scuola di una volta. Quella che ti permetteva di imparare
divertendoti coi toui compagni e non di gareggiare per prmeggiare sopra
i tuoi concorrenti.
Una vera scuola dovrebbe orientare i ragazzi alla solidarietà e alla
felicità per tutti sul pianeta. Il senso di giustizia, di equità e di
rispetto dell'altro e del'ambiente dovrebbero essere tra i requisiti
primari della pedagogia del nuovo millennio.
Va messa profondamente in discussione l'adorazione per gli
imprenditori che "creano occupazione". Secondo questa dinamica
qualsiasi attività intraprendano anche gli specultaori e gli
industriali più avidi è meritoria, basta che essa generi posti di
lavoro.
Perlomeno non nel mondo occidentale. In questa parte del globo non
ci sono alibi per chi vuole veramente reinventarsi un lavoro, salvo
situazioni limite. Al contrario delle persone costrette a vivere senza
speranza, e anche per colpa nostra, nelle baraccopoli di mezzo mondo,
qui la facoltà di cambiare ci è data. Non è necessario attendere le
vacanze per respirare una boccata di libertà o per recup
erare energie da immettere nell'inferno produttivo. Non serve
illudersi di essere vivi grazie all'ausilio di qualche droga o di
offuscanti litri di alcol. Le occasioni di ciò che Tolstoj chiamava
"vita vera" si presentano abitualmente, se sappiamo coglierle, e se non
le incontriamo le possiamo anche inventare di sana pianta. Le attività
utilizzabili ai finidel sostentamento e dell'espressione della
creatività umana sono tante quanti sono gli individui e forse
addirittura quante sono le doti che ogni persona ha nel suo bagaglio
culturale e psicofisico.
Erevamo un popolo di artigiani e contadini, con conoscenze e
capacità eccezionali, e siamo diventati un popolo di digitatori di
tastiere, perdendo progressivamente tutta la conoscenza, , la saggezza,
la capacità di attività di importanza vitale, bollandole come fossili
del passato.
La crisi, se possibile, ha messo ancor più in evidenza che non
mancano i soldi e le merci. Siamo sommersi dagli oggetti. Semplicemente
mancano soldi o merci da sprecare ancora di più. E' un pò quello che
avvine con l'energia. Non è che manchi o non ce ne sia abbastanza: essa
viene semplicemente e spensieratamente sprecata in quantità crescenti.
Il problema è che è proprio il superfluo ciò che si desidera e che
l'impossibilità di conseguirlo scatena la terribile astinenza da
spreco, una nevrosi sempre più diffusa a livello spciale ed
individuale.
La spiritualità è innanzi tutto indipendenza di pensiero, di
contemplazione e di azione nel rispetto dell'altro e, in secondo luogo,
attività concreta di costruzione di un mondo migliore in prima persona
e nella propria quotidianità.
Chi possiede danaro è danaro. Chi si identifica con le proprietà è
la proprietà, o la casa, o il mobilio. Similmente con le idee o con la
gente; quando vi è possesso, non vi è relazione. La maggior parte di
noi possiede perchè, se non possiede, non ha altro. Siamo gusci vuoti
se non possediamo, se non riempiamo la nostra vita di mobili, di
musica, di conoscenza, di questo e quello. E quel guscio f
a un sacco di rumore, e quel rumore lo chiamiamo vivere; e di ciò
siamo soddisfatti. Quando vi è rottura, quando ciò si frantuma, allora
vi è angoscia, perchè improvvisamente si scopre come siamo fatti: un
guscio vuoto senza molto significato. Esser consapevoli dell'intero
contenuto della relazione è azione, e in quell'azione vi è una
possibilità di relazione vera, la possibilità di scoprirne la grande
profondità, il grande significato, e di sapere cos'è l'amore.
Krishnamurti
Non ci sono maestri ai quali rivolgersi che possono vivere al posto nostro.
Krishnamurti rispondendo a una domanda ad hoc sul senso della vita
ha chiarito che: La vita ha un significato, un fine? Il vivere in se
stesso non è il proprio stesso fine, il proprio stesso significato?
Perchè siamo troppo insodisfatti della nostar vita, perchè la nostra
vita è troppo vuota, volgare, monotona, perchè continuiamo a fare
sempre la stessa cosa, per questo vogliamo qualcosa di più, q
ualcosa che vada oltre quanto stiamo facendo. Essendo tanto vuota,
sorda, priva di significato, fastidiosa, intollerabilmente stupida la
nostra vita quotidiana, affermiamo che la vita debba avere un
significato maggiore, ed ecco perchè Lei mi pone questa domanda. Senza
dubbio, chi ha una vita ricca, chi vede le cose quali sono ed è pago di
ciò che ha, non è confuso; ha la mente chiara, e pertanto non domanda
quale sia lo scopo della vita. Per lui, lo stesso vivere è inizio e
fine.
In sostanza, per dirla con Tolstoj: "Io pensavo un tempo che la
ragione fosse la principale qualità dell'animo umano. Era un errore e
io sicuramente lo sentivo. La ragione è solo lo strumento della
liberazione, della manifestazione dell'essenza dell'anima: L'amore".
La popolazione italiana si concentra per l'80% sul 5% del territorio nazionale, ossia le aree urbane.
Alcune persone protestano, s'impegnano ma non cambiano la propria
vita. Per fare un esempio pratico, se si va a una manifestazione contro
le basi militari statunitensi in Italia e si marcia tutta la giornata
scandendo slogan contro questa o quella istituzione politica o militare
nazionale o internazionale, ci sembra di fare una gran cosa e di
combattere con la nostra presenza e il nostro impegno l
'ingiustizia di uno strapotere strafottente, che genera una
situazione poco dignitosa per il nostro paese. E sicuramente c'è del
vero. Se però a fine giornata ce ne torniamo a casa passando prima
dallo sportello automatico della nostra banca (che magari finanzia il
commercio delle armi), poi facciamo la spesa al discount e la sera ci
dedichiamo a tv "sofficini" e Coca-Cola, è palese che il sistema che
condanniamo prospera sulle nostre condizioni, coscienti o meno che
siano. Il passaggio fondamentale da affrontare è quindi quello della
protesta ideale a una fase di cambiamento reale della propria vita, a
partire dalle scelte di tutti i giorni.
Secondo Legambiente e Istituto Nazionale di Urbanistica (INU), solo
in Italia, ogni giorno si cementificano 100 ettari di superficie
terrestre, ossia 1 milione di metri quadri, che in un anno fa 365
milioni. In Italia. Cfr. "Legambiente e INU lanciano il Centro di
ricerca sui consumi di suolo", comunicato stampa di Legambiente, 22
gennaio 2010. Solo nel periodo che va dal 1990 al 2005 è stata
edificata in Italia un'area pari al Lazio e all'Abruzzo messi assieme.
In un'intervista comparsa su l'avvenire nel maggio 2007 sempre il
filosofo francese afferma che "lo schermo rimpiazza l'orizzonete, e per
contro il nostro orizzonte è limitato allo schermo. Ci illudiamo di
vedere tutto e invece l'occhi scorge quasi nulla. (...) ormai stiamo
transitando dall'obiettività alla tele-obiettività".
Le Mag (Mutua AutoGestione) sono società cooperative che operano
nell'ambito dell'obiezione monetaria e della finanza critica. Sono
attive in varie città del Nord Italia e raccolgono fondi e risparmi per
finanziare progetti di economia solidale, cooperative e piccoli
produttori agricolo biologici, botteghe del commercio equo,
associazioni ambientali o di solidarietà sociale eccetera.
Un'idea si diffonde meglio se una persona la incarna. Quando la
vita stessa di un individuo diventa un messaggio, quel messaggio non
conosce ostacoli.