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mercoledì 7 maggio 2014

Estratti dal libro Sai baba parla del mondo e di Dio





più la persona è cosciente della sua divinità e di quella di colui che le sta di fronte, tanto più cordialmente gli va incontro. 

le mani che aiutuna sono sempre più Sante delle labbra che pregano, perchè le mani inoperose fanno della confessione delle labbra una confessione puramente informale.


 Hai delle difficoltà con il tuo partner? Hai delle difficoltà con i tuoi figli? Hai delle difficoltà con te stesso? Se è così, allora il tuo passato non è passato, ma vive nel tuo presente, continua a vivere in te.

 Il cambiamento decisivo per voi può avvenire solamente se non vi chiedete più di cosa avete bisogno voi, ma di cosa ha bisogno l'altro


 Immagina che davanti a un bambino venga messo tutto il cibo che consumerà durante la vita. Probabilmente ne rimarebbe sconcertato e non mangierebbe nulla. Opuure, immagina che a quel bambino venga detto tutto quello che dovrà compiere nella vita. Probabilmente sarebbe cos' scoraggiato che non farebbe più nulla.

 Chi pensa troppo non ha ancora trovato il vero contatto con il suo cuore.

 Io sono l'Avatar, l'incarnazione di Dio, Sathya Sai Baba. All'orecchio di più di una persona che non può ancora o che non deve ancora comprendere, quest'affermazione suona come un'arroganza. Invece non è proprio nulla di speciale: ogni persona è Dio. Ognuno è eletto. La sola differenza tra me e gli scettici sta nel fatto che Io so chi sono.

venerdì 3 gennaio 2014

Estratti dal libro "Il futuro è solo l'inizio" Bob Marley




Sapete, io non sono venuto a parlare agli adulti. Sono venuto a parlare ai bambini, che non hanno ancora sentito nulla. Diciamo che devo suonare, così quando il fratello grande compra il disco e lo porta a casa, i fratelli piccoli possono sentirlo. Non mi va di dire cose che i bambini non possano capire, perchè i bambini adesso sono la cosa più importante. Quello che puoi fare è educarli. Gli mostr l'uomo nero, l'uomo bianco, il cinese, tutti quanti. Sulla terra viviamo dentro un'unica coscienza. Certe persone credono di appartenere a un posto diverso da quello in cui sono nate, bè, non è così che funziona. Pensate ai movimenti come il Black Power: non concludono mai niente. Bisogna fare qualcosa di più radicale. Se le persone lottano contro di te, devi capire perchè lo fanno. Per questo, a volte, quando suono, ci sono delle persone bianche a sentirmi. Devo smetterla di chiamarle persone perchè così le metto in una gabbia. Sono I and I; Iand I. Un solo uomo forte.


Era saggio al di là dell'istruzione, al di là dell'informazione. La fonte di ciò che sapeva era la terra, per questo, a volte, si definiva prima di tutto un contadino, e in secondo luogo un cantante.


Quando le persone hanno pregiudizi, cacciano Dio dal mondo.
 
 
Mi vedi adesso? La prima cosa che devi sapere di me è che dico sempre quello che penso. La seconda cosa che devi sapere quando mi ascolti è che le parole sono molto ingannevoli. Dunque, quando sai quali sono le mie idee, quando ti spiego una cosa, non devi mai cercare di considerarla in modo diverso da come l'Ho detta.
 
 

domenica 14 luglio 2013

Pezzi tratti dal libro "Gli insegnamenti di Don Juan" Carlos Castaneda







"Il mondo di tutti i giorni non può più essere considerato qualcosa di personale, che esercita un potere su di noi, che può crearci o distruggerci, perchè il campo di battaglia dell'uomo non è la lotta con il mondo cicostante. Il suo campo di battaglia si trova al di là dell'orizzonte, in una regione inimmaginabile per la maggior parte degli uomini, una regione dove l'uomo cessa di essere uomo. Don Juan spiegò queste affermazioni dicendo che, dal punto di vista energetico, era indispensabile che gli uomini iniziassero a comprendere che l'unica cosa che conta è il loro incontro con l'infinito. Non riuscì a fornire una descrizione più semplice del termine infinito. Disse che era energeticamente irriducibile. Non si poteva ricorrere a una metafora per spiegarlo, nè si poteva farvi riferimento se non con termini vaghi come infinito."

"Ad esempio, mi mise in guardia sul fatto che il mio mondo quotidiano non fosse governato dalla mia percezione, ma dall'interpretazione della mia percezione."

"Libero dagli idealismi e dai falsi obiettivi, l'uomo ha come nica funzione quella di essere la forza guida di se stesso."

"E' tutto molto semplice da capire. La paura è il primo nemico naturale che un uomo deve superare lungo la strada verso la conoscenza. Inoltre, tu sei curioso e questo sistema le cose. Imparerai tuo malgrado: è la regola."

"Non ci sono aspetti positivi per quel che mi riguarda. Tutto quello che so è che ho paura". "Non c'è nulla di male ad avere paura. Quando siamo spaventati vediamo le cose sotto una luce diversa"

"...Non sei abituato a questa vita, per questo non fai caso ai segni (presagi). Sei una persona seria, ma la tua serietà è indirizzata a quello che fai, non a quello che succede all'esterno. Sei troppo concentrato su te stesso. E' quello il problema, e causa una fatica terribile". "Ma cos'altro si può fare Don Juan?" "Cerca e guarda le meraviglie che ti circondano. Ti stancherai di guardare solo te stesso.."

"Devi sempre tenerlo a mente, e se hai la sensazione di non doverla seguire, non sei tenuto a farlo a qualunque costo. Per avere una tale chiarezza di idee è necessario condurre una vita disciplinata. Solo così sarai in grado di capire che una strada è soltanto una strada, e che abbandonarla non è un affronto nè verso se stessi nè verso gli altri, se ce lo chiede il nostro cuore. Ma la decisione di proseguire su quella strada o di abbandonarla deve essere presa indipendentemente dalla paura o dall'ambizione. Ti avverto: osserva la strada da vicino e senza fretta, provala tutte le volte che lo ritieni necessario e poi rivolgi a te stesso, e a nessun altro, questa domanda: Questa strada ha un cuore? Le strade sono tutte uguali: non portano da nessuna parte. Alcune attraversano la boscaglia e altre vi si addentrano. Posso dire di aver percorso strade molto lunghe nella mia vita, ma non sono mai arrivato da nessuna parte. La domanda del mio benefattore ha un senso soltanto adesso. Questa strada ha un cuore? Se ce l'ha, è la strada giusta, se non ce l'ha, è inutile. Nessuna delle due porterà da qualche parte, ma una ha un cuore, l'altra non ce l'ha. Una rende il viaggio felice, e finchè la seguirai sarete una cosa sola. L'altra ti farà maledire la vita. Un ti fa sentire forte, l'altra ti indebolisce."

"Don Juan sintetizzò la giustificazione logica di tutte le sue conoscenze nell'affermazione che, per lui, la cosa più importante era trovare una strada che avesse un cuore e attraversarla in tutta la sua lunghezza. Con questa metafora intendeva dire che per lui l'identificazione con un'alternativa ragionevole era sufficiente, così come era sufficinete il semplice viaggio, perchè qualsiasi speranza di raggiungere una posizione permanente travalica i confini del suo sapere."

"La condizione di uomo di sapere non è permanente. Non si raggiunge mai la certezza di questo stato, anche una volta portate a termine le fasi prestabilite dell'apprendistato. E' sottinteso che lo scopo delle varie fasi è soltanto quello di mostrare come diventare un uomo di sapere. Quell'obiettivo, quindi, non viene mai raggiunto completamente e si inserisce in un processo continuo che comprende: l'idea che è necessario rinnovare l'impegno di diventare un uomo di sapere; l'idea della propria transitorietà; l'idea che sia necessario seguire la strada che ha un cuore."

sabato 6 luglio 2013

Estratti dal libro "Camminare" di Edwin Thoreau

 
Henry David vide in quel conflitto nient'altro che un atto di agressione ingiustificato, e per protesta rifiutò da quel momento in poi di pagare le tasse al governo di Washington. Per tutta risposta il governo lo fece arrestare e rinchiudere in prigione, ma lui accettò la pena con orgoglio e soddisfazione. Emerson, preoccupato, andò subito a fargli visita, e gli fu consentito di avvicinarsi ale sbarre della cella in cui era rinchiuso l'amico. Gli chiese " Dio mio, David che cosa ci fai lì dentro?". E lui rispose: " Dimmi tu, piuttosto, caro Waldo: che cosa ci fai là fuori?" 
Se sei pronto a lasciare il padre e la madre, e il fratello e la sorella, e la moglie e il figlio e gli amici, e a non rivederli mai più; se hai pagato i tuoi debiti, e fatto testamento, se hai sistemato i tuoi affari, e se sei un uomo libero, allora sei pronto a metterti in cammino.
se ne stanno nelle loro botteghe non solo l'intera mattinata, ma anche tutto il pomeriggio, magari seduti con le gambe accavallate, come fanno in molti - quasi che le gambe fossero fatte per sedervisi sopra e non per mettersi eretti o camminare... 
Mi allarmo quando, addentrandomi per un miglio in un bosco, mi accorgo di camminare con il corpo senza essere presente con lo spirito. Vorrei, nei miei vagabondaggi pomeridiani, dimenticare le occupazioni del mattino e gli obblighi sociali. Ma talvolta non è facile liberarsi delle cose del villaggio. Il pensiero di qualche lavoro si insinua nella mente e io non sono più dove si trova il mio corpo, sono al di fuori di me. Vorrei, nei miei vagabondaggi, far ritorno a me stesso. Perchè rimanere nei boschi se continuo a pensare a qualcosa di estraneo a quel che mi circonda? Difido di me stesso, e non posso non rabbrividire quando mi accorgo di ssere sino a tal punto coinvolto nelle faccende quotidiane, per utili che siano, e talvolta accade.
Ho visto staccionate a metà distrutte, con le estremità disperse nella prateria, e un qualche miserabile avaro verificare con un agrimensore i propri confini, mentre il cielo viveva ovunque intorno a lui, ed egli non vedeva gli angeli volteggiare, ma cercava un vecchio buco per piantare un palo in mezzo al paradiso. 
 E gli uomini ricercano pellegrinaggi, e i pellegrini terre sconosciute. G. Chaucer

lunedì 17 giugno 2013

Estratti dal libro "Il piccolo principe " di Antoine de saint-exupery



Quando voi gli parlate di un nuovo amico, mai si interessano alle cose essenziali. Non si domandano mai : " Qual'è il tono della sua voce? Quali sono i suoi giochi preferiti? Fa collezione di farfalle?"

 "E tu credi, tu, che i fiori..." "Ma no! Ma no! Non credo niente! Ho risposto una cosa qualsiasi. Mi occupo di cose serie, io!" Mi guardò stupefatto. "Di cose serie!" Mi vedeva col martello in mano, le dita nere di sugna, chinato su un oggetto che gli sembrava molto brutto. "Parli come i grandi!" Ne ebbi un pòdi vergogna. Ma, senza pietà, aggiunse: "Tu confondi tutto... tu mescoli tutto!" Era veramente irritato. Scuoteva al vento i suoi capelli dorati. "Io conosco un pianeta su cui c'è un signor Chermisi. Non ha mai respirato un fiore. Non ha mai guardato una stela. Non ha mai voluto bene a nessuno. Non fa altro che addizioni. E tutto il giorno ripete come te: " Io sono un uomo serio! Io sono un uomo serio!" e si gonfia di orgoglio. Ma non è un uomo, è un fungo!" "Che cosa?" "Un fungo!" Il piccolo principe adesso era bianco di collera. "Da migliaia di anni i fiori fabbricano le spine. Da migliaia di anni le pecore mangiano tuttavia i fiori. " E non è una cosa seria cercare di capire perchè i fiori si danno tanto da fare per fabbricarsi delle spine che non servono a niente? Non è importante la guerra fra le pecore e i fiori? Non è più serio e più importnate delle addizioni di un grosso signore rosso? E se io conosco un fiore unico al mondo, che non esiste da nessun altra parte, altro che nel mio pianeta, e che una piccola pecora può distruggere di colpo, così un mattino, senza rendersi conto di quello che fa, non è importante questo!" Arrossi, poi riprese: " Se qualcuno ama un fiore, di cui esiste un solo esemplare in milioni e milioni di stelle, questo basta a farlo felice quando lo guarda." E lui si dice: " il mio fiore è là in qualche luogo." "Ma se la pecora mangia il fiore, è come se per lui tutto a un tratto, tutte le stelle si spegnessero! E non è importante questo!" 

Disse la volpe."Ecco il mio segreto. E' molto semplice: non si vede bene che col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi". "L'essenziale è invisibile agli occhi", ripetè il piccolo principe, per ricordarselo. 

E capii quello che avevo cercato! Sollevai il secchio fino alle sue labbra. Bevette con gli occhi chiusi. Era dolce come una festa. Quest'acqua era ben altra cosa che un alimento. Era nata dalla marcia sotto le stelle, del canto della carrucola, dallo sforzo delle mie braccia. Faceva bene al cuore, come un dono. 

"Da te, gli uomini", disse il piccolo principe, "coltivano cinquemila rose nello stesso giardino... e non trovano quello che cercano..." "Non lo trovano", risposi. "E tuttavia quello che cercano potrebbe essere trovato in una sola rosa e in un pò d'acqua..." "Certo", risposi. " E il piccolo principe soggiunse: "Ma gli occhi sono ciechi. Bisogna cercare col cuore".

Giorgio Gaber - Mi fa male il mondo (versione completa) (video)

venerdì 31 maggio 2013

Estratti dal libro "Conversazione di un filosofo cristiano e un filosofo cinese sull'esistenza e la natura di Dio " Nicholas Malebranche








Scrive Chu Hsi: " Quando una certa cosa viene fatta, c'è in essa un particolare li. Per tutte le cose create nell'universo c'è in ciascuna di esse un li particolare" e " Quando si considera l'insieme di tutti gli esseri dell'universo non c'è che un solo li". Dunque li è la natura propria o ragion d'essere di ogni ente (paragonabile al suo archetipo o idea) e, insieme, l'ordine eterno che regola la totalità degli essero.

 La ragione che consultiamo quando rientriamo in noi stessi è una Ragione universale.


 Si tratterà infatti di mostrare che ciò che "affetta" le nostre menti, che le modifica, sono gli archetipi, i modelli immutabili ed eterni delle cose, le idee appunto, e non, come dettano l'apparenza e il senso comune, gli oggetti materiali. L'infinita gamma di idee e sensazioni che in infinite combinazioni ogni uomo sperimenta non ha la sua origine nè nella mente stessa (finita e perciò incapace di contare l'infinito), nè nella materia (che con la mente non ha alcun rapporto), ma nelle "idee". E Dio è il luogo delle idee, perchè solo la sua infinita essenza può racchidere l'infinità delle idee e le idee infinite, quale quella di estensione che ogni mente pensa con la massima chiarezza. Dunque solo le idee, ossia l'essenza stessa di Dio non absulute considerata, ma in quanto rappresentativa delle cose, "tocca" la mente umana, immediatamente unita al suo Creatore.

 La verità è indivisibile. non è capace di varietà; solo lei può costituire il punto di incontro fra gli spiriti.

 Voi siete infatti finito e gli attributi dell'infinito non sarebbero i suoi attributi, se una mente finita potesse comprenderli. Si può dimostrare che è così, ma non si può spiegare come ciò sia: si può provare solamente che deve essere incomprensibile e inspiegabile a tutte le menti finite.

 La più bella prova dell'esistenza di Dio, la più alta, la più consistente, la prima prova (...) è l'idea che abbiamo dell'infinito.
  
Occorre senz'altro giudicare la realtà delle idee da ciò che si vede che esse racchiudono.

 Per comprendere meglio tutto questo - la realtà è l'efficacia delle idee - è bene che riflettiate molto su due verità. La prima, che non si vedono gli oggetti in se stessi e che non si sente neppure il proprio corpo in se stesso, ma attraverso la sua idea. La seconda, che una stessa idea può toccarci con percezioni tutte differenti.

 E' infatti una proprietà dell'Essere infinito l'essere uno.






venerdì 24 maggio 2013

Estratti dal libro "Il codice della luce" Daniel Lumera

 
 
Chiesi al Sole: "Cosa sono i problemi?" "L'ombra è solo la testimonianza della luce". Mi rispose
 
E quello che ho compreso è che quella origine era sempre la stessa: l'amore... era quella l'energia dalla quale tutto nasce e dalla quale tutto si emana.
 Il solo immaginare la luce dentro se stessi produce benessere.
 
cercare di spiegare questi stati elevati di consapevolezza sarebbe come cercare di spiegare l'esistenza di Dio senza l'esperienza diretta. 
 
Il corpo è un mezzo affinchè la coscienza possa esprimersi, ma non è la coscienza. Quasi sempre l'essere umano vive identificandosi con esso, scambiando l'auto per il conducente. 
 
Normalmente pensiamo che la rabbia sia qualcosa di negativo, dimenticandoci che invece è una frequenza distorta dell'amore. Tutte le esperienze che facciamo, tutte le persone che incontriamo e le relazioni che iniziamo hanno questa funzione: farci integrare l'esprienza dell'unità, superando questa condizione di separazione che ci isola dal resto dell'universo come coscienza separata ed individuale. 
 
La felicità che si prova quando la propria coscienza sperimenta l'unità del piano solare, non ha niente a che fare con la felicità comunemente intesa perchè è una felicità esistenziale e non dipende da altro che dal fatto di esistere. Normalmente noi siamo felici se qualcosa va bene e infelici se qualcosa va amle: il nostro stato dipende dall'esterno, dal lavoro, dalle relazioni, dalle situazioni, dalle notizie che ci danno. Esiste tuttavia un altro tipo di felicità che non dipende da queste cose: questa è la nostra condizione naturale, dalla quale venimo, nostra per diritto di esistenza. 
 
La coscienza è il contenitore della consapevolezza, La consapevolezza deriva dell'esperienza. 
 
Il senso di ogni vera guarigione e di ogni vera soluzione non è quello di superare la malattia o di risolvere il problema, ma è la consapevolezza di essere una coscienza aldi là della malattia e del problema.
 
Un uomo più evoluto non è quello che al posto della clava ha il cellulare, ma quello che sa cosa sia l'amore, che conosce e porta la pace, che è capace di perdonare e di guardarsi allo specchio per cambiare ed ammettere i propri errori. 
 
Esiste un livello di espansione nel quale anche lìesigenza di cambaire il proprio codice è superflua perchè tutto appare perfetto così come è, senza luci nè ombre. In questa nuova coscienza si sperimenta la pace. Al di là delle nostre necessità personali esiste la gioia dell'esistenza. Al di là del desiderio di avere e di fare esiste la gioia dell'essere. Questo è il vero obiettivo della conoscenza.
 

martedì 21 maggio 2013

Diventare sé stessi, Mauro Scardovelli (Video)



Estratti dal libro "libro religioni del mondo" di Huston Smith


Abbiamo bisogno del coraggio come pure dell'inclinazione per consultare e trarre vantaggio dalle "tradizioni sapienzali dell'umanità".

Nel 1970 scrissi di un "mondo post-tradizionale". Oggi sono convinto che soltanto le tradizioni vive rendano possibile l'esistenza di un mondo. Robert Nelly Bellah

La terza considerazione è l'univeralità: ogni religione mescola principi universali con particolarismi locali. I primi, una volta fatti emergere e chiariti, parlano alla parte genericamente umana di noi tutti, laddove i secondi, ricche miscele di riti e leggende, non sono facilmente acessibili agli osservatori esterni.

Quando si passano al vaglio le religioni alla ricerca di queste verità, ne appare un volto diverso e più pulito. Diventano le tradizioni spaienzali del mondo. Vanno sempre più somigliando a banche dati che ospitano la più perfezionata saggezza della razza umana. Dato che questo testo si concentra proprio su queste riserve di pazienza, si sarebbe potutto anche intitolare: "Le grandi tradizoni sapienziali del mondo".

Infatti, che cosa vogliamo? E' facile dare una risposta semplice, non altrettanto fornirne una buona.

Quando però i desideri sfrenati divengono l'ambizione principale diventa impossibile soddisfarli. Questi beni, infatti, non costituiscono l'oggetto reale del proprio desiderio. E non si può avere mai abbastanza di quello che non si vuole veramnete. Nel linguaggio hindu: "Tentare di soddisfare il desiderio di richezza con il denaro è come cercare di spegnere un fuoco versandoci sopra del burro". An
che l'Occidente ne sa qualcosa. "La povertà consiste non nella diminuzione dei propri beni, ma nell'aumento della propria avidità", scrisse Platone, e Gregorio Nazianzeno, da buon teologo, avalla questa tesi aggiungendo: "Potreste anche procurarvi tutta la richezza di questo mondo, ne rimarebbe ancora latrettanta la cui mancanza vi renderebbe poveri". "Il successo è uno scopo senza un punto di sazietà", ha scritto recentemente uno psicologo, e un gruppo di sociologi che ha analizzato una città americana del Midwest ha riscontrato che "sia gli uomini d'affari che i lavoratori più umili, che sudano sette camicie per guadagnarsi lo stipendio, si tengono al passo con la assai più rapida crescita dei loro desideri individuali".

Nel lunghissimo periodo, infatti, l'induismo fa una distinzione familiare anche all'Occidente, quella tra età sul piano anagrafico, ma su quello psicologico uno potrebbe essere ancora infantile, mentre l'altro pienamento adulto. Per gli hindu la distinzione copre più vite...

Infatti, per quanto in un senso molto lato si possa contemplare una religione incentrata sul culto dell'io, la religione autentica comincia con la ricerca del senso e del significato al di là dell'egocentrismo. Essa rinuncia alle pretese finalistiche dell'ego. (...) Lo spostamento segna il primo grande passo nella religione in quanto produce la religione del dovere, che, dopo piacere e successo, n
ella prospettiva hindu rappresenta il terzo grande scopo nella vita. Il suo potere sugli individui maturi è incredibile. Innumerevoli persone hanno trasformato la volontà di ricevere in volontà di dare, la volontà di guadagnare in volontà di servire. Non per trionfare ma per fare del proprio meglio: comportarsi responsabilmente, qualsiasi sia il compito assegnato, è diventato il loro obiettivo primario.

al se umano è sottesa una riserva di essere che lo anima e che non muore mai, non si esaurisce mai e non ha limiti in termini di consapevolezza e di beatitudine. Tale centro infinito di ogni vita , questo se nascosto o Atman, non è altro che Brahman, la divinità. Fatto di corpo, personalità e Atman-Brahman, un se umano non è descritto in modo esauriente finchè non vengono messe a fuoco tutte e 3
le componenti. Se però questo è vero e davvero siamo infiniti nella nostra essenza, perchè ciò non emerge in tutta evidenza? Perchè non ci comportiamo di conseguenza? (...) La risposta, dicono gli Hindu, sta nella profondità a cui l'Eternità è sepolta, sotto la quasi impenetrabile massa di distrazioni, falsi presupposti e amor proprio istintivo che abbracciano la superficie del nostro se. Una lampada può essere coperta di polvere e sporcizia da oscurare completamente la luce che emette. Il problema che la vita pone al se dell'uomo è di purificare le scorie del proprio essere al punto he il suo centro infinito possa risplendere in piena luce.


Come ci si potrebbe sentire delusi per una sconfitta se si sperimentasse ugualmente come propria la gioia della vittoria altrui? Allo stesso modo, come potrebbe toccarci l'essere passati in una promozione, se riuscissimo a godere anche noi del successo ottenuto dal nostro rivale?

Rispetto ai bambini noi siamo maturi, ma rispetto ai santi siamo bambini.

Le upanisad parlano di una "conoscenza di Quello la cui conoscenza porta la conoscenza di tutto". Probabilmente qui "tutto" non implica un'onniscenza in senso letterale, ma con più probabilità si riferisce a un'intuizione che dischiude il senso di ogni cosa.

La parola yoga deriva dalla stessa radice dell'inglese yoke (e dall'italiano giogo), che veicola un duplice significato: Unire (accopiare) e sottoporre a un addestramento disciplinato (soggiogare, passare sotto il gioco). Nel vocabolo sanscrito sono presenti entrambe le connotazioni. Pertanto, in una definizione generale, yoga si riferisce a un metodo formativo, mirato a portare all'integrazione o all'unione.

Ciò che è peculiare all'induismo è l'attenzione che ha prestato all'identificazione dei tipi-base di personalità spirituale spirituale e alla disciplina che ha la maggiore probabilità di funzionare con ciascuna. Il risultato è il riconoscimento, che pervade tutta la religione, che sistono molteplici strade per raggiungere Dio e ciascuna richiede la propria particolare modalità di viaggio. In base
al calcolo hindu, i tipi-base di personalità spirituale ammontano a quattro. Alcune persone sono principalmente riflessive. Altre sono fondamentalmente emotive. Altre ancora sono essenzialmente attive. Infine alcuni sono inclini alla sperimentazione. Per ciascun tipo di personalità spirituale dell'induismo prescrive un tipo di yoga particolare, mirato a far tesoro del punto di forza specifico di ciascun tipo.

L'Atman (Il Dio interiore) deve traformarsi da concetto in consapevolezza. Per questo progetto viene proposta una serie di modi per riflettere. Per esempio, si può magari consigliare al discepolo di esaminare il linguaggio quotidiano e meditare sulle sue implicazioni. La parola " mio" implica sempre una distinzione tra il possessore e l'oggetto posseduto; quando parlo del mio libro o della mia giacca, non penso di essere tali cose. Ma parlo anche del mio corpo, della mia mente o della mia personalità, dimostrnado in un certo senso che mi considero separato anche da questi. Cos'è questo "sè" che possiede il mio corpo e la mia mente, ma non coincide con essi?

Il nostro termine "personalità" deriva dal latino persona, che originariamente si riferiva alla maschera indossata da un attore quando saliva sul palcoscenico per recitare, la maschera attraverso (per) cui faceva risuonare (sonare) la parte stessa. La maschera stava a indicare il ruolo, mentre dietro di essa l'attore rimaneva nascosto e anonimo, lontano dalle emozioni che rappresentava. La perfezi
one, dicono gli hindu, sta in questo, dal momento che i ruoli sono esattamente equivalenti alle nostre personalità, delle quali siamo temporaneamente investiti per quella che è la più grande delle tragicommedie, il dramma della vita, dove siamo al contempo co.autori e attori. Come una brava attrice dà il meglio di sè alla propria parte, così anche noi dovremmo recitare pienamente la nostra. Il nostro errore sta nel confondere la parte che ci è assegnata attualmente con ciò che siamo realmente. Il compito della yogini è correggere questa faòsa identificazione. Rivolgendo all'interno la propria consapevolezza, deve perforare i diversi strati della propria personalità, finchè, avendo inciso in tutti, non raggiunga l'attrice anonima, gioiosamente disinteressata che risiede al suo interno.

Tu sei colui di cui non c'è altro vedente, udente, pensante o agente.

Nasce così la storia dello yogi che, mentre sedeva in meditazione sulle rive del Gnage, vide cadere nell'acqua uno scorpione. Lo tirò fuori e ne ottene soltanto di essere punto. Lo scorpione ricadde subito nell'acqua; di nuovo lo yogi lo salvo e fu punto ancora. La sequenza si ripetè altre due volte, finchè un passante domandò allo yogi: " Perchè continui a salvare lo scorpione quando la sua sola forma di gratitudine è di pungerti?" Lo yogi rispose: "Pungere è nella natura degli scorpioni. Aiutare gli altri quando possono è nella natura degli yogi".

Le persone sono perennemente impegnate nel tentativo di impadronirsi della Realtà con le parole, ma finiscono poi per scoprire che il mistero deplora i loro discorsi e i loro balbettii sono inghiottiti dal silenzio. Il problema nonsta nel fatto che la nostra mente non è abbastanza brillante, ma è più profondo. La mente, intesa nel suo significato comune e ordinario, è il tipo di strumento sbagli
ato per quest'impresa e il risultato è quello che si otterebbe cercando di svuotare l'oceano con una rete o prendere al lazo il vento. La venerata preghiera di Sankara, il Tommaso d'Aquino dell'induismo, inizia con l'invocazione: "O tu al cui cospetto ogni parola tace". La mente umana si è evluta per facilitare la sopravvivenza del mondo naturale e si è adattata a gestire oggetti finiti. Dio, al contrario è infinito e appartiene a un ordine di realtà diverso da quello che il nostro cervello riesce a cogliere. Aspettarsi che la nostra mente circoscriva l'infinito è come chiedere a un cane di capire l'equazione di Einstein con il fiuto. L'analogia diventerebbe fuorviante se , spinta in una direzione diversa, insinuasse che non potremmo mai conoscere il Dio abissale. Gli yoga, come abbiamo visto, sono vie che sfociano proprio a questa consapevolezza. Eppure, la conoscenza a cui conducono trascende la conoscenza attinta dall'intelletto razionale, perchè si eleva all'oscurità profonda ma abbagliante della coscienza mistica.

Tommaso da Kempen: "Vi è un'incomparabile distanza tra le cose che gli uomini immaginano attraverso la regione naturale e quelle che gli uomini illuminati afferrano tramite la contemplazione."

Semina un pensiero e raccogli un'azione, semina un'azione e raccogli un'abitudine, semina un'abitudine e raccogli un carattere; semina un carattere e raccogli un destino.

Gli hindu hanno una concezione simile in testa quando parlano di maya. Il mondo si manifesta come la fente lo percepisce in stato di normalità, ma ciò non giustifica il pensiero che la realtà di per sè sia così. Un bombetto che veda il primo film in vita sua prenderà le immagini in movimento per oggetti reali, senza rendersi conto che il leone che riggisce dallo schermo viene proiettato da una ca
bina sul retro della sala cinematografica. Lo stesso vale per noi: il mondo che vediamo è condizionato, e in tal senso proiettato, dai nostri meccanismi percettivi. Per cambiare metafora, i nostri recettori sensoriali registrano soltanto una fascia ristretta di onde elettromagnetiche. Con l'ausilio di microscopi e altri amplificatori, possimao scoprire altre lunghezze d'onda, ma per conoscere la realtà di per sè dobbiamo coltivare la supercoscienza. In questo stato i nostri recettori cesserebbero di rifrangere, come un prisma, la luce pura dell'essere in uno spettro di mplteplicità. La realtà verebbe conosciuta come essa effettivamente è: una, infinita, incontaminata.

La verità è una sola; i saggi le danno nomi diversi.

domenica 19 maggio 2013

La teoria della Relatività è sbagliata



Il premio Nobel per la fisica Robert Laughlin, per esempio, nel suo recente libro Un universo diverso (2006), ammette alcune manifeste illogicità di fondo della teoria  della relatività generale. Egli infatti afferma testualmente: "Per colmo d'ironia, l'intuizione più brillante di Einstein, ovvero la teoria della relatività geneale, può essere riassunta nel concettualizzare lo spazio come un mezzo, mentre la sua premessa originaria era che tale mezzo non esistesse affatto. L'idea che lo spazio possa essere costituito da una sostanza mateiale di qualche tipo è in realtà molto antica e risale addirittura agli sotici greci, che l'avevano definita etere". Einstein ha quindi escluso l'esistenza dell'etere, ma per farlo è stato costretto a ricorrere a contraddizioni logiche che hanno letteralmente trasformato la fisica in filosofia.

Queste parole fanno eco a quanto già dichiarato sulla teoria della relatività dalla più grande mente matematica della storia, Nikola Tesla: "Una magnifica archittetura matematica di grande fascino, che rende le persone cieche sugli erori che sono alla base di questa teoria. Questa teoria è come un barbone vestito di porpora che individui ignoranti considerano un re, i suoi esponenti sono uomini brillanti, ma sono dei metafisici piuttosto che scienziati… Sono convinto che lo spazio non possa essere curvato, per la semplice ragione che esso non ha proprietà. Di proprietà noi possiamo parlare solo quando ci riferiamo alla materia che riempie lo spazio. Affermare che in presenza di grandi corpi lo spazio diventa incurvato è equivalente a stabilire che qualcosa agisce sul nulla. Mi rifiuto di credere a questa teoria. La supposta curvatura dello spazio è interamente impossibile. E anche se esistesse non spiegherebbe il moto dei corpi come li osserviamo. Solo l'esistenza di un campo di forza può spiegarlo e la sua assenzione dispensa la curvatura spaziale dall'esistere. Tutta la letturatura scientifica su questo oggetto è destinata all'oblio".

La visione dello spazio-tempo come una non-sostanza dotata di proprietà analoghe a quelle di una sostanza non è nè logica nè compatibile con i dati speimentali. Potremmo piuttosto considerarla un'ideologia, scaturita da vecchie battagle un merito alla correttezza della relatività. Robert Laughlin, Nobel per la fisica nel 1998

Marco Todeschini e la psicobiofisica





Marco Todeschini scienziato eclettico e geniale, nacque a Valsecca in provincia di Bergamo nel 1899. A quindici anni, incominciò a dedicarsi a studi ed esperimenti che durarono per oltre trent’anni. Nel 1921 si laureò a Torino in ingegneria ed in seguito si specializzò in diversi rami della fisica e della neurofisiologia. Divenne docente universitario e scrisse numerosi trattati che ben presto si diffusero in Italia e all’estero, riscuotendo anche il riconoscimento di famosi esponenti della cultura scientifica del tempo. Tra gli altri Enrico Fermi, Q. Majorana e l’ingegnere G. Marconi, con i quali collaborò ed altri insigni fisici stranieri come A.W. Heisenberg, C. Chain e N. Bohr.
Ma a parte la stima di quei pochi che riconobbero in lui il genio, Todeschini rimase sempre ai margini della comunità scientifica e ancora oggi i suoi testi non vengono studiati nelle facoltà universitarie di fisica. La sua opera venne costantemente osteggiata dagli accademici del tempo con un’atteggiamento antiscientifico e irrazionale, ma ciò non fermò il lavoro di Todeschini che senza preoccuparsene continuò i suoi studi. Fondò così grazie alle sue notevoli conoscenze in svariati campi della fisica, ingegneria e fisiologia una nuova scienza fisica, la cosidetta “psicobiofisica” per la quale, nonostante tutto, fu proposto per il premio Nobel per la fisica nel 1974.
Todeschini definì questa nuova scienza “la scienza unitaria del terzo millennio“, in quanto raggruppava insieme fisica, biologia e psicologia. Scopo della psicobiofisica era infatti l’unificazione in sé di tutte le leggi del creato, partendo dall’assunto che tutti i moti dell’universo, dall’infinitamente piccolo all’infinitamente grande, nascono da un etere universale in perenne moto vorticoso, in grado di influenzare sia la materia che tutti gli esseri viventi e il loro spirito.
 La psicobiofisica si compone di tre specifici settori tra loro interagenti:
1- una parte fisica, con la quale si dimostra che tutti i fenomeni naturali si identificano in particolari movimenti di spazio fluido o “etere”.
2- una parte biologica, con la quale si dimostra come i movimenti di spazio fluido, urtando contro i nostri organi di senso producano in essi degli impulsi elettrici, che arrivando al cervello suscitano nella psiche le sensazioni di luce, calore, suono, odore, elettricità, tatto, forza ecc.
3- una parte psichica – dove la psiche viene intesa come un atto di volontà che si serve del sistema nervoso come semplice strumento – che fornisce la dimostrazione scientifica dell’esistenza dell’anima umana, del mondo spirituale e di Dio.
Egli sostenne, come solo una teoria unificata che congiungesse il vivente al non vivente, fosse in grado di spiegare la reale struttura dell’universo, le sue finalità e il ruolo dell’umanità in esso. Dimostrò cioè come la separazione nelle varie branche della scienza, fosse alla base dell’ignoranza dell’uomo nei confronti della reale natura dell’universo e della vita in esso. Per comprovare la sua teoria, Todeschini effettuò esperimenti ed approntò strumenti che se ne avvalessero.

Fonte:


Sito dove potete trovare tutte le informazioni riguardanti Todeschini:

 "Dalle misurazioni effettuate giunse così alla conclusione che l'etere è un fluido che riempie tutto lo spazio con una densità 10 alla ventesima volte minore di quella dell'acqua e che i suoi movimenti sono all'origine di tutti i fenomeni fisici. Nella sua teoria unitaria spiegò per esempio il moto degli astri intorno alle proprie orbite con l'effetto di trascinamento prodotto dai vortici di etere (che lui definiva "spazio fluido"). Per Todeschini, quindi, il Sole è al centro di un campo rotante di spazio fluido che si muove suddiviso in strati concentrici, che hanno spessore costante e velocità decrescenti con l'aumentare del loro raggio."

Tratto dal libro  

"Scoperte scientifiche non autorizzate" di Marco Pizzuti

Estratti dal libro "Cambiare il mondo" Manitonquat




Dobbiamo chiedere a noi stessi e l'un l'altro: "Com'è una vita piena? Che cosa ti realizza? Cos'è che ti dà gioia? Sono sicuro che la maggior parte di noi vuole le stesse cose: pace, sicurezza, libertà dalla paura, vogliamo che i nostri bambini siano al sicuro, felici, sani, vogliamo poter amare e manifestare il nostro amore, stare con persone che ci sostengano e ci apprezzino, vogliamo poterci dedicarci a qualche attività creativa che ci assorba, vogliamo giocare e divertirci, e vogliamo essere circondati da un ambiente bello e sano e prendere dalla natura il nutrimento per le nostre anime.

fai quello che ami e ama quello che fai

Queste nuove tribù si aiutano a vicenda attraverso diverse reti intorno al mondo di cui quello dei Villaggi è soltanto uno. Quando il primo di essi ebbe inizio, gli ideatori capirono che gli esseri umani sono fondamentalmente tribali. Questo vuol dire che la loro umanità si esprime al meglio quando vivono vicino ai loro simili, condividendo i loro pensieri e sentomenti, le loro speranze e paure, e collaborano per il più alto benessere di tutti.

Alcuni grandi edifici sono destinati ai giovani che decidono di vivere insieme con altri coetanei. Una famiglia di adulti provvede ad assisterli nei loro bisogni, ma i ragazzi hanno il proprio Cerchio e decidono da soli la maggior parte di ciò che riguarda la vita. Gli adulti, naturalmente, stanno attenti alla loro salute e sicurezza, e li aiutano nei loro blocchi nei rapporti tra di loro o con altri adulti. Ma siamo sorpresi - forse sbalorditi è più appropriato - nell'apprendere che i ragazzi possono anche decidere da soli se e quando intraprendere la strada della propria educazione, andare o no a scuola ...

Ciò che veniva riconosciuto come universale e vero nelle vecchie religioni poteva essere onorato e incorporato, ma la nuova espressione aveva bisogno di non essere rigida, quanto piuttosto potersi evolvere e cambiare continuamente. Adesso che la nostra conoscenza si espande in nuove e più alte dimensioni di consapevolezza, anche gli esseri umani si evolvono e cambiano in continuazione, ancora più velocemente, con la nostra cresciente comprensione dell'Universo (...) Religione. Una parola che significa "rilegare", "legare di nuovo insieme".

"Ci sono, non dico dei comandamenti o dogmi, ma principi spirituali a cui tutti si attengono?" "NOn esattamente. Non in forma di credo o scritture che tutti sottoscrivono, ma si, suppongo che ci sentiamo tutti molto grati d'esser vivi, rispettosi verso l'intera esistenza, verso l'Universo, la Terra. Credo che siamo tutti d'accordo che gli esseri umani sono buoni, e che quando compiono qualcosa di male non è a motivo della loro natura, quanto piuttosto il risultato di alcune ferite ricevute. Siamo tutti d'accordo che alla base della nostra natura c'è l'amore che è il dono più grande che ci è stato elargito, e che la curiosità e l'abilità d'imparare, la voflia di giocare, di diverstirsi, di fare cose belle o utili e la creatività, sono anch'esse alla base della nostra natura. Sono questi alcuni dei valori che amiamo celebrare insieme".

Quanto più sono leggi e decreti, tanto più si moltiplicano ladri e briganti. Lao tse

"Uno dei primi fondatori", ci risponde, "era un nativo americano che seguiva le tradizioni del suo popolo. Ci spiegò che la loro non era una religione, non c'era un'organizzazione, una gerarchia, nè scritture: era un cammino spirituale, un modus vivendi, e ogni persona era guidata dalla sua relazione personale con lo spirito di tutta la Creazione. Egli dava importanza al fatto che le persone non devono imitare altre culture, anche se si può imparare qualcosa da ognuna di esse.

"Avete quindi sviluppato un sistema che provvede alla sicurezza assoluta per tutti... Lo chiamereste socialismo?"
"Siete veramente interessati ad una discussione teorica adesso?"
Ci sono diversi consensi entusiasti e così la guida continua.
"D'accordo, ci possiamo prendere qualche minuto per parlarne. Quelli che non sono interessati possono tranquillamente dare un occhiata in giro per gli uffici e fare domande. Socialismo. Bene, non userei questa etichetta, associata com'è a governi che hanno usato il potere per imporre la loro politica con la paura. Finchè l'economia è uno strumento nelle mani di grandi governi e grandi multinazionali, sarà sempre controllata dalla richezza, dai ricchi e dai potenti, sia che si chiami capitalismo, socialismo, democrazia repubblica o quant'altro. E i ricchi sono dediti a preservare il loro status quo, indottrinando la gente attraverso i mass-media, isolando le persone e assicurandosi la loro conformità, grazie alla fedeltà dei militari, della polizia e del sistema carcerario, per mantenere l'egemonia dello stato e dell'industria. Per sostenere questo sistema la gente è obbligata a lavori stancanti e stressanti e a volte a un secondo lavoro per poter comprare, comprare, comprare sempre di più e infine seppellire la bellezza della Terra sotto la spazzatura dell'inquinamento.

"La condivisione completa dei beni e dei guadagni funziona per tutti?"
"Una volta che ti rendi conto che non c'è scarsità di risorse, che non c'è niente che tu non possa avere di quello che vuoi, certamente non ti preoccupa condividerlo. Tutti si ricordano cosa voleva dire avere tante cose e volerne sempre di più. E, dopo averle ottenute ti davano sempre meno gioia. Troppa tensione e poco divertimento. Troppo isolamento e solitudine, poca intimità, comprensione e apprezzamento. Un prezzo troppo alto per oggetti che non ti servono davvero o di cui alla fine non 'timporta niente. All'inizio qualcuno dei villaggi usava il sistema lavoro credito come fanno nelle comunità di Twin Oaks o Walden due. Forse c'è ancora qualcuno che lo usa e per loro va bene. Ma noi siamo diventati impazienti con un sistema troppo commerciale che sembrava allontanarci da un'uguaglianza e vicinanza completa. Volevamo provare qualcosa di iù radicale. Chiudere con i soldi. Nei raduni Rainbow funziona. E' sifficiente credere che la nostra bontà umana e la condivisione non verrà mai a mancare. E che dovremmo divertirci di più. L'abbiamo fatto e continuiamo a farlo".

Poi aggiunge che è stato meraviglioso osservare come questi bambini si prendono davvero cura fra di loro, i più grandi che aiutano i più piccoli e li incoraggiano. Si domanda dove abbiamo imparato. "In realtà, è più una questione di non i mparare il modo di isolare e ferire della cultura dominante. Noi esseri umani siamo amorevoli e premerosi per natura, almeno finchè non veniamo minacciati e spaventati. Tutta la nostra cultura del Cerchio può essere compresa meglio guardando come cresciamo ed educhiamo i nostri bambini. Ciascuno di essi viene sempre stimato altamente in modo che non perda mail la completa stima in se stesso, la sicurezza e la gioia che possiede dalla nascita.

Abbiamo osservato che è la causa della maggior parte delle nstre malattie sociali. La prima volta che un bambino viene punito si creano 2 nuovi spaventosi sentimenti: primo, che esiste qualcosa come un nemico, qualcuno che ci può arrecare del male; secondo, che ci sia qualcosa di profondamente sbagliato in noi. Il mondo non è più sicuro e affidabile. Impariamo ad avere paura degli altri esseri umani.

"da quello che abbiamo ascoltato oggi, l'educazione sembra non essere obbligatoria..". "Infatti. L'educazione avviene tutto il tempo, perchè i bambini sono curiosi e amano imparare. Ma quando vengono mandati a scuola ciò che accade è che vengono rimpinzati di lezioni fino alla gola finchè non incominciano ad odiarla. Gli esseri umani sono intelliggenti e hanno menti brillanti, prima che la scuola cominci il suo processo intorpidente e li renda stupidi. Qui i bambini non sono obbligati a frequentare la scuola, ma la maggior parte di loro ci vanno volentieri tutti i giorni". "Deve essere proprio una bella scuola! Non come quella dove sono andato io!" "Vedi, quella è la loro scuola. sono loro a decidere quello che vogliono imparare ecosa fare, e noi provvediamo alle risorse necessarie. Ce ne occupiamo tutti insieme, come per tutto il resto nel Villaggio. I nostri insegnanti sono appassionati a quello che fanno e trasmettono questa passione anche ai ragazzi. Vogliono mostrare loro le meraviglie del Creato e stimolare i loro pensieri (...) La cosa principale è divertirsi, avere una scuola dove si ride e si gioca tanto e che sia un posto sicuro in cui i bambini possano esprimere i loro sentimenti e il loro pensiero. I bambini vogliono andarci perchè è lì che sono tutti i bambini e c'è azione. Nel mondo fuori l'educazione scolastica è noiosa: lezioni compiti a casa, interrogazioni, voti. Qui non lo è mai. La noia ti prende, piuttosto, quando non sei in classe mentre tutti gli altri bambini sono lì e ti chiedi cosa potrai mai fare tutto solo, e allora decidi di andare dove c'è il divertimento". " Ma come fate a evitare aule numerose e affollate? Avete così tanti inseganti?" "Tanti insegnanti si, perchè potenzialmente ogni persona lo è, anche al di fuori degli ambienti scolastici...


Ma cos'è importnate imparare per n essere umano? come fare le cose, come creare; è facile da insegnare, ma la cosa più importante è come scoprire il valore di sè e prendersi cura di sè, come sentirsi felice di vivere e di apprendere, come godere della compagnia degli altri, come amare.

Il pensiero di non sentirci a posto con noi stessi non è mai esatto, riguarda il nostro stress mai noi stessi.

Ciò che ci sta minacciando tutti quanti è dovuto a un'incomprensione spirituale. (...) Essere connessi spiritualmente non vuol dire tentare di convertire gli altri alla propria religione. Non abbiamo bisogno di una nuova religione che ci divida ulteriormente. Abbiamo bisogno di una comprensione spirituale che vada altre a tutte le religioni esistenti, che le rispetti tutte e che ci unisca tutti insieme, con i nostri bisogni, desideri e visioni.

In tutti questi anni di counseling, il tema più comune è che quasi nessuno dei miei clienti si sente vicino a qualcuno di cui fidarsi abbastanza da condividere i propri sentimenti più profondi, qualcuno da cui sentirsi amati completamente e incondizionatamente. C'è un vasto senso di isolamento e solitudine che prevale nella società di oggi.

Il nostro problema sono 10000 anni di violenza e avidità che hanno permeato tutte le nostre culture, le nostre istituzioni pubbliche e private, la nostra educazione e che ci dicono che le nostre uniche possibilità sono di conformarci o essere emarginati e isolati. Così ci rifugiamo nei diversivi che ci propina la società, leggendo, guardando film, la televisione, giocando con i videogames, facendo shopping, usando droghe, isolandoci ancora di più.

Più diventiamo autosufficienti, meno contribuiamo all'apparato militare e al business delle prigioni, all'ingiustizia di questa economia oppressiva che crea da una parte una richezza oscena e dall'altra una povertà indicibile e la distribuzione dell'ambiente col nostro consumismo

In che modo la nostra comunità cerca di cambiare il mondo? Prima di tutto cambiando noi stessi. Notando gli schemi di discriminazione di sesso, di età, di classe e altri comportamenti oppressivi che ci sono stati instillati, e sostenendoci l'un l'altro per liberarcene. Noi contraddiciamo l'alienazione della società tenendoci la mano aldilà delle barriere che ci separano e che c'impediscono di essere davvero vicini ed amarci.

Noi siamo perfetti nel profondo di noi stessi, adesso. Le cose che non amiamo di noi stessi, adesso, sono solo il risultato delle ferite, dei condizionamenti negativi che abbiamo ricevuto. E come ormai sappiamo, tutte queste cose possono essere lasciate andare. Si sono appiccicate a noi, ma non sono noi. Noi possiamo amare completamente noi stessi e odiare odiare i nostri modelli e comportamenti. Per accrescere questa attitudine amorevole, imparate a pensare ai vostri aspetti positivi. Imparate l'auto.apprezzamento e praticatelo con regolarità. La seconda cosa da realizzare è che ogni persona che conoscete è perfetta come voi e le cose che non vi piacciono di essa sono soltanto le sue strutture, che non è la persona in se stessa a risultarvi non gradita, piuttosto è il risultato degli innumerevoli modi in cui è stata ferita. Potete amarla completamente e odiare i suoi schemi. Per migliorare questa attitudine cominciate a notare tutte le qualità delle persone che conoscete ed esprimete apertamente il vostro apprezzamento. Ricordatevi che quando le persone si relazionano a voi fanno sola una di queste due cose: o vi mostrano il loro amore o vi mostrano come sono state ferite.

sabato 11 maggio 2013

Estratti dal libro "Oltre l'umano Gustavo Adolfo Rol" di G. di Simione





A 24 anni scrive, quasi a se stesso: " Oggi, 28 luglio 1927, la mia ricerca è finita. Ho scoperto la legge che lega le vibrazioni del colore verde a quelle sonore della nota sol e a particolari vibrazioni termiche: il segreto della coscienza sublime...". (...) la "coscienza sublime" è una tappa avanzata sulla strada della conoscenza dell'anima, oltre quella sfera dell'istinto esplrata da Freud.

In parole  semplici  come spiegava Rol il fenomeno? Affermava  che era un prodotto dell'armonia, cioè che egli "armonizzava" le possibilità.

L'oratore si sofferma quindi sugli altri più o meno strabilianti fenomeni del suo amico: la pittura al buio (una specie di "pittura medianica" a comando), il viaggio nel passato e nel futuro, attuato anche da parte dei presenti all'eserimento... Ma qui il discorso si fa più complesso e, diremmo, ingarbugliato: si parla di una "funzione antenato" che può marcare l'individuo con riferimento alla "cellula biologica trascendentale prevalente" (storicismo della "funzione" degli oggetti, che "permane". Tale funzione è l' "essere" dell'oggetto, quindi la si può chiamare spirito dell'oggetto. Così per gli animali, le piante, l'uomo!).
Ed ecco che si enuncia la personalissima teoria del dottor Rol sullo "spirito intelligente" dell'uomo ... Ne trascriviamo integralmente la spiegazione, come riportata dall'avvocato Rapelli: "... Lo "spirito intelligente" dell'uomo non è l'anima. Forse ne è lontanamente un riverbero, ma non è l'anima. L'anima è qualcosa di cmpletamente diverso, d'infinitamente superiore. L' anima è la parte, il soffio divino che viene instillato nell'uomo, che quando egli muore si libera e torna a Dio. Lo "spirito intelligente" dell'uomo rimane invece sulla Terra, perchè? A prova e riprova dell'esistenza e inconsumabilità di Dio e delle cose da Lui create ... Lo spirito intelligente è ...  quel complesso di abitudini: il nostro modo di pensare, la sensibilità, l'attaggiamento morale, l'elevazione spirituale; insomma tutto quello che noi siamo...".

probabilmente è per questa sua convinzione che Rol ripeteva spesso una frase avuta per scrittura auutomatica (forse dalla sua guida): "Dobbiamo lasciare all'umanità sofferente la speranza  eterna che in questi terribili fenomeni ci sia della mistificazione".

Vorrei soltanto - giacchè è molto importante - sofffermarmi ancora un attimo sui semplici esperimenti che sono riuscito a compiere da solo, una volta tornato a Napoli. A  volte, durante l'arco delle 70 prove tentate, sentivo un brivido percorrermi la spina dorsale: ero allora certo che il fenomeno fosse avvenuto! E questo m ricordava il famoso "risveglio della Kundalini", la misteriosa energia che risiederebbe in alcuni chacra dello schema energetico sottile indù, mediante il quale si realizzerebbero fenomeni paranormali.

La tecnica
Per prima cosa Gustavo tentò (e soltanto un tentativo poteva purtroppo fare!) di farmi capire lo schema "tecnico" che era l'asse portante dei suoi fenomeni, delle sue enormi possibilità. Cercherò di riferirlo con parole mie - naturalmente ricordando le sue - , dato che ne è scritto.ù Il primo elemento importante era la "visualizzazione" del colore verde, identico a quello dell'iride, della meraviglia dell'arcobaleno. Il secondo elemento che si doveva contemporaneamente e intensamente pensare, quasi materializzandolo n se stessi, era la quinta nota SOL anzi era un suono bitonale: DO-SOL. Allo stesso tempo era necessario suscitre la ensazione del calore... L'incorporazione-assimilazione della "tecnica" andava fatta su base "armonica universale", e qui, mi rendo conto, è veremente molto più difficile percepire ciò che realmente intendesse Gustavo, ma sono anche convinto che ognuno possiede interiormente la chiave "magca" per arrivarci.

Per qunato riguarda invece i miei esperimenti, voglia credermi, Caro ed Egregio Amico, è solamente attraverso una pratica intuitiva che si può giungere a comprendere e a realizzare quei fenomeni che a nessuno è dato insegnare o apprendere pedagogicamente. Trovo giusto, legittimo e onesto il Suo desiderio di ricorrere a metodi puramente obiettivi e scientifici e mi auguro che se la cosa è possibile sia per lei quella la chiave che Le dischiuda la porta di un così ermetico forziere.

La scienza è un meraviglioso tentativo: dovereso affrontarlo a costo di qualunque sacrificio, ma attenzione! Ben presto la scienza è fredda e in antitesi con la Material Spirituale che anima tutto il "meraviglioso" che c'è in noi e fuori di noi. Di qui la grande speranza che poi altro non è che l'anticipazione della certezza: tutto ci appartiene alla condizione di saperlo riconoscere - (non discernere) - perchè la verità non ha alternitive di sorta nè consente alcun compromesso...

Leggo che lei vuol sapere cosa si deve intendere per quinta armoniaca. Ho avuto occasione di chiederglielo e mi ha risposto che è l'intervallo fra una nota e quella che pccupa il sets posto dopo di essa, cioè dopo 5 salti ..

"Gli scettici sono degli infelici", ha sovente detto Gustavo Rol. Personalmente credo che, sulla Terra, proprio perchè è la patria della non sicurezza, anche i convinti (o "credenti") abbiano la loro quota-parte d'infelicità. D'altro canto  gli "scettici" andrebebro analizzati nel profondo, se non addirittura psicoanalizzati. Gli scettici, che non nutrono nemmeno una briciola di dubbio, sono più infelici degli altri, perchè anche una minima parvenza di dubbio rappresenta almeno un primo passo sulla via della vera comprensione e della vera Conoscenza. In questo senso, chi non ha effettivamente nessun dubbio, perchè è confinato nella più totale negazione, si pone nell'immenso gruppo degli indifferenti. Lord Byron ha parlato di "bigottismo dello scetticismo", e in effetti è così. Gli scettici a oltranza, senta ritorno, hanno il culto del loro scetticismo, ne sono quindi "bigotti"!

Ognuno deve seguire le sue propensioni e decidere, con le sue capacità mentali (se ne ha), se credere o non credere a certe cose a certi eventi; o, meglio, se accettarli o meno.

A fenomeno avvenuto il messaggio dirà : "... Non vi sono limiti alle possibilità umane. Alla condizione, però, che esse non intervengano a sottrarre alla vita quel carattere di unica, insostituibile, meravigliosa anche se travagliatissima prova che è la vita stessa. I sensi rappresentano un mezzo di eccezionale misura onde conoscere le meravigliose possibilità che Dio offre di se stesso all'uomo. Possibilità che nello stesso tempo formano quella trappola mortale che i sensi stessi rappresentano. I sensi, inoltre, sono una modestissima anticipazione di tutte le infinite meraviglie riservate all'uomo per estrinsecazione che Dio stesso rivela nel suo costante desiderio e diritto di affermarsi. A quelle meraviglie l'uomo accede nel perfezionarsi non soltanto in questa vita, potrebbe non essere la prima. Se l'errore è compatito, spesso giustificato, ma non sempre assolto, è puro gesto di misericordia divina rigettarlo e anche punirlo, in quanto nella punizione stessa è insito il desiderio di offrire all'uomo la possibilità di redimersi, quindi di avvicinarsi maggiormente alla stupenda perfezione che Dio è. Quale padre amorosisissimo Egli non solo non abbandona nessuno, ma tutti aiuta, anche gli indegni e anche i reprobi, nel castigarli. Correggere non è punire, bensì aiutare a liberarsi da tutto ciò che tiene il malato lungi dalla fonte che gli dona la vita. Se l'errore non è perseveranza diabolica altro non può essere che diritto alla conoscenza. E' beninteso però che nessun diritto può giustificare il perseverare nell'errore stesso, quand'anche l'uomo sappia, in un raptus intellettivo, considerare l'errore un mezzo orrendo altrettanto quanto nobile. Con queste parole ho inteso qui rivelare il perchè dell'errore stesso, della necessità di non ripeterlo e della possibilità etica che Dio lo consenta. Oggi, 25 settembre 1975".

Come lui stesso diceva spesso, il suo fare oltre la realtà comune era uno spiraglio sull'immensità di Dio, oltre che sull'infinita potenzialità dell'essere umano.

Ad esempio, sia don Juan che Rol erano estreamente restii a rispondere alle domande e al desiderio di sapere dei loro interlocutori. Castaneda in uno dei suoi primi incontri con lui - quando ancora non conosceva le sue straordinarie possibilità sciamaniche nè sapeva chi fosse veramente - gli aveva chiesto informazioni sul peyote, un cactus allucinogeno in grado di provocare stati alterati di coscienza:
"Volete insegnarmi qualcosa del peyote, don Juan?"
"Perchè vuoi imparare questo genere di cose?"
"davvero vorrei sapere qualcosa a proposito del peyote. Voler sapere non è già di per se una buona ragione?"
"No! Devi cercare nel tuo cuore e scoprire perchè un giovane come te vuole accingersi a questo compito di apprendimento."
"E voi perchè lo avete imparato, don Juan?"
"Perchè  lo chiedi?"
"Forse abbiamo entrambi le medesime ragioni."
"Ne dubit. Io sono un indiano. Non abbiamo seguito le stesse strade."
"La sola ragione che ho è che voglio imparare sul peyote, semplicemente sapere. Ma vi assicuro, don Juan, le mie intenzioni non sono cattive. "
"Ti credo. Ti ho fiutato."
"Come sarebbe a dire?"
"Lascia perdere. Conosco le tue intenzioni."
"Intendete dire che avete visto dentro di me?"
"Puoi metterla così."
"Mi insegnate allora?"
"No!"
"E' perchè non sono un indiano'"
"No" E' perchè non conosci il tuo cuore. Ciè che importa è che tu sappia esattamente perchè vuoi accingerti a questo".

Idries Shah ha scritto: "Non appena Colui che cerca conquista un qualche grado di comprensione nel vero processo dell'esistenza smette di porre domande che inizialmente sembravano così urgenti e importnati per il quadro complessivo".

giovedì 2 maggio 2013

Estratti dal libro " Il Perdono" di Daniel Lumera



Perdonare è liberare un prigioniero e scoprire che quel prigioniero eri tu. Sacre Scritture

Se ci osserviamo bene possiamo scoprire che l'orine di tutti i conflitti risiede nella percezione di essere degli individui separati dal resto ed il perdono è il processo mediante il quale avviane l'integrazione di questa frattura interiore. Le varie fasi conducono la persona attraverso un percorso intimo nel corso del quale diviene consapevole dei propri conflitti e impara a riconoscerli come opportunità per evolversi, come mezzi e non come ostacoli.

Il perdono può essere concesso a patto che si dia a se stessi il permesso di tornare ad essere felici e liberi dall'odio.

 Il perdono si esprime mediante la volontà di lasciare andare ciò che appesantisce il cuore. Senza volontà non c'è perdono.

 La vita è troppo breve per farsi limitare dalle considerazioni altrui, soprattutto se queste precludono un'esperienza così bella, semplice e potente come quella del perdono. Il vero coraggio consiste a volte nell'andare al di là di questi giudizi e comprendere che si tratta solo delle nostre resistenze interiori.

 le ombre sono potenti opportunità per evolvere e crescere.

 Quando qualcuno compie un errore si può ricorrere alla punizione per correggerlo (nel caso si ritenga che ci sia una colpa, cioè che la persona che ha commesso l'errore sia colpevole), oppure si può considerare che ha sbagliato per ignoranza (mancanza di conoscenza) e fornire i mezzi alla persona per correggere l'errore. La nostra società è basata sulla punizione: chi sbaglia paga. Spesso ci dimentichiamo però che chi ha sbagliato probabilmente non ha capito qualcosa e ha necessità invece di comprendere cosa non funziona: ha necessità di essere consapevole del proprio errore. Se si considera la persona inconsapevole, allora si cercherà di fornirle i mezzi per essere consapevole.

 Perdonarsi vuol dire accettarsi. Accettarsi vuol dire lasciare andare le energie bloccate (risentimenti, odio, rancore, vendetta, collera, giudizio). Lasciare andare vuol dire aprire uno spazio per accogliere la consapevolezza, che ci permette di avere accesso al nostro mondo interiore e di accettare gli altri incondizionatamente. Questo è l'inizio.

 Quando reagiamo in preda all'ira o alla rabbia o al risentimento, il prodotto delle nostre azioni crea lacerazioni, fratture e ferite profonde, sia in noi che nell'altra persona.(...) Se una persona ti altera, è necessario che tu riesca a trascendere il piano conflittuale.(...)Se riusciremo ad andare veramente e con onestà al di là del piano duale dove gli opposti sono in contrasto, avremo acnhe le risorse necessarie per cambiare la situazione.

 La ricerca, fino a quando esiste una meta, è polare, crea cioè una distanza dall'obiettivo che si vuole raggiungere: darà vita a un'idea che tenterà di sostituirsi all'esperienza diretta. L'esperienza dell'unione a cui ci porta il perdono non è una meta, nè tanto meno una stazione su cui fermarsi; è piuttosto un modo di essere.

 Qual'è il senso della frattura percettiva che viviamo? Se ci fermassimo un istante a percepire la realtà, di qualunque realtà si tratti, subito si evidenzierebbe una polarità. Cerchiamo di provare a pensare sinceramente come utilizzare questa polarità per crescere ed evolverci. Non è forse essa il nostro parametro di misura, di giudizio e di valutazione? Attraverso essa ci si muove e si fa esperienza, ci si motiva e si trovano nuovi stimoli. Non è forse per raggiungere la conoscenza che milioni di persone intraprendono un percorso interiore? Ecco che la polarità conoscenza/ignoranza viene utilizzata come espediente evolutivo. Non c'è niente di sbagliato nella polarità o nella frattura in se stessa. Dipende da come noi la percepiamo e utilizziamo. Siamo assoulutamente liberi di fare e di essere ciò che più ci piace.

 Il senso della polarità consiste nell'andare al di là di essa per sperimentare la felicità dell'essere. 

 Tutto quello che si deve desiderare è semplicemente donare, donare ogni cosa, ogni polarità, sia essa gioia o dolore, odio o amore. Quando questo dono diviene assoluto, porta al di là degli opposti, poichè esiste oltre gli opposti.

 La prima responsabilità che ah un essere umano è quella di trovare la felicità dentro se stsesso, per poi poter essere in grado di donarla all'esterno. Non possiamo dare ciò che non abbiamo

 Considera l'affermazione "quello mi ha fatto arrabbiare". Cosa contine questa frase e quale punto di vista esprime? Esiste un tizio che ha fatto qualcosa che mi ha fatto arrabbiare. La mia rabbia dipende dunque da un fattore esterno, da qualcuno che pare abbia il potere di farmi arrabbiare. Riassumendo: là fuori nel mondo c'è qualcuno che ha il potere su ciò che provi, capace di determinare una tua emozione.(...) Ecco il seme del conflitto. Adesso proviamo a vedere la stessa cosa da un differente punto di vista, applicando il principio della responsabilità e della proiezione. Che cosa cambia? Cambio io, la consapevolezza che ho di me e il potere che ho sulla realtà che creo. Se considero che sono assolutamente responsabile di ciò che sento allora per un istante smetto di concentrare la mia attenzione sull'altra persona e mi focalizzo dentro di me, iniziando a percepire dove nel corpo sento la rabbia. In questo preciso istante tolgo all'altra persona il potere sulle mie emozioni e cerco questa origine in me, per cambiarla e trsformarla, in modo da poter affrontare nella migliore la situazione esterna. (...) Ecco il seme della pace.

 Attraverso il principio della proiezione riconosco che la persona che mi sta facendo arrabbiare è solo uno specchio, una parte di me che mi sta offrendo la possibilità di conoscermi e migliorarmi. Che grande opportunità. Questo non vuol dire che non devo assolutamente arrabbiarmi, ma che ho una nuova possibilità di vivere le cose. A volte arrabiarsi fa bene, perchè permette di sfogare un'energia altrimenti repressa. Ma arrabbiarsi consapevolmente è meglio, per il semplice fatto che ammetto la piena responsabilità di ciò che provo; vedo con chiarezza nell'altra persona solo uno specchio, una opportunità per migliorarmi e decido liberamente di arrabbiarmi.

 Da cosa è spinta la gente a fare ciò che fa? Quanta gente fa ciò che compie per paura e non per amore. In realtà, scavando nel profondo del tuo animo, quante cose fai per paura? Quando cammino per la strada a volte guardo le persone e mi domando perchè fanno ciò che fanno. Quante persone fanno sport per paura di invecchiare o di ammalarsi, quante donne si truccano per paura di essere brutte, quanti individui stanno in coppia per paura di stare soli e non per vero amore. Quante eprsone lavorano per paura di non poter mangiare e quante lavorano per paura di perdere il lavoro. E' libertà questa? Trovami una persona che fa qualsiasi cosa solo per amore. Questa persona è libera e non è possibile manipolarla in alcun modo. Le sue azioni dipendono dall'amore che sente e non dalla paura di perdere qualcosa...

 Un ricercatore trova la sua dimensione autentica quando scopre come trovare costantemente.

 Avere consapevolezza vuol dire anche essere in grado di cambiare la struttura mentale, emozionale, vitale e fisica.

 Un detto taoista recita:"Il saggio lavora su di sè e il mondo cambia. Si conosce e le persone si illuminano, si eleva e vede tutto il mondo illuminato."

 Il conflitto fra le persone nasce quando uno dei due punti di vista pretende di essere l'unico corretto in maniera assoluta. Si perde cioè la fluidità e avviene una cristallizzazione che causa la pretesa di avere ragione: ecco l'origine del conflitto.

 Questa è una tipica visione geocentrica della conoscenza: la lotta tra bene e male. L'ego (o l'impulso egoico), secondo queste correnti di pensiero, è qualcosa di sbagliato, da combattere, da rifiutare. Si origina quindi nella persona una lotta tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, o fra ciò che è vero e ciò che è falso. Questa attitudine crea una frattura interiore profonda: l'individuo inizia a lottare contro una parte sdi se stessa. Potrebbe scegliere di amare e comprendere questa parte, ma sceglie di farle la guerra, per affermare il proprio potere.

 è più importante essere in grado di raggiungere una verità o saperla vivere costantemente?

 Noi non siamo qui per decidere cosa sia giusto o sbagliato.

 La relazione con le proprie malattie è qualcosa che coinvolge la persona sotto tutti i piani e aspetti: quello fisico, quello vitale, quello emozionale, quello mentale, quello causale e quello spirituale. Il senso del perdono di una malattia non va ricercato nella guarigione, che può manifestarsi come effetto collaterale, ma nella consapevolezza che si manifesta nella persona. 


martedì 30 aprile 2013

Estratti dall'opuscolo: "L'età del petrolio" di Los Amigos de Ludd







Tutto il periodo, non bisogna scordarlo, è inoltre dominato dall'idea e dalla strategia della Rivelazione Verde, vergognosa forma di colonizzazione, per cui interi Paesi di Africa, Asia e Centramerica vengono introdotti ai metodi e alle pratiche dell'agricoltura industriale, rendendo le piccole economie contadine sempre più dipendenti dalla motorizzazione e dalle industrie petrolchimiche. Nell'opulento Occidente, la guerra silenziosa del petrolio aveva conquistato la vita quotidiana dei suoi abitanti, immergendoli in ogni tipo di derivati del petrolio e rendendoli schiavi delle loro automobili.

...l'intera scienza posta al servizio della grande impresa capitalista si trasforma in scienza sovversiva e minaccia di distruggere il suo stesso oggetto di studio.

...l'applicazione del petrolio nella società moderna ha decretato la grande consegna, la grande delega, da parte delle popolazioni della loro capacità di decisione nelle mani di determinate oligarchie e strutture tecniche, reti di trasposrto, comunicazione e scambio.

Non parliamo poi di una guerra per il petrolio ma di una guerra del petrolio, in cui la questione del controllo per una risorsa fisica passa in secondo piano e si tratta piuttosto di proteggere i nuovi meccanismi internazionali di accumulazione di capitale (speculazione finanziaria, mercati di futures e di valute, industria delle armi...).

Ma tra i due tipi di analisi si inserisce una disgiuntiva: o guerra delle risorse, come segno di vulnerabilità e ansia da parte delle grandi potenze, in vista di una futura scarsità degli idrocarburi, o un'abbondanza ben controllata, cinicamente amministrata mediante l'estensione della guerra distruttiva laddove si consideri necessario. La prima opzione piacerà alla sinistra generica, desiderosa
di vedere come i giganti imperialisti si muovono con piedi d'argilla sulla scena internazionale , mentre il loro sistema del crimine organizzato accellera il caos dell'economia mondiale che precipita. La seconda opzione, meno diffusa tra i settori considerati critici, relativizza la presunta debolezza dell'imperialismo economico, mentre l'accordo di cartello su uno dei suoi principali elementi di sostegno come il petrolio porta al rafforzamento del dominio monopolistico, un dominio che non conosce quasi rivali e dove la guerra è allo stesso tempo mezzo e fine dell'attuale dinamica dell'accumulazione di capitale... ... E' possibile ammettere che la guera del petrolio sia oggi un meccanismo normalizzatore o regolatore dell'andamento dell'economia mondiale, e non un elemento pertubatore o di crisi.

La tranquillità sociale raggiunta in Occidente si basa in gran parte sull'espansione di un'economia interna che sarebbe impossibile senza avere a disposizione una rete di trasporto motorizzato come quella che abbiamo. Sebbene sia impossibile ignorare tutto questo, raramente se ne traggono le dovute conseguenze. In un libretto recente, L'imperialismo dell'auto: auto + petrolio = guerra (milano 200
4), hOsea Jaffe, dopo aver sfatato alcuni luoghi comuni sulla relazione tra automobile, petrolio, disastro ecologico e guerra internazionale, arrivava a suggerire che : " Negli anni a venire scollegarsi dal complesso industriale petrolio-automobile sarà allo stesso tempo necessario e rivoluzionario"... ... riconosce che la preoccupazione di sostituire la vecchia automobile a abenzina con la macchina elettrica o di altro tipo sarà frustrata dalla scarsità di risorse che colpirà il mondo.

Pertanto il modo di vita dell'americano di ogggi è basato non solo sul trasporto a motere ma sulla religione della macchina, e i sacrifici che le persone sono disposte a fare per questa religione superano i limiti della critica razionale. Forse l'unica cosa che potrebbe far tornare la ragione agli americani sarebbe una chiara dimostrazione del fatto che il loro progetto di autostrade, alla fine, spazzerà via proprio quello spazio di libertà che la macchina privata prometteva di concedere loro.

Ma la questione vitale sta nel domandarsi sta nel domandarsi se l'automobilità motorizzata sia qualcosa di diverso da una necessità indotta, con un prezzo incalcolabile. E' comico che la macchina sia chiamata "automobile", quando di tutti i mezzi di trasporto della storia umana forse è la meno dotata di autonomia. In effetti, la cosidetta automobile, come mero artefatto, si inserisce in un ord
ine tecnico ed economico che ha bosogno di mobilitare incredibili forze materiali, politiche, ingegneristiche, legislative ecc., per poter circolare su una strada. La sua capacità di movimento autonomo è una finzione che ha avuto bisogno di trasformare il mondo, farlo a sua misura, per risultare credibile.